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| I
BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI TRA INTEGRAZIONE, INCLUSIONE E PROGETTUALITA’ |
ultima
parte |
| di
Pamela Grazzini |
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VIII.
Mediazione e integrazione tra operatori e interventi
Una reale presa in carico dei bisogni e un’adeguata realizzazione
degli interventi può scaturire solo da iniziative non isolate
ma sinergiche di più attori, coinvolgere in un’azione coordinata,
la famiglia, le altre agenzie educative, i Servizi e le Istituzioni
già presenti sul territorio che, a diverso titolo, intervengono
in un settore più o meno ampio della vita dell’alunno. Percorsi
integrati che vedano dunque una stretta collaborazione tra scuola,
specialisti e risorse del territorio; laboratori e percorsi psicopedagogici
che coinvolgano il gruppo classe e gli insegnanti allo scopo di
favorire lo “star bene a scuola”; attività di orientamento,
formazione, counseling; percorsi di sostegno alla genitorialità,
per citare solo alcuni dei possibili interventi. Questo tipo di
progetti rientrano nell’area di competenza di quello che dovrebbe
essere un vero e proprio servizio di sostegno psicopedagogico di
supporto alla scuola, con personale specializzato e qualificato.
Un tale servizio dovrebbe operare a diversi livelli, dunque sia
sul bisogno individuale del singolo “caso”, sia sul sistema-scuola,
dunque sul suo clima interno, sui processi di comunicazione, sugli
aspetti didattici, etc, configurandosi come strumento di monitoraggio,
supporto e intervento rivolto a tutti gli attori del sistema di
relazioni ed esperienze in cui è inserito il bambino portatore
di handicap.
Fondamentale è il lavoro di rete, di coordinamento e di integrazione
degli interventi per mezzo di alleanze positive tra i vari operatori,
tra servizi diversi, tra medici e insegnanti, tra assistenti sociali
medici e insegnanti, tra dirigenti scolastici e responsabili dei
servizi socio sanitari.
Il successo formativo non dipende solo dall’insegnante o solo dalle
capacità dell’alunno, ma è una co-costruzione che
si realizza attraverso l’elaborazione di obiettivi semplici, limitati,
graduali, progressivi, attraverso tentativi e aggiustamenti continui
degli apprendimenti.
IX.
La costruzione di percorsi educativi integrati
Quanto esposto e analizzato nel corso di questo mio lavoro mi porta
ad individuare poche ma chiare e solide linee di intervento che
si snodano su quattro ambiti operativi strettamente interdipendenti:
Ø l’intervento individualizzato col bambino
Ø il lavoro con la famiglia
Ø il lavoro con la scuola
Ø l’attivazione e il raccordo delle risorse territoriali
extra-scolastiche
Questo schema
base di intervento è valido non solo per lo specifico dell’handicap
grave, ma per tutte quelle situazioni di disagio, difficoltà
o “bisogno educativo speciale” che necessitano di percorsi di presa
in carico più o meno duraturi o strutturati.
In un modello operativo di questo tipo, il Pedagogista Clinico trova
una collocazione decisiva in ogni ambito di intervento, sia nella
pratica di un intervento specifico, sia come figura di collegamento,
coordinazione e riferimento costante, a garanzia di funzionalità,
qualità e non dispersione delle risorse e dei percorsi attivati
e attivabili.
Credo che la dimensione circolare, globale, sistemico-relazionale
vada proposta e sostenuta, sia per l’efficacia degli interventi
che per la valenza preventiva e di supporto psico-sociale che ne
deriva.
Nei paragrafi precedenti ho esposto e approfondito le difficoltà
e particolari dinamiche che le famiglie possono vivere. Ho indicato
la necessità di un coinvolgimento diretto di genitori e fratelli/sorelle
nei percorsi progettuali e terapeutici relativi al bimbo con disturbo,
ma anche l’importanza di attivare specifici percorsi di supporto
o terapeutici per gli stessi famigliari. Mi piace però l’idea
di un lavoro più ampio, un percorso per l’integrazione della
famiglia portatrice di handicap. Anche qui il Pedagogista Clinico
riveste un ruolo centrale e come risorsa operativa è forse
il momento di pensare ad appositi Educatori Domiciliari Specializzati.
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| Bibliografia:
Ø Aarons, M., Gittens, T., È autismo? Erickson
Ø American Psychiatric Association, DSM-IV-TR Manuale
diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Milano, Masson
2002
Ø Crispiani P., Pedagogia clinica, Ed. Junior Azzano
Ø Galanti M.A., Il bambino psicotico a scuola, Unicopli
Ø Gillini, Zattoni, Un’ipotesi di consulenza formativa,
Franco Angeli
Ø Loriedo C., Picardi A., Dalla teoria generale dei sistemi
alla teoria dell’attaccamento, Franco Angeli
Ø Malagoli Togliatti M., Lubrano Lavadera A., Dinamiche
relazionali e ciclo di vita della famiglia, Il Mulino
Ø Marcelli, D., Braconnier, A., Adolescenza e psicopatologia,
Masson
Ø Matteoli S., Pratelli M., L’insegnante specializzato-vol.1,
Editrice Tresei
Ø Mazzoncini, Musatti, La strada maestra, NIS
Ø Micheli, E., Xaiz, C., Gioco e interazione sociale
nell’autismo, Erickson
Ø Militerni R., Neuropsichiatria Infantile, Idelson
Gnocchi
Ø Società Italiana di Neuropsichiatria Infantile,
“Linee Guida per l’Autismo”, in: Giornale di Neuropsichiatria
dell’Età Evolutiva, n. 25/2005
Ø Trisciuzzi L., Galanti M.A., Pedagogia e didattica
speciale per insegnanti di sostegno e operatori della formazione,
ETS.
Autore:
Pamela Grazzini insegnante,
laureata in Scienze dell’Educazione e specializzata in Pedagogia
Clinica, collabora con strutture specialistiche in ambito psicopedagogico
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copyright
© Educare.it - Anno VII, Numero 2, Gennaio 2007
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