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Scuola e dintorni

 

La riforma moratti
e il portfolio delle competenze individuali
seconda parte

di Elisabetta Galuppi

CAPITOLI:
  1. Introduzione

  2. Il nuovo assetto filosofico-organizzativo centrato sull'allievo

  3. Una pedagogia personalistica

  4. Nuova scuola e nuovo modo di apprendere
    riflessioni su ciò che viene richiesto in abilità e competenze teorico-pratiche alla figura del docente tutor della sc. dell'infanzia e della sc. primaria

  5. Il Portfolio dell'alunno: valutazione, descrizione, orientamento

  6. Sintesi delle finalità e delle funzioni del Portfolio

  7. Prospettive e scelta dei materiali

  8. Il Portfolio a confronto: documentazioni e riflessioni per una proposta narrativa

  9. Bibliografia

 

UNA PEDAGOGIA PERSONALISTICA

Nel testo dei documenti ricorre frequentemente il riferimento alla filosofia pedagogica personalistica. Personalizzare Piani, Percorsi e Obiettivi formativi, ne sono esempio i PPAE, i PSP, il Portfolio, afferma infatti il concetto di persona e delle linee orientative di una pedagogia personalistica quale sfondo di avvio e di riferimento della nuova cultura scolastica.
L’attenzione ai termini: personalismo, persona, autonomia, e al loro significato semantico permette di comprendere con più chiarezza l’orientamento ideologico delle proposte attuali.

"Anticamente "persona" era la maschera utilizzata in teatro per rappresentare il personaggio in scena e per far risuonare la voce di quest’ultimo affinché fosse riconosciuta in tutte le direzioni.
Questi due significati si integrano e concorrono a determinare lo spettro semantico del termine persona legato inizialmente alle funzioni referenziali primarie dell’identificare e del riconoscere. La maschera teatrale aiutava infatti a far identificare e a far riconoscere il personaggio.
Più tardi Boezio legittima il significato del termine anche al di fuori dell’ambito teatrale caratterizzando la persona mediante le prerogative della sostanzialità, individualità, razionalità. In virtù di queste dimensioni ontologiche-teleologiche la persona diviene in pedagogia e in educazione un concetto centrale. (….)
All’inizio del nostro secolo si registra una ripresa di riflessione sulla persona a partire dal saggio di C. Renouvier, dal titolo Personnalisme (1903), che segna l’inizio di una posizione filosofico-pedagogica interamente incentrata sul concetto di persona. Ed infatti, la prospettiva filosofico-pedagogica che pone al centro e a fondamento la realtà della persona da allora viene denominata <<personalismo>>(….)
Quali i principi di una pedagogia personalistica?
Innanzitutto una pedagogia della persona è impegnata, deve esserlo, a salvaguardare e valorizzare singolarità, unicità ed irripetibilità dell’essere personale.
Per altro verso, poiché l’ontologia della persona è dell’ordine del possibile, una pedagogia personalistica non può non porre al centro della propria riflessione il problema della costruzione di identità personale.
Da ultimo, ma non in ordine di importanza, viene il valore della persona, la sua tensione perfettiva, il suo farsi altro pur rimanendo sempre la stessa proprio in virtù di quella perseità, e cioè l’essere fine a se stessa (….)
Ma proprio perché il concetto di persona si differenzia da quello di individuo in virtù dell’apertura all’altro presupposta nella capacità della persona di <<intenzionarsi>> ai valori, una pedagogia personalistica è portata ad enfatizzare la dimensione interpersonale del rapporto educativo.
Insomma, solo da un altro essere personale l’educando può ricevere attestazione del significato di un’esistenza personale; solo in virtù della mediazione di un educatore egli può sperare di essere compreso e considerato nella sua singolarità.
Appunto, la comprensione rappresenta per una pedagogia personalistica quel surplus di conoscenza della persona tramite la persona che si consegue non già nella separazione, nella distanziazione di un osservatorio freddo, ma mediante l’avvicinamento ed il coinvolgimento in una relazione. Di qui l’importanza che assumono in questa pedagogia la comunicazione ed il dialogo come strategie di motivazione, di attivazione, di compartecipazione del soggetto educando alla stessa progettualità pedagogica (….)
Per questo la scuola dell’autonomia, che fa leva sulle persone, può veramente convertirsi anche in una <<scuola per la persona>> e farsi per ciò stesso promotrice, insieme ai nuovi saperi e alle nuove tecnologie, anche di vera pedagogia e autentica educazione".
(C. Xodo Cegolon, Personalismo, Persona, Autonomia in Scuola e Didattica, n.15, ANNO XLVI, 2001 pp. 10-12.)

Nel percorso dalle capacità alle competenze saper fare e sapere perché fare, conoscere le procedure e la ragioni del fare, diventano momenti essenziali dell’impegno formativo che si estende:

  • dalle capacità personali: abilità e conoscenze finalizzate agli obiettivi specifici di apprendimento
  • attraverso le strategie didattiche dell’esempio (docente), dell’esercizio (allievo) e dell’insegnamento-apprendimento
  • all’obiettivo del passaggio dalle capacità alle competenze valorizzando potenzialità e attualità della persona.

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NUOVA SCUOLA E NUOVO MODO DI APPRENDERE
riflessioni su ciò che viene richiesto in abilità e competenze teorico-pratiche alla figura del docente tutor della scuola dell’infanzia e della scuola primaria.

Dove e come può collocarsi l’educatore del nido?
In riferimento alla nozione di persona precedentemente puntualizzata si può affermare che l’educazione centrata sull’allievo sia impegnata a valorizzarne la singolarità e l’unicità oltre e contro qualsiasi riduzionismo funzionalistico condividendo il pensiero kantiano che concepisce l’uomo come fine e mai come mezzo.
L’esperienza fondamentale della persona è la comunicazione: la persona esiste solo in relazione all’altro e con l’altro e per questo un’educazione personalistica enfatizza la dimensione comunitaria e quella relazionale dell’esperienza scolastica sostenendo tutte le possibili azioni di ascolto, accoglienza e responsabilizzazione dei soggetti coinvolti.
Dal corso on-line di formazione sulla riforma dell’istituto comprensivo Bariano (BG), dedicato al Docente Cordinatore Tutor riprendiamo lo schema delle funzioni del Tutor per puntualizzare gli impegni della figura educativa che vedremo direttamente coinvolta nella composizione del Portfolio dell’alunno.

"Il nuovo quadro riformatore prevede l’introduzione della figura del docente coordinatore-tutor per l’intera durata del sistema educativo di istruzione e di formazione. Questa figura si caratterizza per lo svolgimento di tre funzioni:

Coordinamento pedagogico
La prima è quella di coordinatore dell’équipe pedagogica che entra in contatto con gli allievi. Questi, infatti, possono lavorare sia insistendo sullo stesso gruppo classe sia aggregandosi, soprattutto per alcuni Laboratori, in gruppi di livello, di compito ed elettivi. In questo senso, possono avere una pluralità di docenti che non necessariamente coincide sempre con i docenti di classe. È quindi necessaria una funzione di coordinamento svolta dal docente incaricato di essere anche il tutor dei singoli allievi. Essa consiste nei seguenti compiti:

  • mettere in circolo le programmazioni didattiche dei colleghi;
  • propiziare le collaborazioni interdisciplinari e transdisciplinari;
  • risolvere anche i problemi gestionali e organizzativi che il lavoro in comune sugli allievi sempre richiede;
  • curare, seguendo le indicazioni del dirigente, le modifiche di orario, le uscite d’aula o di scuola;
  • raccogliere le unità di apprendimento proprie e dei colleghi, coordinarle e inserirle nel Piano di Studio Personalizzato di ciascun allievo.

Tutorato pedagogico
La seconda funzione è quella di tutorato personale degli allievi affidati al tutor dal dirigente scolastico e che egli deve accompagnare per l’intera durata degli studi nella stessa scuola. In questa veste, sempre coinvolgendo obbligatoriamente la famiglia, il docente coordinatore-tutor è chiamato:

  • a rendere consapevoli gli studenti di ciò che il Profilo educativo, culturale e professionale domanda loro per la fine del ciclo di studi e a redigere, con il loro diretto contributo, il Profilo educativo, culturale e professionale personalizzato di ciascuno;
  • ad illustrare ad allievi e famiglie le conoscenze e le abilità che scandiscono i bienni e i monoenni didattici: è buona regola didattica, infatti, comunicare sempre con chiarezza i traguardi che si è chiamati a raggiungere e, soprattutto, scoprire insieme perché è importante farlo;
  • tenendo conto delle differenti situazioni di partenza, a rappresentare loro i tempi che, prevedibilmente, servono per trasformare le conoscenze e le abilità presenti nelle Indicazioni nazionali in competenze di ciascuno;
  • a consigliarli sugli orari e sui programmi di lavoro di classe e di Laboratorio che sarebbe bene essi frequentassero, tenendo conto di tutte le opportunità messe a disposizione dal Piano dell’offerta formativa, dalla rete di scuole e dal territorio, delle loro caratteristiche di personalità, dei loro stili di apprendimento e del loro livello di preparazione;
  • a redigere con loro il Piano degli Studi Personalizzato.

Il tutor, quindi, guida, stimola, esercita gli studenti (coaching), li contiene, sostenendoli affettivamente (holding), li consiglia e li orienta (counselling) nell’affrontare i loro impegni e nel risolvere i loro problemi.
Attraverso il coaching allena gli allievi che gli sono affidati al costante miglioramento di se stessi, li aiuta ad identificare i punti di forza e di debolezza, definisce con loro il PSP, finalizzato a massimizzare l’efficacia e l’efficienza delle prestazioni, a vantaggio di se stessi, della sezione e dell’intera scuola, evita di cadere nel paradigma del ‘più di prima’ ovvero nell’aumentare le dose di una medicina didattica quando si accorge che non funziona e cerca, insieme con i colleghi e con loro, soluzioni più creative, divergenti, non scontate.
Attraverso l’holding, inoltre, media e contiene le emozioni e le preoccupazioni, ascolta, rassicura, aiuta, infonde fiducia, testimonia attenzione e partecipazione a quanto gli allievi e le loro famiglie sentono come problema o come sfida.
Attraverso il counselling responsabilizza gli allievi, li rende consapevoli dei loro livelli di maturazione, li abilita a prendere decisioni personali, instaura con le loro famiglie quel colloquio educativo così indispensabile ai fini del successo formativo.

Documentazione pedagogica
La terza funzione è quella della documentazione pedagogica. Già, in parte, si è sostanziata descrivendo i compiti previsti ai due punti precedenti. In ogni caso, va ricordato che essa si appoggia sulla e si sviluppa soprattutto dalla compilazione del Portfolio delle competenze individuali.
Questo documento, come è noto, comprende una sezione dedicata alla valutazione e un’altra sezione riservata all’orientamento. Le due dimensioni si intrecciano in continuazione in tutti gli ordini e gradi scuola, perché l’unica valutazione positiva per lo studente di qualsiasi età è quella che contribuisce a conoscere l’ampiezza e la profondità delle sue competenze e, attraverso questa conoscenza progressiva e sistematica, a far scoprire ed apprezzare sempre meglio le capacità potenziali personali, non pienamente mobilitate, ma forse indispensabili per avvalorare e decidere un proprio futuro progetto esistenziale. Anche per questa ragione, non può mancare, nella compilazione del Portfolio, la reciproca collaborazione tra famiglia e scuola al servizio del massimo sviluppo possibile dello studente.
Alla luce di queste considerazioni, il Portfolio, governato ed ordinato dal docente coordinatore-tutor, raccoglie, con precise annotazioni sia dei docenti, sia dei genitori:

materiali prodotti dallo studente individualmente o in gruppo;

prove scolastiche significative e contestualizzate alle circostanze, capaci di descrivere le più spiccate competenze dell’allievo;

osservazioni dei docenti e della famiglia sui metodi di apprendimento dello studente, con la rilevazione delle sue caratteristiche originali nelle diverse esperienze formative affrontate;

commenti su lavori personali ed elaborati significativi, sia scelti dall’allievo (è importante questo coinvolgimento diretto) sia indicati dalla famiglia e dalla scuola, ritenuti esemplificativi delle sue capacità personali e delle sue aspirazioni;

indicazioni che emergono dall’osservazione sistematica, dai colloqui insegnanti-genitori, da colloqui con lo studente in ordine alle personali attitudini e agli interessi più manifesti.

La riflessione critica su questi materiali costituisce un’occasione sia per migliorare le pratiche di insegnamento, sia per stimolare lo studente all’autovalutazione e alla conoscenza di sé, sia per corresponsabilizzare i genitori nei processi educativi."
(Da un intervento del prof. Giuseppe Bertagna, Principi di sistema e snodi culturali: le ragioni, la struttura e i contenuti della riforma, 24 giugno 2002, Sovrintendenza scolastica del Lazio).

Forse è necessario entrare nella prospettiva di imparare a soffermarsi, riflettere, confrontare idee, trovare percorsi da studiare e verificare sulla base di riferimenti teorici e esperienze realizzate:

nuove conoscenze o nuovo utilizzo delle conoscenze;

confronto;

definizione di percorsi teorico-pratici;

disponibilità continua a mettersi in gioco valutando e riprogrammando;

senza dimenticare che finalità prima dei dialoghi tra adulti deve essere la loro continua correlazione con le esigenze, le aspettative, i diritti e la disponibilità dei bambini-alunni che si affidano alla realtà extrafamiliare per conoscere e imparare a vivere nel mondo.

Attività di gruppo e sottogruppi

Le Indicazioni e le Raccomandazioni definiscono confini, prescrivono contenuti, richiedono elevatissime conoscenze e competenze ai docenti e alle istituzioni scolastiche lasciando autonomia realizzativa ma proponendo obiettivi unitari. L’incontro tra le possibilità creative e autonome e gli obiettivi generali, universali, comuni rischia di diventare momento di conflitto e non di produttiva convivenza:

Come realizzare tutto questo? Con quali competenze e assegnazioni di ruoli?;

Come gestire l’impegno formativo se non come formazione in itinere definita e continuativa?;

Le programmazioni non saranno più descrittivo-esecutive ma dovranno trasformarsi, continuando i propositi della scuola dell’autonomia, in moduli personalizzati di apprendimento-scoperta. Con quale nuova organizzazione?;

Con quale formazione e gestione dei tempi l’insegnante tutor sarà la nuova figura responsabile di insegnamento e coordino?;

La continua commistione di richieste didattico-descrittive e didattico interpretative, (rif. Indicazioni e Raccomandazioni) spesso confonde riportando al tema delicato dell’interpretazione.

Il metodo interpretativo, accanto a quello sperimentale-scientifico, affinchè non diventi pericoloso perché eccessivamente personalizzato, va conosciuto, studiato, verificato…ma come e con che tempi si può pensare ad una formazione simile per l’intero corpo docenti? Ad una formazione che coniughi la sensibilità individuale con una preparazione sempre attuale stimolando il desiderio e la disponibilità ad un continuo cambiamento?

La lettura dei documenti, oltre il tema dell’interpretazione, risulta difficile in alcuni punti sia per l’utilizzo di tecnicismi dati per scontati sia per la descrizione di oggettività e obiettivi singolari da osservare e mettere in pratica.
(Rif. ai campi d’esperienza nelle Raccomandazioni per la scuola dell’infanzia:
Il sé e l’altro: punto3-7….come, con quali criteri?
Messaggi verbali-misti: punto 1-4-5….?
Corpo, movimento, salute: punto 5….?)
Riflessioni sull’interpretazione dei Punti e proposte di risoluzioni pratiche. Analisi a confronto.

In rif. allo schema seguente, relativo alle Raccomandazioni per la sc.dell’infanzia, se ne commentino le Osservazioni.

Raccomandazioni Osservazioni
Le Raccomandazioni hanno funzione interpretativa-esplicativa dei punti presentati nel testo della Legge delega Si possono osservare ripetute sottolineature di un mondo lontano dal reale che propone un'immagine d'infanzia in cui tutto il possibile sembra presente e realizzabile;
accanto alla descrizione di rapporti ideali e inverosimili e di impegni e obiettivi destinati a rimanere desideri. (p.10)
Le Raccomandazioni sostengono una filosofia pedagogica in cui la figura del bambino si delinea in un insieme di diritti universali da condividere in senso assoluto e con continuità organizzativa. Alti e indiscutibili ideali che valorizzano il mondo infantile in sé e nelle sue relazioni con il sociale. L'idea di bambino-scuola-famiglia-società-relazioni è ripetutamente descritta da una teoria-quadro in cui tutto è però da programmare, organizzare, metter in pratica.
Le raccomandazioni promuovono l'impegno a conseguire l'obiettivo della comunicazione e dell'interscambio scuola-famiglie-alunni nelle scelte dei piani personalizzati. Il linguaggio e lo stile narrativo passano dalle descrizioni di mondi fantastici a sottili prescrizioni mirate che sostengono obiettivi sociali, politici e organizzativi talvolta distanti dalle stesse teorizzazioni proposte.

Lo stile narrativo è quello del documentario (p.10) che parla (p.11) di affettività e sentimenti con l'uniformità scientifica del linguaggio descrittivo-reale-assoluto.

 

copyright © Educare.it - Anno IV, Numero 2, Gennaio 2004


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