| Prospettive
e scelta dei materiali
I criteri per definire
la struttura del Portfolio si possono legare alla funzione
a cui si desidera dare rilievo, alla selezione dei materiali e
alla metodologia organizzativa per presentare le scelte effettuate.
Per esempio se si vuole privilegiare la dimensione attuale
dell’alunno si raccoglieranno i materiali che documentano tutte
le abilità e le conoscenze promosse e trasformate in competenze
attraverso l’attività scolastica in un dato arco di tempo.
Il criterio temporale per la suddivisione e l’organizzazione
dei materiali consente di avere il quadro complessivo di tutte
le abilità, le conoscenze e le competenze in un dato momento del
percorso e sapere: chi è, cosa sa e cosa sa fare quell’alunno.
Privilegiare invece la dimensione evolutiva comporterà
la selezione dei materiali rispetto alle specifiche conoscenze,
abilità e competenze organizzate in tipologie affini.
Si avrà così il quadro del processo di maturazione e di
crescita personale, delle dinamiche relazionali, del percorso
di apprendimento.
E ancora si può utilizzare il Pecup seguendo lo
schema delle competenze indicate e opportunamente declinate al
livello di scuola e di età dell’alunno come criterio per la selezione
e l’organizzazione del materiale.
Si avrà così una maggior funzionalità della documentazione
come strumento utile nei momenti di raccordo scolastico.
E se: il documento della Scuola Primaria si innesta
su quello portato dai bambini dalla Scuola dell’Infanzia e accompagna
i fanciulli nel passaggio alla scuola Secondaria di primo grado
quanto più la struttura sarà ampliabile in modo organico nelle
singole sezioni, tanto più il documento riuscirà ad accompagnare
l’alunno finalizzando il percorso agli obiettivi del Pecup.
I materiali selezionati,
ovvero i documenti da inserire nelle due sezioni del Portfolio,
dovranno essere corredati da precisi commenti dei docenti, del
genitore o dell’alunno in merito alle scelte compiute e potranno
essere desunti dagli obiettivi formativi dei PPAE e dei
PSP: prove scolastiche significative, materiali prodotti,
osservazioni sul metodo di apprendimento, commenti su lavori personali,
risultati delle osservazioni sistematiche, indicazioni sugli interessi
e le attitudini diventano rappresentativi degli obiettivi formativi
personalizzati.
La modalità organizzativa
per la gestione dei materiali, come la scelta della prospettiva
di lettura a cui finalizzare l’organizzazione strutturale del
documento, conferirà al Portfolio una funzionalità definita:
-
raggruppare
le prove e le documentazioni di tutte le competenze in un
dato periodo (dimensione temporale) consentirà una lettura
simultanea di: com’è, cosa sa e cosa sa fare l’alunno in un
dato momento;
(rif. precedente al criterio temporale e alla dimensione
attuale).
-
raggruppare
i materiali per competenze favorirà una lettura longitudinale
di: com’era, com’è questo alunno,quali progressi ha compiuto
rispetto ad una particolare abilità, quali competenze ha acquisito,
con quali modalità affronta le attività, come si rapporta
ai compagni.
(rif. precedente al criterio delle tipologie affini
e alla dimensione evolutiva).
La scelta organizzativa
e metodologica per la composizione del Portfolio resta
comunque una questione delicata che lascia spazio a dubbi e interrogativi:
-
Come definire,
descrivere e organizzare in una presentazione significativa
i progressi conseguiti dall’alunno?
-
quale metodologia
comune identificare per correlare i progressi degli alunni
ai risultati attesi nazionali?
-
se ciascun
istituto scolastico ha autonomia di scelta non vi è il rischio
che documenti di questo genere trasformino un’opportunità
valorizzante in classificazione e giudizio e che il bambino
venga descritto, schedato, solo in relazione alle dinamiche
del microcontesto in cui la sua storia personale è occasionalmente
venuta a trovarsi?
Le Indicazioni, i Documenti
di guida alla lettura, le Raccomandazioni, non riescono
e non vogliono risolvere in modo impositivo le questioni divulgando
un’unica possibile interpretazione dei principi presentati quanto
piuttosto, cercando ci costruire una terminologia comune al
dialogo tra le parti, proporre idee orientative per costruire
i contenuti, le personalizzazioni, le metodologie organizzative
del percorso di apprendimento lasciando autonomia in nome di
indiscussi e indiscutibili ideali condivisi.
Nella trasposizione
dalla teoria alla pratica è difficile rinunciare alla creatività
e all’inventiva per tentare di rendere opportuni e fattivi gli
interventi organizzativi ma affinché l’intervento e i prodotti
che ne conseguono non si allontanino eccessivamente dai propositi
della filosofia innovativa debbono essere fissati con chiarezza
i presupposti operativi definiti e differenziati per ambiti di
appartenenza. Attività
di gruppo e sottogruppi
a) Il Portfolio
nelle Indicazioni per la Scuola dell’Infanzia e nelle Indicazioni
per la Scuola Primaria: documenti a confronto per individuare
gli elementi comuni e definire una struttura che permetta di elaborare:
b) Approfondire
il ruolo dell’alunno e della famiglia nella composizione del Portfolio.
Il
Portfolio a confronto: documentazioni e riflessioni per una proposta
narrativa
Non vi sono attualmente
prescrizioni per la composizione del documento ma indicazioni
e raccomandazioni che rimandano alla creatività educativa e professionale
delle scuole, valorizzando l’importanza delle riflessioni sul
tema e del confronto delle esperienze che diventano i luoghi della
conoscenza e la prima opportunità di organizzazione pratica.
Se a questa introduzione seguisse la presentazione di
una proposta applicativa confezionata nel rispetto della logica
teorica e dell’originalità creativa, forse non vi sarebbe la delusione
che spesso accompagna le storie senza lieto fine ma credo che
l’attenzione ai contenuti delle Indicazioni Nazionali relative
al tema della composizione del Portfolio sia di per sé
garanzia dell’inattendibilità di un’eventuale simile proposta.
Principi universalmente irrinunciabili, linee strutturali orientative,
armonici obiettivi collaborativi tra scuola, alunni, famiglie,
accanto alla promozione di autonome iniziative creative, emozionano
e stupiscono ad una prima lettura ma la magia si dissolve in un
istante quando, aperti gli occhi, ci si domanda: "E adesso
cosa dobbiamo fare ?". Il passaggio dalla teoria alla pratica
non è mai cosa semplice e se in più vi è la necessità di creare
anche un linguaggio comune per poter pensare e comunicare contenendo
i fraintendimenti, i tempi realizzativi si allungano. Se sostenere
e valorizzare la personalità individuale con una documentazione
che ne attesti i meriti del percorso formativo, diventa un impegno
longitudinale, lungo tutta la vita scolastica dell’alunno e trasversale,
coinvolgendo non solo il mondo della scuola ma anche quello sociale
più allargato, è compito di ineccepibile valore trovare una metodologia
organizzativa innovativa, applicabile e riproponibile. La necessità
di continua ricerca di confronti e di dialogo, di idee e loro
sviluppi è fondamentale perché si possano costruire saperi comuni,
non approssimativi e perché riflessioni, aggiornamenti e formazioni
non si rivelino improduttivi.
Pensare ad un Portfolio di presentazione dell’alunno
rimanda con immediatezza alla necessità di una collaborazione
di ruoli e competenze a più livelli che consentano un’interazione
continua di professionalità nella consapevolezza dei limiti e
della necessaria sensibilità di tutti i soggetti coinvolti. Creare
un documento leggibile e non fraintendibile, valorizzante e propositivo
appartiene ancora al mondo del possibile; è pur vero che porsi
alti obiettivi può rivelarsi importante per migliorare gli standard
qualitativi e promuovere cambiamenti innovativi.
Gli ultimi incontri
del percorso seguito finora saranno dedicati, come premesso, al
confronto di alcune esperienze sulla continuità scolastica realizzate
nell’a.s.2002-2003 e disponibili on-line. La finalità di lettura
sarà orientata alla raccolta di osservazioni riflessive per una
possibile organizzazione compositiva del Portfolio dell’alunno.
L’orientamento
metodologico individuerà nel racconto lo stile formale di un Portfolio
narrativo in cui la narrazione non sia vissuta come escamotage
per risolvere l’intero percorso formativo in una storia puramente
descrittiva, ma acquisti il valore di mediazione tra il "necessario"
utilizzo delle schede di valutazione e l’interpretazione dei risultati
ottenuti. La finalità sarà il contenimento del rischio di ridurre
il Portfolio ad un esercizio applicativo in cui l’impegno
del docente si limita alla trascrizione dei dati raccolti allontanandosi
dalla finalità principale del documento: sostenere il valore della
personalità dell’alunno e delle competenze acquisite.
La narrazione diventa pertanto metodologia narrativa con
la quale gestire l’insieme dei materiali prodotti, interpretandoli
in relazione alla storia dell’alunno e non giudicandoli in relazione
al proprio sentire.
Con la proposta di un Portfolio narrativo si desidera
concludere le attuali riflessioni sulla filosofia della nuova
scuola in merito alla composizione del Portfolio dell’alunno
segnando l’inizio di un nuovo iter interpretativo per definire
e realizzare metodologie applicative organizzate sulla base di
un linguaggio comune.
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