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| I
BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI TRA INTEGRAZIONE, INCLUSIONE E PROGETTUALITA’ |
prima
parte |
| di
Pamela Grazzini |
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| Introduzione
Con questo articolo intendo proporre una riflessione sulle problematiche
educative e relazionali connesse alla presenza di bisogni educativi
speciali, facendo particolare riferimento alle patologie gravi della
relazione nell’infanzia evidenziandone le problematiche psicopedagogiche
e relazionali che possono crearsi all’interno del sistema educativo
e relazionale di cui sono parte.
Partendo da una panoramica sui bisogni educativi speciali e dopo
aver individuato e definito l’ambito specifico dei disturbi pervasivi
dello sviluppo , andrò ad approfondire gli aspetti legati
all’integrazione scolastica e sociale. Passerò poi a considerare
la patologia secondo un’ottica sistemico-relazionale, per poi delineare
le competenze, gli ambiti di intervento e il ruolo specifico di
una necessaria e fondamentale figura di raccordo tra le risorse,
i professionisti e i sottosistemi in gioco affinché sia possibile
progettare e attuare percorsi integrati scuola-famiglia-territorio
di efficace valenza preventiva e di supporto psico-sociale.
I.
Panoramica generale
Cosa si intende per bisogni educativi speciali? Ogni individuo porta
con sé caratteristiche peculiari che lo connotano: una propria
storia personale, ambiti di potenzialità e ambiti di fragilità,
abilità e aree invece da rafforzare. La diversità
dunque ci caratterizza in quanto esseri umani e deve essere tenuta
in debita considerazione e valorizzata nei processi educativi. Possiamo
allora dire che essendo ogni individuo “speciale” tutti abbiamo
“bisogni educativi speciali”. Nella scuola si incontrano però
situazioni che per patologia o problematiche di altra natura creano
difficoltà al singolo e al sistema di relazioni in cui vive
e che richiedono riflessioni, competenze, modalità e strumenti
adeguati. Vediamo le situazioni più frequentemente riscontrabili:
a)
PROBLEMATICHE RELATIVE ALL’ APPRENDIMENTO:
Disturbi Specifici di Apprendimento, ovvero evidenti difficoltà
strettamente legate a deficit di natura percettiva e non riconducibili
a problematiche di ritardo mentale o di natura sensoriale o altra
patologia certificabile. Le lacune che stanno alla base di queste
difficoltà riguardano le abilità percettivo-motorie
e metafonologiche; solo un recupero specifico, da effettuarsi in
stretta collaborazione con la scuola e con la famiglia, può
favorire il raggiungimento di risultati soddisfacenti.
Tali disturbi sono:
-
Dislessia (disturbo specifico dell’apprendimento della lettura)
-
Disgrafia (difficoltà nella riproduzione dei segni alfabetici
e numerici)
-
Disortografia (difficoltà a tradurre correttamente i suoni
che compongono le parole in simboli grafici)
-
Discalculia (difficoltà nell’apprendimento delle abilità
relative al calcolo)
Difficoltà
Generiche di Apprendimento, ovvero tutte quelle difficoltà
non riconducibili ad un Disturbo Specifico o ad una patologia certificabile.
Sono solitamente dovute a un ritardo maturazionale, a uno scarso
bagaglio di esperienze, a scarso investimento motivazionale e, non
di rado, a una serie di errori di tipo pedagogico.
b)
VISSUTI DI DISAGIO:
Il disagio scolastico è un fenomeno complesso legato sì
alla scuola, come luogo di insorgenza e di mantenimento, ma anche
a variabili personali e sociali, come le caratteristiche psicologiche
e caratteriali da una parte e il contesto familiare/culturale e
dall’altra. Assume varie forme, dalle difficoltà di apprendimento,
basso rendimento rispetto alle reali capacità del soggetto,
assenteismo, disaffezione, abbandono scolastico fino a problematiche
comportamentali, difficoltà di attenzione e concentrazione,
iperattività motoria, scarsa tolleranza delle frustrazioni,
fenomeni di prepotenza e bullismo.
c)
PATOLOGIE, tra deficit e handicap
In base alla Legge quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale
e i diritti delle persone handicappate (L. 104/92) “si definisce
persona handicappata colui che presenta una minorazione fisica,
psichica o sensoriale” tale da determinare un processo di svantaggio
sociale o di emarginazione.
Parlare di bisogni educativi speciali in riferimento alle situazioni
di alunni portatori di particolari patologie impone una riflessione
di partenza a mio avviso fondamentale per le implicazioni che ha
sul modo di concepire, relazionarsi e lavorare con ciascuno di questi
bambini. Bisogna distinguere tra deficit (il danno, la patologia)
e gli svantaggi o handicap intesi come possibili barriere - ostacoli
fatti di stereotipi, cultura escludente, che l'individuo incontra
e che possono essere ridotti ma anche aumentati. Partire da questa
riflessione ci permette innanzi tutto di pensare l’individuo in
termini di possibilità e non di dato di fatto, il che equivale
a non assumere atteggiamenti rinunciatari in termini educativi ed
evolutivi e a non ripiegarsi su interventi di tipo prettamente assistenzialistico.
Il passo successivo è conoscere la patologia, conoscere il
deficit per progettare percorsi e interventi terapeutici/educativi
volti a ridurre l’handicap. Non si tratta tanto di categorizzare
in modo sterile, quanto di analizzare i suoi bisogni e cercare di
rispondere a ciascuno di questi bisogni nel modo più adeguato
e personalizzato e integrando la risposta alle attività educative
di tutti.
...continua...
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| Bibliografia:
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Ø American Psychiatric Association, DSM-IV-TR Manuale
diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Milano, Masson
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Ø Marcelli, D., Braconnier, A., Adolescenza e psicopatologia,
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Ø Matteoli S., Pratelli M., L’insegnante specializzato-vol.1,
Editrice Tresei
Ø Mazzoncini, Musatti, La strada maestra, NIS
Ø Micheli, E., Xaiz, C., Gioco e interazione sociale
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Ø Militerni R., Neuropsichiatria Infantile, Idelson
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Ø Società Italiana di Neuropsichiatria Infantile,
“Linee Guida per l’Autismo”, in: Giornale di Neuropsichiatria
dell’Età Evolutiva, n. 25/2005
Ø Trisciuzzi L., Galanti M.A., Pedagogia e didattica
speciale per insegnanti di sostegno e operatori della formazione,
ETS.
Autore:
Pamela Grazzini insegnante,
laureata in Scienze dell’Educazione e specializzata in Pedagogia
Clinica, collabora con strutture specialistiche in ambito psicopedagogico
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copyright
© Educare.it - Anno VI, Numero 12, Novembre 2006
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