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Scuola e dintorni

 

LA RIFORMA STROZZATA:

un inevitabile (e nostalgico) termine di paragone
per la nuova riforma scolastica
 (sesta parte)

di Chiara Lalli

Sommario

Valutazione come miglioramento

Valutare ha lo scopo di migliorare: la valutazione, infatti, assume una rilevanza didattica se e solo se persegue l’intento di incrementare la qualità dell’istruzione. Gli elementi informativi raccolti devono servire a evidenziare le eventuali difficoltà per porvi rimedio oppure a evidenziare gli aspetti più importanti per il successo formativo, al fine di valorizzarli. I livelli in cui si articola l’attività di valutazione sono molteplici: docenti, classe, scuola, territorio, nazione e altri Paesi.

Il primo aspetto della valutazione è quello squisitamente didattico, affidata agli insegnanti e ai consueti modi di giudizi e voti. La valutazione vuole essere una possibilità di miglioramento nel senso di permettere di constatare le scelte didattiche effettuate in base ai risultati di apprendimento e di effettuare aggiustamenti per superare gli eventuali limiti riscontrati.

Le scelte delle modalità valutative spetta alle singole scuole, in base agli obiettivi specifici di apprendimento prefissati.

È importante che la valutazione degli allievi tenga conto delle condizioni di partenza e delle capacità di ogni singolo allievo e del progredire dell’apprendimento. I momenti di valutazione sono intimamente connessi con l’articolazione del curricolo: il raccordo con le fasi di attuazione curricolare può favorire l’autoregolazione e il coinvolgimento delle famiglie nella vita scolastico dei propri figli. Una frequenza alta di momenti di valutazione potrebbe facilitare l’organizzazione delle attività di recupero e di conseguenza migliorare il finale esito formativo. Riuscire ad intervenire tempestivamente nelle situazioni di difficoltà di apprendimento costituisce indubbiamente un vantaggio tanto per il singolo allievo la cui valutazione in una fase del percorso di apprendimento sia stata negativa, sia per l’intera classe, il cui risultato formativo è importante che sia il più omogeneo possibile. Infatti, se è un obiettivo irraggiungibile, e forse sbagliato, il conseguimento di una assoluta identità dei risultati formativi per tutti gli allievi di una classe, tendere all’uniformità è invece un proposito della riforma: e questo vale tanto per ogni classe, che per l’intera scuola o per il territorio di riferimento.

Il secondo aspetto è quello della valutazione di sistema, affidata alle scuole e all’Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema dell’Istruzione.

La valutazione di sistema riguarda tutto il sistema dell’istruzione, il territorio e il contesto socio-economico in cui si trova la scuola, le risorse umane e economiche; è compito soprattutto delle scuole, supportate però da una struttura (l’Istituto per la Valutazione) che sia in grado di offrire repertori informativi circa il quadro territoriale, nazionale ed internazionale. Le scuole dell’autonomia devono trovare un equilibrio tra le scelte specifiche e particolari, e le esigenze e le scelte educative generali; un equilibrio tra l’identità e il rispetto di una cultura nazionale, che non corra il rischio di essere frantumata.

La strategia educativa di una singola scuola è tanto più efficace quanto più in grado di inserirsi in un panorama ampio (Italia, Europa, Mondo). E al fine di questo inserimento, è importante l’attività di rilevamento e analisi dei dati condotto da un Istituto indipendente ed “esterno” alle scuole.

La valutazione della qualità del sistema deve essere rivolta in primo luogo ad alcuni aspetti giudicati centrali dalle organizzazioni internazionali per la valutazione comparativa dei sistemi scolastici: competenze linguistiche, competenze matematiche. Ogni ciclo di istruzione avrà poi indicatori più specifici.

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copyright © Educare.it - Anno II, Numero 2, Gennaio 2001


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