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Lo
sforzo di molti produce risultati migliori dell'impegno di
uno solo - Omero |
| Il
contesto educativo va da qualche tempo coniugando metodologie
di sapore aziendale fino ad accettare, di recente introduzione,
verifiche di qualità che passano attraverso la prassi
e le regole dettate dalle norme ISO. Esistono connessioni ed
affinità tra gruppo scuola (docenti e /o allievi) e gruppo
azienda (manager e/o dipendenti), e di questo più avanti,
ma per ora ricordiamo che un gruppo di lavoro per definizione
ha: valori, norme, ruoli. Chi agisce da facilitatore deve conoscere
tutto questo o quantomeno tenerne conto per governare e poi,
a tempo debito, allentare le redini [1].
Il
caso presentato si intitola "Un caso che non è un caso
": è stato strutturato per un gruppo di docenti che si
trovarono ad affrontare con disponibilità, ma con poca
chiarezza di strategia, il problema del potenziamento dell'allieva/o
già con profitto positivo.
Il
caso qui si trasforma, e spesso avviene per motivi anche ragionevolmente
leciti, in "non caso". Si inizia proprio da questo apparente
gioco di parole per riaccendere, prima ancora che operazioni
di dichiarato "potenziamento", una autocriticità di chi
è deputato alla trasmissione del sapere. La proposività
e positività che deve accompagnare ogni soggetto nel
momento che si dispone al confronto può, e in quella
sede avvenne, condurre all'apertura anche verso altri contesti
(rapporti interni alla scuola, famiglia..).
Un
caso che non è un caso
Irma, che da quest'anno
frequenta la 2° B, proviene da un'altra scuola dove, risulta
dalla scheda di valutazione, aveva un buon rendimento.
Le insegnanti hanno curato l'inserimento dell'alunna che, infatti,
è ora ben inserita e benvoluta nella classe.
Irma è una ragazzina molto responsabile: è spesso
a casa da sola con i due fratellini e sa esattamente di avere
un ruolo importante in assenza dei genitori che sono entrambi
giovani professionisti.
Anche scolasticamente Irma è un'allieva che non preoccupa:
esegue ed è puntuale nella consegna dei compiti assegnati,
è generalmente pronta nelle interrogazioni, interviene
nelle discussioni in classe ed è disponibile con le insegnanti.
Quasi tutti le insegnanti dichiarano di avere un buon rapporto
con la ragazza se pur sia stato difficile conquistarne la confidenza.
La mamma è sollecita nella presenza ai colloqui ed interviene
sempre alle riunioni di classe.
I genitori, però, nell'ultimo incontro, al quale era
presente eccezionalmente anche il padre, si sono dichiarati
molto scontenti con le insegnanti: "Nostra figlia studia tutto
il pomeriggio, ma il suo rendimento rimane invariabilmente stabile
sul buono/più che buono! Perché? Datele più
compiti se ne ha bisogno e se non è così valutatela
per ciò che merita!"
L'insegnante di lettere, dopo questa lamentela, si è
preoccupata di cercare una forma di riscatto dell'alunna; ha
verificato più spesso la sua preparazione, l'ha incoraggiata,
le ha assegnato compiti particolari ottenendo qualche episodio
di profitto più positivo.
Il Consiglio di classe ha quindi deciso che, in fondo, Irma
non costituisce un caso e che, anzi, sono ben altri gli allievi
il cui rendimento preoccupa.
I genitori si sono mostrati ancora malcontenti tuttavia, vedendo
che la figlia è ben affiatata con i compagni e le insegnanti,
hanno deciso di non intervenire oltre ritenendo che "Le insegnanti
non hanno ancora capito veramente quanto vale Irma".
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Ipotizzando che
il facilitatore abbia già avuto il tempo o il modo di
conoscere il gruppo cui si riferisce ed aver quindi già
instaurato una minima soglia relazionale per favorire la disponibilità
del gruppo ad un lavoro di attiva partecipazione e collaborazione
il caso viene trattato seguendo alcune fasi che potremmo così
sintetizzare:
PRIMA
FASE
Brevissima introduzione
esplicativa della modalità di lavoro che seguirà:
consegna del testo
con le seguenti indicazioni per il gruppo:
attenta lettura personale,
abbandono di ogni forma di giudizio e/o critica sui singoli
attori della vicenda,
trascorso il tempo necessario (non più di 10-15 min.)
destinato alla prima fase, si passa alla
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SECONDA
FASE
Il
facilitatore chiede all'assemblea [2]
di evidenziare le caratteristiche e le azioni dei singoli attori.
Tutto quanto andrà emergendo verrà trascritto
sulla lavagna dallo stesso facilitatore o da un partecipante.
(avere la disponibilità di una persona alla lavagna consente
a chi conduce il gruppo di non volgere le spalle e quindi di
poter continuamente osservare l'assemblea). Per il presente
caso si potrà creare il seguente prospetto:
IRMA
-
Proviene
da un'altra scuola
-
Frequenta
la 2B
-
Aveva
un buon rendimento
-
È
ben amata
-
È
molto responsabile
-
È
spesso sola
-
Allieva
che non preoccupa
-
Esegue
ed è puntuale
-
nella
consegna dei compiti
-
profitto
stabile Buono/Più che Buono
SCUOLA
-
le
insegnanti hanno curato l'inserimento
-
le
insegnanti hanno un buon rapporto
-
difficile
conquistare la fiducia di Irma
-
l'insegnante
di Lettere si è preoccupata e ha cercato una forma
di riscatto
-
episodi
di profitto più positivo
-
per il Consiglio di Classe Irma non è
un caso
FAMIGLIA
-
due
fratellini
-
genitori
giovani professionisti
-
la
mamma interviene sempre ai colloqui e alle riunioni di Classe
-
presenza
eccezionale del padre
-
genitori
molto scontenti
-
genitori
ancora scontenti decidono però di non intervenire
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TERZA
FASE
Inizia l'analisi
di un singolo attore in relazione agli altri: |
|
IRMA |
---> Genitori |
|
---> Insegnanti |
|
---> Insegnante di lettere |
|
Ecco
alcune domande per iniziare o sollecitare il dibattito:
-
Irma
che tipo di ragazza è
-
Irma
come intende la responsabilità
-
Come
si può conquistare la confidenza di Irma
-
Come
interviene la professoressa di Lettere
-
Quali
sono o dovevano essere le strategie da adottare da parte
delle insegnanti
-
Ruolo
del padre
-
Posizione
finale dei genitori
-
Posizione
finale del Consiglio di Classe
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QUARTA
FASE
dopo
il tempo di discussione (60 / 90 min.) si passa verso la zona
conclusiva che, come anticipatamente si è detto, non
ha l'ambizione di trovare la o le soluzioni ma deve certamente
portare alla riconsiderazione del singolo operare per una successiva
strategia d'azione sostenuta da una rinnovata motivazione. Si
possono in tal senso tentare di tracciare almeno dei percorsi.
Nello
specifico vennero sentiti importanti:
-
per
una maggior efficacia ogni attività di potenziamento
non può essere affidata alla buona volontà
di un singolo ma concordata con l'intero gruppo docente
-
ogni
docente deve reagire alla sua "normale buona attività"
con nuove soluzioni strategiche se crede debbano essere
espresse tutte le capacità del soggetto discente
all'alunno
deve essere data attenzione come persona: il profitto risente
anche della sua capacità di relazione con adulti e coetanei.
A
questo punto il campo d'azione della tecnica del caso risulta
allargarsi finanche a mettere in connessione di confronto mondi
operativi da molto tempo considerati distanti quali scuola e
azienda o molto vicini come scuola e famiglia.
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Prima
connessione: scuola - azienda
Il
processo di aziendalizzazione della scuola ha definito ormai
azioni che, allo stesso pubblico utente e non, risultano adatte
e appropriate ad un contesto educativo- formativo se pur di
immediata derivazione aziendale. Necessariamente la scuola va
richiedendo a se stessa una definizione, verifica e valutazione
delle azioni formative travasando dall'azienda modalità
e tecniche fino ad oggi per la scuola non previste; ad uso esplicativo
pensiamo alla stessa autonomia scolastica che prevede un p.o.f.
come pacchetto di offerta formativa da offrire per un
confronto di progetti culturali-educativi e trasforma l'autorità
scolastica in un manager che cerca e produce risorse.
Il
link di forte connessione tra scuola e azienda, vissuti per
molto tempo come mondi lontani, crediamo sia proprio nella rivalutazione
dell'azione formativa tout-court. La stessa azienda, dopo le
spinte verso una produzione di sapore post-fordista, si è
ormai avvicinata con sempre maggiore attenzione e progettualità
verso l'analisi dei processi formativi e relazionali che, è
ormai di generale condivisione, incidono sulla stessa economia
produttiva. Eventuali processi di apprendimento che si producono
al di fuori di canali formali di relazione tra gli attori perché
possano acquistare valenza devono, però, essere accompagnati
da specifiche strategie di cambiamento per garantire ai singoli
un soddisfacente grado di "integrazione" organizzativa [3].
Una
tecnica d'aula come il caso può quindi inserirsi in modo
autorevole nella conquistata autonomia scolastica perché
si pone non solo come occasione di discussione di nodi problematici
in un ambiente che deve conquistare aree di confronto non solo
strettamente uni o multidisciplinare, ma si pone anche come
rilevazione della capacità propositiva e creativa dei
soggetti trasformati da singole individualità in team.
Applicata ad una concezione sistemica dell'organizzazione di
riferimento il caso consente ai suoi destinatari, non più
distinti per mondi di appartenenza, ma eventualmente per azioni
professionali, di apprendere modificando continuamente se stessi
e l'ambiente. Arriviamo perciò a prospettare il caso,
che crediamo resti fortemente connotato di "empatia procedurale",
anche come possibile modalità auto osservativa dell'ambiente
in grado di porre le basi, se non anche di costruire, i presupposti
per una "coscienza tollerante"[4].
Quest'ultima crediamo possa diventare anche l'arcata di ponte
verso una zona che e l'azienda, per ragioni di "asettica produttività",
e la scuola, per "difesa professionalità", vuole confinata:
"l'azione formativa dei sentimenti". "Le discipline del comportamento
hanno necessità di apprendere ad apprendere" dal momento
che "essere emotivi ci disturba e tendiamo a costruire lo stereotipo
di una condotta ragionevole che poi innanzi al bisogno concreto
si sfalda immediatamente[5. La
tecnica del caso, "come osservazione contestuale dei problemi"
che poggia sulla comunicazione, crediamo possa anche far emergere
e disciplinare "l'educazione ai sentimenti".
Nel
trattare il tema della interculturalità Fiocco sottolinea
come "...sarà dalla disciplina di una emozione che potrà
svilupparsi un atteggiamento creativo e flessibile di accettazione,
anche perché se i sentimenti vengono repressi ed occultati
dalla parte razionale della nostra mente essi attuano il ritorno
in forma di ostilità e conflitto" [6]:
il caso, dal momento che "ogni atto è iscritto in una
dinamica contestuale che non lo rende generalizzabile", può
rispondere anche a questa necessità di "pragmatica di
rapporti" in una olistica considerazione dei fenomeni (leggi
casi) che possono appartenere a contesti non esclusivamente
di tipo aziendale.
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Seconda
connessione d'indagine: famiglia - scuola
La
famiglia si presenta, crediamo, come "azienda atipica" che utilizza,
in forma non ufficialmente formalizzata ma certamente consolidata,
modalità di intervento tipicamente aziendali: orari,
responsabilità, ruoli, incentivi, correzioni....
E' in questi termini che si vuole qui trattare
la vicinanza famiglia-scuola e non nella lapalissiana e pedagogica
vicinanza discente (figlio) docente (scuola). Consegue alla
iniziale trattazione e al caso presentato che la tecnica in
questione possa aprire orizzonti di riflessione di soggettività
che vanno oggettivandosi mettendo in discussione auto ed etero.
La ricaduta a cascata su altri contesti risulta inevitabile:
i soggetti che discutono un caso portano in aula la loro storia,
così come il caso segue i soggetti fuori dall'aula, nella
loro vita. La vita (leggi caso), come forma olistica per
eccellenza [7],
condividiamo, infatti, vada intesa "come strumento di decodificazione
della complessità, non come microcosmo elevato a metodologia,
ma come chiave di lettura e di guida all'incontro tra individuale
ed il sociale, ricca zone di confine, ma così difficile
a leggersi da sempre"[8]. "Che cosa
è infatti, o può essere, il racconto di una storia
se non la messa in evidenza del costruirsi, solidificarsi o
sfaldarsi di un processo nella sua evoluzione, nella omeostasi
e nell'involuzione del sistema? La storia se sottratta alla
cronologia è pura temporalità, nella quale il
sistema è il risultato dell'interagire degli elementi,
dei componenti" e, quindi, la storia diventa "descrizione di
un sistema" [9] e, in tal senso,
il caso può diventare anche una concreta realizzazione
della proposta di "ri-dare la parola" agli attori di scenari
diversi [10].
Le
connessioni che abbiamo almeno parzialmente voluto evidenziare
tra azienda - famiglia e tra scuola - azienda rendono il caso
una possibile tecnica di rilevazione che va a buon diritto non
classificata esclusivamente come tecnica formativa aziendale.
Nel caso sopra presentato si ebbero interessanti ripercussioni
post-discussione in contesti appartenenti ai singoli partecipanti
:in famiglia (il consiglio di classe presenta in fondo la struttura
del nucleo famiglia se la famiglia viene sentita come squadra
e non come singole individualità a volte anche in competizione),
nella rete amicale (il riportare la trattazione in forma narrativa
rilancia a macchia di leopardo la possibilità di toccare
altri soggetti, altri contesti).
Tutto questo rinforza in noi il convincimento
che i singoli individui (attori) non sono in grado di "generare
apprendimento" organizzativo: perché ciò avvenga
è infatti necessario che l'apprendimento dei singoli
"venga messo in pratica, trasferito, ...in modalità operative,
fatto cultura per essere trasmesso ad altri, istituzionalizzato
entro forme di sapere trasferibili in una rete di rapporti sociali"
[11].
Weber riferendosi al lavoro dell'insegnante
ebbe a dire "..possiamo, quindi, se abbiamo ben capito il nostro
compito, costringere il singolo - o almeno aiutarlo - a rendersi
conto del significato ultimo del suo proprio operare"
[12].
La
tecnica del caso crediamo possa entrare anche con questa finalità
nel contesto scolastico :una occasione in più per ognuno
di trovare e seguire "il demone che tiene i fili della
sua vita [13].
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| Autore: |
| Maria
Martinati è laureata in Scienze dell'Educazione e
diplomata in violino, si è perfezionata in valutazione della
qualità nei servizi socio-sanitari. Già docente nella scuola
secondaria, ha svolto attività di formazione e di orientamento
nel settore scolastico ed extra scolastico. E' cultore di
Sociologia presso il D.U.S.S. di Verona e di Sociologia della
conoscenza presso la Facoltà di Scienze della Formazione di
Verona. |
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| Note: |
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[1] a tale
proposito famoso è l'aneddoto di M. Erikson. Una volta
M. Erikson vede un cavallo sconosciuto arrivare da una certa
direzione, un po' spaurito. Lo ferma, gli sale in groppa e
gli fa riprendere la direzione dalla quale è arrivato.
Ai tentativi del cavallo di abbandonare la via per qualche
sentiero Milton lo domina con le redini. Dopo diverse miglia
il cavallo punta con decisione una fattoria. Milton allenta
le briglie e lascia libero il cavallo. Alla fattoria il fattore
saluta felice il cavallo e chiede a Milton, che non conosce,
come facesse a sapere che era il suo cavallo da giorni cercato.
Milton risponde: "mi sono limitato a tenerlo sulla via principale".
[2] durante la trattazione
l'invito diverrà nominale rispettando nel passaggio
tempi e gradimento dei singoli partecipanti.
[3] Lipari D.,(1995),Progettazione
e valutazione nei processi formativi, Ed. Lavoro, Roma.
Fiedberg ,(1987), Le organizzazioni e la mutazione informatica,
in Quaderni del pluralismo,n°6.
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[4] Cipolla C., op. cit.
[5] Fiocco P.M.,(1996),Scuola e telematica:
vantaggi interculturali, in Agosti A.,(a cura di) Intercultura
e insegnamento, SEI, Torino.
[6] Fiocco P.M., ibidem.
[7] Rizer G.,(1997),Il mondo alla
McDonald's, Il Mulino, Bologna.
[8] Fiocco P.M.,(1998),
Francesco Alberoni Sabino Acquaviva Interviste con la vita,
Il Segno dei Gabrielli Editori, Verona. torna
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[9] Fiocco P.M.,(1998), op. cit.
[10] Fiocco P.M.,(1998),op. cit.
[11] Gherardi S.,(1994),
Imparare a decidere, in Demetrio D. ( a cura di), Apprendere
nelle organizzazioni, Nis, Roma. torna
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[12]Weber M.,( 1948), ,Il lavoro
intellettuale come professione ,Giulio Einaudi Editore,
Torino.
[13] Weber M., op.cit.
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Educare.it - Anno I, Numero 4, Marzo 2000
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