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Dislessia
e difficoltà semplici della lettura
La
dislessia si riconosce per la presenza di tutte le caratteristiche,
più o meno prevalenti, sopra descritte, che impediscono
o ostacolano fortemente il processo di decodifica.
Le difficoltà semplici di lettura si riconoscono per
la presenza di uno o di alcuni degli elementi di riconoscimento
sopra descritti, ma gli ostacoli alla conquista di adeguate
tecniche di lettura risultano superabili attraverso l’esercizio
graduato, la proposta di attività coinvolgenti e stimolanti,
la sollecitazione delle curiosità del soggetto, lo sviluppo
di capacità di base talvolta non adeguatamente interiorizzate
all’ingresso della scuola elementare.
Le difficoltà semplici di lettura sono dovute, quasi
sempre, a un ritardo maturazionale, a lievi difficoltà
percettivo-motorie, a un inadeguato bagaglio di esperienze,
a scarso investimento motivazionale, ma anche ad errori didattico-pedagogici
che i docenti compiono sia nelle prime proposte didattiche relative
all’approccio alla lingua scritta che, successivamente, negli
itinerari di recupero conseguenti all’accertamento delle difficoltà
stesse.
Il
lavoro con il bambino dislessico
La
terapia per la dislessia
Come già affermato, il soggetto dislessico necessita
di un intervento specialistico, in quanto, difficilmente, il
recupero effettuato in ambito scolastico può, da solo,
rimuovere le difficoltà.
Nel corso di anni si è parlato molto di dislessia e,
da un punto di vista diagnostico, grazie agli studi effettuati,
il nostro paese può definirsi all’avanguardia. Poco invece
si descrive rispetto ai possibili percorsi terapeutici, per
l’elaborazione dei quali è necessario tenere presente
i risultati dell’osservazione diagnostica.
Ogni percorso terapeutico deve essere personalizzato in relazione
alle caratteristiche psicologiche del soggetto, agli ambiti
di competenza, potenzialità e difficoltà riscontrati,
ai tempi di attenzione, ai livelli motivazionali e di metacognizione
individuati.
La
terapia che proponiamo presso l’Istituto Centro Method può
essere suddivisa in due itinerari che devono essere portati
avanti parallelamente:
a)
itinerario relativo alle competenze di base percettivo – motorie
e meta - fonologiche
b)
itinerario specifico per la lettura
Il
primo itinerario è finalizzato alla riduzione delle lacune
riscontrate nelle capacità di base; il secondo itinerario
ha invece lo scopo di promuovere la conquista di capacità
di lettura e scrittura più adeguate. E’ importante quindi
che i due itinerari siano proposti parallelamente e con gradualità,
per evitare di rimandare nel tempo la conquista di quelle capacità
di lettura che possono gratificare il bambino.
Quest’ultimo
dovrà essere informato circa il lavoro da svolgere, anzi,
egli stesso dovrà conoscere gli obiettivi che, di volta
in volta, dovranno essere raggiunti; in questo modo gli sarà
possibile essere protagonista e, al tempo stesso, “osservatore”
dei propri processi di apprendimento.
Dislessia
e disagio psicologico
Purtroppo
è frequente che le difficoltà specifiche di apprendimento
non vengano individuate precocemente e il bambino è costretto
così a vivere una serie di insuccessi a catena senza
che se ne riesca a comprendere il motivo. Quasi sempre i risultati
insoddisfacenti in ambito scolastico vengono attribuiti allo
scarso impegno, al disinteresse verso le varie attività,
alla distrazione e così questi alunni, oltre a sostenere
il peso della propria incapacità, se ne sentono anche
responsabili e colpevoli.
L’insuccesso prolungato genera scarsa autostima; dalla mancanza
di fiducia nelle proprie possibilità scaturisce un disagio
psicologico che, nel tempo, può strutturarsi e dare origine
ad una elevata demotivazione all’apprendimento e a manifestazioni
emotivo-affettive particolari quali la forte inibizione, l’aggressività,
gli atteggiamenti istrionici di disturbo alla classe e, in alcuni
casi, la depressione.
Il soggetto con disturbo di apprendimento vive quindi il proprio
problema a tutto tondo e ne rimane imprigionato fino a che non
si fa chiarezza, fino a che non viene elaborata una diagnosi
accurata che permette finalmente di scoprire le carte.
Come
si “sente” chi è in difficoltà
Proviamo,
per un attimo, a metterci nei panni di un bambino o di un ragazzo
con disturbo di apprendimento e immaginiamone le esperienze
e gli stati d’animo:
-
egli si trova a far parte di un contesto (la scuola) nel quale
vengono proposte attività per lui troppo complesse e
astratte
-
osserva però che la maggior parte dei compagni si inserisce
con serenità nelle attività proposte ed ottiene
buoni risultati
-
sente su di sé continue sollecitazioni da parte degli
adulti (“stai più attento!”;” Impegnati di più!”;
“hai bisogno di esercitarti molto”…)
-
spesso non trova soddisfazione neanche nelle attività
extrascolastiche, poiché le lacune percettivo motorie
possono non farlo “brillare” nello sport e non renderlo pienamente
autonomo nella quotidianità
-
si percepisce come incapace e incompetente rispetto ai coetanei
-
inizia a maturare un forte senso di colpa; si sente responsabile
delle proprie difficoltà
-
ritiene che nessuno sia soddisfatto di lui: né gli insegnanti
né i genitori
-
ritiene di non essere all’altezza dei compagni e che questi
non lo considerino membro del loro gruppo a meno che non vengano
messi in atto comportamenti particolari(ad esempio quello di
fare il buffone di classe)
-
per non percepire il proprio disagio mette in atto meccanismi
di difesa che non fanno che aumentare il senso di colpa, come
il forte disimpegno ( “Non leggo perché non ne ho voglia!”;
“Non eseguo il compito perché non mi interessa”…) o l’attacco
(aggressività).
Talvolta
il disagio è così elevato da annientare il soggetto
ponendolo in una condizione emotiva di forte inibizione e chiusura.
Come
si “sente” la famiglia
In
famiglia non si respira certo un’aria migliore. Per la maggior
parte dei genitori la scuola è importante, è al
primo posto nella vita dei bambini e dei ragazzi, tutto il resto
viene dopo e, se la scuola va a rotoli…
Non di rado si sente dire ai genitori rispetto alla difficoltà
del figlio: “Non me lo aspettavo…mi è sempre sembrato
un bambino intelligente…
L’ingresso nella scuola elementare ha, in questi casi, fatto
emergere un problema; il bambino non apprende come gli altri,
gli altri sanno già leggere e scrivere, lui invece…
Inizia così la storia del bambino –scolaro-, una storia
che, in certi casi, ha risvolti davvero drammatici, non si riesce
a comprendere tutta quella serie di “perché” che permetterebbero
di intraprendere percorsi adeguati ed efficaci e si cercano
soluzioni spesso dannose, anche se decise in buona fede. Ecco
allora che si sottopongono i figli ad estenuanti esercizi di
recupero pomeridiano, si elargiscono punizioni (niente più
sport, niente più play station…) e, talvolta si arriva
anche a far cambiare scuola al figlio (“quelle insegnanti non
hanno capito nulla, meglio cambiare aria”).
Nonostante si parli molto di questi problemi, purtroppo c’è
ancora scarsa conoscenza e non sempre la diagnosi giunge in
tempi accettabili, cosicché sia il bambino che la famiglia
tutta vivono esperienze frustranti, generatrici di ansia e di
un clima affettivo non certamente favorevole.
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Autore:
Monica Pratelli, psicologa e psicoterapeuta, coordina
l’Istituto psico–medico-pedagogico “Centro Method” di Perignano
(Pisa) www.centromethod.it.
Ha pubblicato numerosi libri sulle difficoltà di apprendimento
ed, in particolare, sulla dislessia.
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