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Scuola e dintorni

 

LA RIFORMA STROZZATA:

un inevitabile (e nostalgico) termine di paragone
per la nuova riforma scolastica
 (quinta parte)

di Chiara Lalli

Sommario

 

L’importanza delle differenze

Ogni allievo (e anche ogni insegnante) durante il percorso scolastico ha a che fare con una molteplicità di differenze. Un certo tipo di differenze sono dovute alla specifica identità di ciascuno, caratterizzata dalla propria vita affettiva e relazionale, dai gusti e dalle preferenze. Ma le differenze sono anche legate a culture diverse, a Paesi diversi dal proprio, anche a regioni diverse. La classe, e la scuola, costituisce una comunità eterogenea e composita, un mondo la cui ricchezza è dovuta proprio a queste diverse e numerose componenti. Più precisamente una sottocomunità, un sottomondo in cui allievi e insegnanti sperimentano e imparano le regole di una ricca e costruttiva convivenza, ove il confronto con la diversità è una continua scoperta e un aspetto fondamentale del percorso formativo (torna l’istanza della formazione alla cittadinanza).

Una diversità particolare è rappresentata dalle situazioni di handicap, che impone, da una parte, un sostegno di specifiche competenze professionali e il sostegno non specifico della sottocomunità scolastica che accoglie tale diversità, e che impone, da un’altra parte, l’esigenza di cogliere e valorizzare le particolari doti degli allievi portatori di handicap: la sensibilità tattile e uditiva dei non vedenti, la spiccata socialità dei bambini e dei ragazzi affetti dalla sindrome di Down, o la particolarità del linguaggio dei segni, utilizzato dai non udenti.

L’inserimento di allievi portatori di handicap è sempre stato a cuore alla scuola italiana. La Riforma vuole rifarsi alla esperienza maturata e portare avanti la cultura dell’inclusione, la scuola inclusiva. Avendo ben presente che l’integrazione e l’inclusione esigono una alta qualità scolastica e che costituiscono un processo continuo, non meccanico.

Il processo educativo è composto da una linea progressiva, nella direzione dello svilupparsi dell’apprendimento, e da azioni ricorsive, i gesti rituali della vita di classe e di scuola, il rispetto di aspetti organizzativi, la suddivisione delle discipline. Le azioni ricorsive non vanno confuse con la ripetitività (termine che inevitabilmente si carica di un’accezione negativa): esse sono alla base dell’organizzazione della memoria e del tempo, della capacità di sopportare fatica e ritmi. Queste caratteristiche sono necessarie per “saper studiare”.

Nel caso dei giovani portatori di handicap, si potrebbe pensare di affidare l’organizzazione delle attività ricorsive a insegnanti di sostegno: l’assunzione implicita è che a questi giovani si debbano insegnare soprattutto (se non esclusivamente) tali attività ricorsive: l’ordine, l’organizzazione, le capacità materiali di fare e orientarsi.

C’è un rischio in questa soluzione. Infatti i percorsi, quello ricorsivo (bambini con handicap) e quello progressivo (gli altri bambini), potrebbero essere drasticamente separati, scissi. La nuova scuola vuole tentare di integrare i due percorsi, avvalendosi della maggiore duttilità della programmazione curricolare rispetto al passato (il programma monolitico), della possibilità di adattare il curricolo alle situazioni concrete, di modellare tale strumento al tempo e al luogo specifici.

Basta un esempio per “dimostrare” l’importanza dell’integrazione dei due percorsi: si pensi a quanti bambini sono disordinati, incapaci di darsi un’organizzazione pratica riguardo a un gioco o a una ricerca sui Babilonesi, incapaci di rispettare una disciplina o delle regole (necessarie anche in un gioco, e non soltanto per portare a termine una ricerca sui Babilonesi). A questo disordine può rimediare una cura formativa destinata alle attività ricorsive: l’organizzazione materiale dell’apprendimento è tanto importante quanto quella mentale, anzi questi due aspetti sono separabili soltanto per esigenze di esposizione e riflessione teorica, mai nel corso dell’apprendimento di ogni bambino, sia esso portatore di handicap oppure no.

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copyright © Educare.it - Anno II, Numero 2, Gennaio 2001


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