HOME

Scuola e dintorni

 

I BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI TRA INTEGRAZIONE, INCLUSIONE E PROGETTUALITA’

sesta parte

di Pamela Grazzini

 

VI. Costruire percorsi educativi integrati: il ruolo del Pedagogista Clinico

Nei paragrafi precedenti ho più volte suggerito la necessità di una figura specialistica che faccia da mediazione e raccordo tra i vari professionisti, operatori, assistenti e tutte le persone che interagiscono con il soggetto handicappato. Nel corso di questo capitolo andrò a delineare caratteristiche e specifici ambiti di possibile intervento di questa figura essenziale, individuandola nel Pedagogista Clinico.
La figura del Pedagogista Clinico ha un ruolo fondamentale nel percorso di integrazione della persona portatrice di handicap non solo per i possibili specifici interventi con il singolo ma proprio in quanto figura-ponte tra i molteplici specialisti/operatori/assistenti e insegnanti che ruotano attorno al disabile nei suoi diversi contesti di vita: a scuola, a casa, nell’extra-scuola, nell’inserimento lavorativo ove possibile. La presenza di una figura specialistica di mediazione e raccordo e che parla linguaggi comuni ai vari specialisti è innanzitutto garanzia di qualità degli interventi, che altrimenti molto spesso rischiano di essere dispersivi, confusivi e disorientanti sia per il soggetto che per la sua famiglia. Le competenze relazionali, metologiche e psicopedagogiche del professionista in pedagogia clinica contribuiscono alla conoscenza reale e globale del soggetto e quindi al porsi delle aspettative e degli obiettivi adeguati, dunque favorisce la progettazione di interventi adeguati che portano alla creazione di sinergie tra le diverse figure, dove ovviamente viene garantita e sottolineata la professionalità specifica di ognuno ma all’interno di un comune percorso progettuale che non perde mai i vista la globalità finale del soggetto e delle sue relazioni.

L’ intervento nella scuola
In ambito scolastico la figura del Pedagogista Clinico trova molteplici e importanti campi di azione, non solo per quanto riguarda le specifiche problematiche legate all’handicap, ma più in generale per attivare tutta una serie di riflessioni, interventi ed esperienze che favoriscano un miglioramento della qualità della vita scolastica sia per lo studente che per i docenti e i genitori, intesi sia come singoli che come gruppi.
Molto importante è a tal fine l’attivazione di un Servizio di Supporto e Consulenza Psicopedagogica. Il Pedagogista Clinico si pone qui come risorsa utile al fine di sviluppare un'adeguata abilità comunicativa e di agevolare relazioni positive ed efficaci tra studenti, insegnanti, genitori e altre figure educative o professionali, all’interno di un vero e proprio Servizio pensato e strutturato come strumento per il docente, per l’alunno e per i genitori, e si caratterizza per una fondamentale valenza preventiva, protettiva, di supporto e di collegamento con il territorio laddove necessario.
Nel caso di alunni con patologie gravi, il supporto di un professionista psicopedagogico garantisce la possibilità di concretizzare percorsi specifici e mirati di integrazione e inclusione. Le principali aree di intervento sono rivolte ai docenti, all’alunno, al gruppo classe, ai genitori e agli operatori e specialistici che seguono l’alunno fuori dalla scuola. Possiamo distinguere:

Ø Attività di consulenza specifica per gli insegnanti, ma anche per i genitori;
Ø attività di formazione continua specifica per il personale docente (non solo l’insegnante di sostegno), ma sarebbe utile che anche il personale non docente che ha contatti diretti con gli alunni venga adeguatamente “formato” circa le caratteristiche e modalità di rapportarsi ad un alunno che ha un disturbo importante quale un disturbo pervasivo dello sviluppo;
Ø partecipazione all’équipe di riferimento per il P.E.I., garantendone un costante monitoraggio;
Ø fornire competenze specifiche e fare da coordinamento, per la valutazione, verifica dei percorsi educativi e delle competenze acquisite dall’alunno;
Ø interventi di facilitazione che portino ad accoglienza e partecipazione delle famiglie e che vedano il coinvolgimento e l’integrazione degli interventi svolti anche fuori dalla scuola (il bimbo è uno, intero, lavorare senza perdere di vista questo concetto globale porta ad attivare sinergie e a far si che lo stesso soggetto e la sua famiglia non si sentano disorientati e “spezzettati” tra figure diverse e distanti ma senta di essere parte d una rete che agisce per raggiungere obiettivi comuni);
Ø interventi sull’intero gruppo classe, sia per l’integrazione del bimbo portatore di handicap attraverso attività di piccolo e grande gruppo, sia perché anche gli altri bimbi siano preparati alla relazione e non spaventati.

Tutto ciò ha un forte valore non solo per la qualità che in questo modo diamo all’integrazione di quel particolare bimbo, ma anche ad un livello più ampio, perché crea cultura dell’inclusione. Fa sì che le famiglie si sentano accolte e partecipi, parte integrante di quell’azione sinergica di più attori che rende possibile l’attivazione di percorsi di progettualità. Diviene allora anche prevenzione, per tutte le situazioni in cui handicap significa inevitabile destino di dolore, disagio, chiusura di tutta la famiglia.
Molto importante è lavorare anche sul lungo termine, intendendo con ciò il curare e predisporre i dovuti interventi per il momento dell’ingresso dalla scuola d’infanzia alla scuola dell’obbligo. L’inserimento diviene un processo da costruire nel tempo e dovrà essere adeguatamente strutturato e supportato. Come previsto dalla Legge del diritto allo studio e dalla Legge quadro 104/92, il bambino ha il diritto/dovere di frequentare la scuola dell’obbligo.

...continua...

torna su

Bibliografia:
Ø Aarons, M., Gittens, T., È autismo? Erickson
Ø American Psychiatric Association, DSM-IV-TR Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Milano, Masson 2002
Ø Crispiani P., Pedagogia clinica, Ed. Junior Azzano
Ø Galanti M.A., Il bambino psicotico a scuola, Unicopli
Ø Gillini, Zattoni, Un’ipotesi di consulenza formativa, Franco Angeli
Ø Loriedo C., Picardi A., Dalla teoria generale dei sistemi alla teoria dell’attaccamento, Franco Angeli
Ø Malagoli Togliatti M., Lubrano Lavadera A., Dinamiche relazionali e ciclo di vita della famiglia, Il Mulino
Ø Marcelli, D., Braconnier, A., Adolescenza e psicopatologia, Masson
Ø Matteoli S., Pratelli M., L’insegnante specializzato-vol.1, Editrice Tresei
Ø Mazzoncini, Musatti, La strada maestra, NIS
Ø Micheli, E., Xaiz, C., Gioco e interazione sociale nell’autismo, Erickson
Ø Militerni R., Neuropsichiatria Infantile, Idelson Gnocchi
Ø Società Italiana di Neuropsichiatria Infantile, “Linee Guida per l’Autismo”, in: Giornale di Neuropsichiatria dell’Età Evolutiva, n. 25/2005
Ø Trisciuzzi L., Galanti M.A., Pedagogia e didattica speciale per insegnanti di sostegno e operatori della formazione, ETS
.

Autore: Pamela Grazzini insegnante, laureata in Scienze dell’Educazione e specializzata in Pedagogia Clinica, collabora con strutture specialistiche in ambito psicopedagogico

 

copyright © Educare.it - Anno VII, Numero 1, Dicembre 2006


Educare.it - Rivista on line - Registrazione n. 1418 Tribunale di Verona del 21.11.2000