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Scuola e dintorni

 

LA RIFORMA STROZZATA:

un inevitabile (e nostalgico) termine di paragone
per la nuova riforma scolastica
 (ottava parte)

di Chiara Lalli

Sommario

 

La scuola di base

“La scuola di base ha la durata di sette anni ed è caratterizzata da un percorso educativo unitario e articolato in rapporto alle esigenze di sviluppo degli alunni; si raccorda da un lato alla scuola dell'infanzia e dall'altro alla scuola secondaria” (art. 3, Scuola di base).

L’istituzione di un unico ciclo si propone come un percorso educativo unitario, e vuole rimediare alle difficoltà manifestate dagli studenti in coincidenza con il passaggio da un ordine di scuola a quello superiore (il numero dei ripetenti e la dispersione scolastica crescono nelle fasi di passaggio). Inoltre il passaggio dai 5 anni della scuola elementare e i 3 anni della scuola media ad un ciclo unico della durata di 7 anni comporta la diminuzione di 1 anno dell’intero percorso scolastico e colloca la conclusione teorica della scuola secondaria all’età di 18 anni, così come avviene in Europa.

La scuola di base si pone in stretta correlazione e continuità con la scuola dell’infanzia e con le esperienze maturate dai bambini durante i tre anni di frequentazione. Il processo di apprendimento deve intendersi come costruzione graduale di conoscenze, non come accumulo di nozioni e informazioni.

La costruzione conoscitiva è un progressivo ampliamento e approfondimento degli strumenti, dei linguaggi, dei concetti e della capacità di organizzare e “utilizzare” le esperienze proposte dalla scuola. Il significato di alcune parole viene specificato e rinforzato, il significato di altre viene appreso ex novo.

È una costruzione socializzata e socializzante, che nasce e si sviluppa all’interno dell’interazione tra studenti, e tra studenti e insegnanti, in cui l’aspetto “orizzontale” di apprendimento (quello che si realizza tra gli studenti) si integra a quello”‘verticale” (quello che si realizza dall’insegnante agli studenti). L’azione dell’insegnante ha il fondamentale ruolo di raccordo con i precedenti apprendimenti, di guida verso un sapere sempre più complesso.

I luoghi dell’apprendimento sono molteplici: la tradizionale classe, ma anche laboratori e palestre e ambienti esterni. L’utilizzo e la familiarità con le aule attrezzate (siano esse laboratori linguistici o scientifici oppure informatici) permettono agli allievi di entrare in contatto con linguaggi e strumenti particolari, che integrano e arricchiscono quelli “tradizionali” in un’ottica di didattica mirata al raccordo degli apprendimenti.

La scuola di base deve svolgere il compito importante di promuovere e sviluppare il potenziale umano di ogni allievo. Gli strumenti culturali specifici sono costituiti dalle discipline, da intendersi come sistemi simbolici che gli allievi scoprono in modo progressivo partendo dalle proprie esperienze. Le discipline conducono gli allievi al raggiungimento di essenziali obiettivi di alfabetizzazione funzionale (abilità di lettura, scrittura, calcolo) e li introducono alla cultura, intesa come dimensione complessa di ogni persona. Il dominio sempre più saldo delle discipline si accompagna alla conquista delle specifiche metodologie di ognuna di esse, all’acquisizione delle modalità di pensiero che contraddistinguono ogni specifica disciplina.

L’educazione nella scuola di base si delinea come una forma fondamentale di alfabetizzazione culturale, in una dimensione allargata di formazione di spirito critico, di capacità di giudizio (“sviluppo delle competenze e delle capacità di scelta individuali atte a consentire scelte fondate sulla pari dignità delle opzioni culturali successive”), di amore per la ricerca e per il sapere, ma anche di relazioni affettive e di convivenza (“potenziamento delle capacità relazionali e di orientamento nello spazio e nel tempo”).

Il ciclo della scuola di base si conclude con un esame di Stato, in occasione del quale emerge una indicazione orientativa non vincolante per la scelta della successiva carriera scolastica. È importante sottolineare che la funzione di orientamento non si svolge solo in coincidenza con il passaggio dalla scuola di base a quella secondaria, ma è una strategia formativa integrata all’attività didattica propriamente detta lungo tutto il percorso educativo. L’orientamento è interno al curricolo ed è strettamente correlato alla valutazione: la valutazione delle competenze dell’allievo implica il delinearsi del suo profilo cognitivo e attitudinale, profilo che è di per sé orientante. Il ruolo principale nell’orientamento è quello degli insegnanti, ma la collaborazione di personale con competenze specifiche può essere molto utile.

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copyright © Educare.it - Anno II, Numero 3, Febbraio 2001


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