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Scuola e dintorni

 

I BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI TRA INTEGRAZIONE, INCLUSIONE E PROGETTUALITA’

settima parte

di Pamela Grazzini

 

VII. Costruire percorsi educativi integrati: il ruolo del Pedagogista Clinico (seconda parte)

· Lavorare con la famiglia
La famiglia di un bambino speciale viene spesso fagocitata da un sistema di specialisti, che usano parole dal peso enorme, che sballottano il soggetto e la famiglia tra cicli di osservazione, terapie e trattamenti che finiscono per disorientare e generare solitudine.
Troppo spesso manca una adeguata modalità di lavoro di rete, e soprattutto una modalità di presa in carico, che divenga risorsa per la famiglia, in termini di adeguato percorso di sostegno psico-sociale permanente che le permetta di capire, conoscere, partecipare. Nella mia diretta esperienza professionale mi sono trovata e continuo a trovarmi troppo spesso di fronte alla profonda solitudine di molte famiglie con bambini affetti da handicap gravi e in particolare da disturbi dello spettro autistico. Una solitudine che crea disagio e rischio di disfunzionalità. Una solitudine che si lega strettamente da una sorta di smembramento che i servizi specialistici operano sull’idea unitaria di bambino attraverso interventi e figure molteplici che la famiglia vive come parti staccate di un tutto che non riesce a contenere.
La situazione diviene più delicata se ci sono altri figli. Mi pare evidente la necessità di includere i fratelli e le sorelle nel percorso terapeutico del bambino handicappato. Ciò non significa necessariamente una presa in carico terapeutica, ma pensare alla loro presenza e ai loro eventuali bisogni.
Se il soggetto ha un disturbo autistico, la fratria si rivela in genere più sensibile al rifiuto relazionale, alla rigidità di certi comportamenti, all’assenza comunicativa, alla pervasività di certi comportamenti stereotipati dell’handicap. È importante che fratelli e sorelle possano disporre di luoghi propri in cui poter esprimere la loro tristezza o la loro angoscia davanti a un fratello che non risponde loro, che non entra in relazione. È importante che partecipino ad attività familiari in assenza del bambino malato. È indispensabile allora creare dei luoghi e dei momenti protetti, qualche sera e qualche fine settimana, in cui i genitori possano essere interamente disponibili per la fratria sana. La domanda di salute dei fratelli può anche cambiare in funzione dell’età e delle fasi del ciclo di vita di quella famiglia.
I possibili ambiti di intervento del Pedagogista Clinico con la famiglia di bambini con handicap rispondono a tutti i bisogni che ho precedentemente indicato e possono assumere varie modalità, dalla facilitazione come educazione ai compiti evolutivi, al counseling, al supporto psicopedagogico, fino a percorsi integrati tra momenti frontali-collaborazione con la scuola-attivazione delle risorse del territorio.

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Bibliografia:
Ø Aarons, M., Gittens, T., È autismo? Erickson
Ø American Psychiatric Association, DSM-IV-TR Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Milano, Masson 2002
Ø Crispiani P., Pedagogia clinica, Ed. Junior Azzano
Ø Galanti M.A., Il bambino psicotico a scuola, Unicopli
Ø Gillini, Zattoni, Un’ipotesi di consulenza formativa, Franco Angeli
Ø Loriedo C., Picardi A., Dalla teoria generale dei sistemi alla teoria dell’attaccamento, Franco Angeli
Ø Malagoli Togliatti M., Lubrano Lavadera A., Dinamiche relazionali e ciclo di vita della famiglia, Il Mulino
Ø Marcelli, D., Braconnier, A., Adolescenza e psicopatologia, Masson
Ø Matteoli S., Pratelli M., L’insegnante specializzato-vol.1, Editrice Tresei
Ø Mazzoncini, Musatti, La strada maestra, NIS
Ø Micheli, E., Xaiz, C., Gioco e interazione sociale nell’autismo, Erickson
Ø Militerni R., Neuropsichiatria Infantile, Idelson Gnocchi
Ø Società Italiana di Neuropsichiatria Infantile, “Linee Guida per l’Autismo”, in: Giornale di Neuropsichiatria dell’Età Evolutiva, n. 25/2005
Ø Trisciuzzi L., Galanti M.A., Pedagogia e didattica speciale per insegnanti di sostegno e operatori della formazione, ETS
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Autore: Pamela Grazzini insegnante, laureata in Scienze dell’Educazione e specializzata in Pedagogia Clinica, collabora con strutture specialistiche in ambito psicopedagogico

 

copyright © Educare.it - Anno VII, Numero 2, Gennaio 2007


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