Alcuni
modelli concettuali di curricolo
I curricoli sono “prodotti sociali”, legati
a una specifica cultura, storia ed economia. La scelta della
tipologia del curricolo è influenzata da un giudizio di valore
determinato dal contesto sociale; il processo educativo è infatti
fortemente condizionato e finalizzato alla socializzazione,
all’acquisizione di credenze, valori, regole implicite, modelli.
La socializzazione si riferisce allo stare con gli altri, imparando
quindi le regole della convivenza e della collaborazione, del
rispetto e della tolleranza; ma, in un senso ulteriore, all’insieme
dei processi attraverso i quali si realizza la partecipazione
dell’individuo all’eredità culturale del proprio gruppo sociale.
La trasmissione del patrimonio culturale
di una società avviene in larga misura nella scuola (norme,
prescrizioni, strutture che concorrono al processo di socializzazione
dell’allievo: la scuola come “mondo in miniatura”).
Core
curriculum
Ogni scuola stabilisce un curriculum,
un piano di ciò che si deve insegnare e di ciò che gli studenti
devono imparare. In un primo periodo questo piano è formato
da un nucleo “essenziale”, a cui poi negli anni si aggiungono
materie specifiche. Ma c’è un cuore comune a tutti i
curricoli.
I fattori che influenzano il dibattito
sono molteplici e quindi non è possibile che tale nucleo sia
stabilito una volta per tutte, e questo per diversi motivi:
il continuo sviluppo di materie e discipline e della loro organizzazione
(basta pensare alla scienza, alla biologia molecolare, o alla
sociologia); il fatto che un “titolo” non definisca esaustivamente
ciò che viene insegnato (storia moderna europea: le date
di “inizio” e “fine” sono soggette a mutamenti); gli interessi
mutevoli degli studenti; la credenza che molti dei problemi
sociali possano essere risolti dall’educazione nelle scuole
(attitudini razziali e in generale atteggiamenti e comportamenti
“sociali”: rispetto a questo sarebbe molto importante il coinvolgimento
degli adulti, un altro fattore di forte influenza).
L’inclusione di altre materie nel
corpo disciplinare essenziale, crea un vivo dibattito sui criteri
per riconoscere quali e in che modo nuovi corpi di conoscenze
vadano inseriti nel curricolo di scuola. Ad esempio, rispetto
a gravi problemi sociali, ci si chiede se sia possibile effettuare
un’attività di prevenzione attraverso l’inclusione nel curricolo
di scuola di corsi su specifiche problematiche. Alcune proposte
sono corsi per la prevenzione all’AIDS, al tabagismo, alle gravidanze
adolescenziali, alla tossicodipendenza e così via.
L’indicazione delle componenti
essenziali è meno problematica e sostenuta storicamente:
lo studio del linguaggio è il primo esempio di componente essenziale
(parlare, ascoltare, leggere, scrivere riguardano lo studio
del linguaggio); strettamente connesso al linguaggio è lo studio
della letteratura; un terzo componente per eccellenza è la matematica
(essenziale per la comprensione di relazioni quantitative);
la storia è il quarto componente. A questi quattro componenti,
da tempo immemorabile affermati come tali, si va ad aggiungere,
più recentemente, la scienza (circa dalla metà del XIX secolo,
l’importanza dei metodi di indagine sperimentale si è imposta
con vigore) considerata mezzo essenziale per la comprensione
e l’esplorazione del mondo, tanto per i fanciulli che per gli
adulti. All’inizio degli anni ’90 queste erano le materie affermate
con certezza, sull’inclusione di altre materie si continua a
discutere.
Anche il problema dell’organizzazione
del core curriculum è oggetto di dibattito: il programma
educativo potrebbe essere organizzato con le cinque materie
separate, oppure in un’ampia aggregazione, variamente articolata
(si pensi alla sempre maggiore rilevanza attribuita alla multidisciplinarietà
e alla interdisciplinarietà). Oppure ci potrebbe essere una
suddivisione in blocchi tematici: scienza + matematica; storia
+ letteratura; linguaggio + letteratura.
Neanche gli obiettivi sono unanimamente
stabiliti: imparare gli avvenimenti più importanti? Capirli?
Usarli per risolvere problemi? Per ora sembra rimanere vincente
la memorizzazione, l’aspetto quantitativo dell’apprendimento,
sebbene il risolvere problemi si stia sempre più imponendo come
un aspetto fondamentale: l’acquisizione delle capacità e delle
modalità per trovare soluzioni a problemi sempre nuovi.
Infine, un ulteriore aspetto oggetto
di dibattito riguarda l’organizzazione dell’insegnamento: l’alternanza
e il numero complessivo dei docenti, le modalità di insegnamento
in classe (sia rispetto alla numero dei docenti in aula: team
teaching come alternativa al classico e unico docente in
cattedra; sia rispetto agli strumenti utilizzati).
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Curricolo a spirale
Questo modello curricolare si
interessa principalmente all’aspetto metodologico, al processo
attraverso cui si insegna, più che a ciò che viene insegnato
(anche se ciò che viene insegnato è implicitamente indicato
dal livello di apprendimento raggiunto e dal come si
insegna).
Nell’insegnamento di un argomento
si parte da una spiegazione “intuitiva” pienamente a portata
degli studenti per poi salire con moto circolare a una spiegazione
più formale e più strutturata finché gli allievi non abbiano
capito l’argomento in tutto il suo potere generativo (l’insegnante
è una guida socratica alla comprensione). Spazio, e ruolo
fondamentale, alla scoperta autonoma nell’apprendimento
di una materia.
Il presupposto di questo particolare
“andamento” curricolare è costituito dall’idea epistemologica
che si possa insegnare qualsiasi argomento a qualsiasi bambino
di qualsiasi età, purché ciò sia fatto in una forma accettabile.
La disposizione ad apprendere si può creare, non è solo innata.
Il
che vuol dire, che i campi della conoscenza si creano, e non
si trovano, e si possono creare in vari modi. Qualsiasi campo
di conoscenza può essere costruito a vari livelli di astrazione
o di complessità, ove il livello superiore nasce e allo stesso
tempo rende più preciso e potente il livello inferiore.
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Curricolo
incentrato sui bisogni dell’allievo
Questo curricolo organizza l’istruzione
intorno alle necessità e gli interessi individuali degli allievi
piuttosto che su programmi di materie predeterminati. Alla base
di questa impostazione c’è l’idea che sia l’interesse espresso
dai ragazzi la via del successo formativo. L’istruzione deve
dunque essere modellata al livello di sviluppo degli studenti
e deve considerare tutti gli aspetti (non solo quello strettamente
educativo): emotivo, sociale, mentale.
Sono allora i bisogni dell’alunno
a costituire il fondamento del curricolo. Ma è ovvio che tali
bisogni sono interpretabili solo rispetto ad un modello di uomo
determinato dal momento storico, dalla cultura e dai valori
sociali. Il riferimento al concetto di bisogno per la
fondazione del curricolo è però problematico (nessuno pretende
di introdurre nel curricolo qualcosa di cui non si abbia bisogno),
perché tenta di “aggirare” e risolvere automaticamente il problema
della motivazione: “X ha bisogno di Y” non implica “X vuole
Y”. Si può avere bisogno di qualcosa senza desiderarlo e senza
averne consapevolezza.
Forse sarebbe corretto fare riferimento
agli interessi dell’allievo (ove “interesse” sta ad indicare
un bisogno sentito e accettato; in questo senso “bisogno” ed
“interesse” sono quasi sinonimi), ma anche la scelta di questa
base empirica comporta una presa di posizione sui “valori”,
perché sono i valori che entrano in gioco quando si sceglie
se privilegiare i bisogni individuali o collettivi, quelli sentiti
dagli allievi oppure quelli che gli insegnanti ritengono giusti
per loro. Le scelte di valore sono quindi inevitabili in educazione,
e se le scelte vengono prese in termini di bisogno, andrebbero
esplicitati i fondamenti di valore in base ai quali tali scelte
vengono compiute. Questa impostazione ha il merito di evidenziare
l’importanza della motivazione degli allievi al fine del migliore
apprendimento, e la ricchezza delle conoscenze dell’allievo
che contribuiscono a creare e a modellare bisogni e motivazione.
Una “variante” al curricolo fondato
sui bisogni dell’allievo è costituito dalla nozione di crescita
come base curricolare: il processo di formazione non è autonomo
rispetto agli interventi educativi. E in genere sono gli adulti
(e gli insegnanti) che compiono delle scelte rispetto al tipo
di attività, quindi è importante che vengano esplicitati i criteri
di scelta. È l’insegnante a scegliere intenzionalmente le esperienze
che desidera che i suoi allievi facciano. Supporre che l’insegnante
possa rivolgersi al bambino senza essere guidato da qualche
preferenza ed essere aperto solo alla guida della natura del
bambino in sviluppo è impossibile e deve essere riconosciuto
come tale. Inoltre le teorie orientate al bambino non tengono
abbastanza conto di quanto sia diverso il mondo dell’esperienza
del bambino da quello di un adulto. Un punto importante di questa
impostazione è l’importanza attribuita alle differenze individuali
tra i bambini e tra le età differenti, al richiamo dell’attenzione
sulle motivazione di coloro che apprendono.
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Curricolo
nascosto
I curricoli scolastici e i “climi”
delle diverse classi riflettono sempre valori culturali inespressi,
oltre che progetti espliciti (curricolo manifesto); e questi
valori non si distaccano mai troppo da considerazioni riguardanti
la classe sociale, il genere e le prerogative del potere sociale.
La cultura è intimamente legata alla politica, e l’educazione
è anche una questione politica. Cosa può voler dire,
si chiede Jerome Bruner, avere lo “stesso” curricolo nelle scuole
in un ghetto del South Bronx o nella periferia di Forest Hill?
L’influenza del “curricolo clandestino”,
ovvero il modo in cui una scuola adatta un curricolo
per esprimere il suo atteggiamento verso gli alunni, le sue
idee razziali e il resto, è profonda e ineliminabile.
La scuola non può essere considerata
culturalmente “indipendente”. Cosa insegna, quali modi
di pensiero e quali “registri linguistici” effettivamente coltiva
nei suoi alunni, non possono essere isolati dalla posizione
che ha la scuola nella vita e nella cultura dei suoi studenti.
Perché il curricolo di una scuola non riguarda solo degli “argomenti”.
Il principale contenuto della scuola, vista culturalmente, è
la scuola stessa.
La
riflessione tipologica è utile per riconoscere i presupposti
pedagogici delle scelte curricolari, per evidenziarne le metodologie
e i fondamenti teorici adottati, e la stessa discussione sui
curricoli e sulle diverse prospettive può essere uno “strumento"
per la progettazione curricolare.
Se volessimo brevemente riassumere
la struttura formale di ogni modello curricolare, potremmo
elencare i seguenti tratti:
1.
definizione
e analisi dei bisogni;
2.
formulazione
degli obiettivi formativi;
3.
scelta
e organizzazione dei contenuti;
4.
scelta
e organizzazione delle esperienze;
5.
indicazione
delle modalità di valutazione.
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