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vedi Criteri
diagnostici schematizzati
linee-guida
SINPIA per la diagnosi e la terapia farmacologica
Caratteristiche
diagnostiche
La
caratteristica fondamentale del Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività
è una persistente modalità di disattenzione e/o
di iperattività-impulsività che è più
frequente e più grave di quanto si osserva tipicamente
in soggetti ad un livello di sviluppo paragonabile (Criterio
A).
Alcuni sintomi
di iperattività-impulsività o di disattenzione
che causano menomazione devono essere stati presenti prima dei
7 anni di età, sebbene molti soggetti siano diagnosticati
dopo che i sintomi sono presenti da diversi anni (Criterio B).
Una certa compromissione
a causa dei sintomi deve essere presente in almeno 2 contesti
(a casa e a scuola o al lavoro) (Criterio C). Deve chiaramente
risultare un'interferenza col funzionamento sociale, scolastico,
o lavorativo adeguato rispetto al livello di sviluppo (Criterio
D).
L'anomalia non
si manifesta esclusivamente durante il decorso di un Disturbo
Generalizzato dello Sviluppo, di Schizofrenia, o
di un altro Disturbo Psicotico e non è meglio
attribuibile ad un altro disturbo mentale (per es., un Disturbo
dell'Umore, un Disturbo d'Ansia, un Disturbo Dissociativo o
un Disturbo di Personalità (Criterio E).
La
disattenzione (Home)
può manifestarsi in situazioni scolastiche, lavorative,
o sociali. I soggetti con questo disturbo possono non riuscire
a prestare attenzione ai particolari o possono fare errori di
distrazione nel lavoro scolastico o in altri compiti (Criterio
A1a). Il lavoro è spesso disordinato e svolto senza cura
e senza ponderazione. I soggetti spesso hanno difficoltà
a mantenere l'attenzione nei compiti o nelle attività
di gioco, e trovano difficile portare a termine i compiti (Criterio
A1b). Spesso sembra che la loro mente sia altrove o che essi
non ascoltino o non abbiano sentito quanto si è appena
detto loro (Criterio A1c). Possono esservi frequenti passaggi
da un'attività ad un'altra senza completarne nessuna.
I soggetti a cui è stato diagnosticato questo disturbo
possono cominciare a fare qualcosa, passare ad altro, poi dedicarsi
a qualcos'altro ancora, prima di portare a termine qualsiasi
cosa. Essi spesso non soddisfano le richieste o non riescono
a seguire le istruzioni e non portano a termine compiti, incombenze
o altri doveri (Criterio A1d). L'incapacità di portare
a termine i compiti dovrebbe essere presa in considerazione
nel fare questa diagnosi solo se è dovuta a disattenzione
piuttosto che ad altre possibili ragioni (per es., incapacità
di comprendere le istruzioni). Questi soggetti hanno spesso
difficoltà nell'organizzarsi per svolgere compiti e attività
(Criterio A1e). I compiti che richiedono sforzo mentale protratto
vengono avvertiti come spiacevoli e notevolmente avversati.
Di conseguenza, questi soggetti tipicamente evitano o hanno
forte avversione per attività che richiedono protratta
applicazione e sforzo mentale o che richiedono capacità
organizzative o particolare concentrazione (per es., compiti
a casa o lavoro a tavolino) (Criterio A1f). Questo evitamento
deve essere dovuto alle difficoltà del soggetto connesse
all'attenzione e non dovuto ad un'attitudine oppositiva primaria,
anche se può esservi un'oppositività secondaria.
Il modo di lavorare è spesso disorganizzato e il materiale
necessario per svolgere il compito viene spesso disperso, oppure
maneggiato senza cura e danneggiato (Criterio A1g). I soggetti
con questo disturbo sono facilmente distratti da stimoli irrilevanti
e frequentemente interrompono compiti in corso di svolgimento
per prestare attenzione a rumori senza importanza o ad eventi
che di solito sono con tutta probabilità ignorati da
altri (per es., il clacson di un'auto, una conversazione di
sottofondo) (Criterio A1h). Sono spesso sbadati nelle attività
quotidiane (per es., mancano ad appuntamenti, dimenticano di
portarsi il pranzo) (Criterio A1i). Nelle situazioni sociali,
la disattenzione può essere espressa dal fatto che cambiano
spesso d'argomento nella conversazione, non ascoltano gli altri,
non prestano attenzione alle conversazioni e non seguono le
indicazioni o le regole di giochi o attività.
L'iperattività
(Home)
può essere manifestata agitandosi e dimenandosi sulla
propria sedia (Criterio A2a), non restando seduti quando si
dovrebbe (Criterio A2b), correndo senza freni o arrampicandosi
in situazioni in cui ciò è fuori luogo (Criterio
A2c) o può esprimersi con difficoltà a giocare
o a dedicarsi tranquillamente ad attività da tempo libero
(Criterio A2d) o con il sembrare spesso "sotto pressione" o
"motorizzati" (Criterio A2e), oppure col parlare troppo (Criterio
A2f). L'iperattività può variare con l'età
del soggetto e col livello di sviluppo, e la diagnosi dovrebbe
essere fatta con cautela nei bambini piccoli. I bambini che
muovono i primi passi e i bambini in età prescolare con
questo disturbo differiscono dai bambini con una attività
normale per il fatto che sono sempre in movimento e sempre tra
i piedi; essi saltellano avanti e indietro, escono "con le brache
ancora in mano", saltano o si arrampicano sui mobili, corrono
per la casa, e hanno difficoltà a partecipare ad attività
di gruppo sedentarie all'asilo (per es., stare ad ascoltare
una favola). I bambini in età scolare mostrano comportamenti
simili, ma di solito con meno frequenza o intensità rispetto
ai bambini che muovono i primi passi e ai bambini in età
prescolare. Essi hanno difficoltà a rimanere seduti,
si alzano frequentemente, e si dimenano sulla propria sedia,
oppure si aggrappano al suo bordo. Giocherellano nervosamente
con oggetti, picchiettano con le mani, e agitano troppo piedi
e gambe. Spesso si alzano da tavola durante i pasti, mentre
guardano la televisione, o mentre fanno i compiti; parlano di
continuo, e fanno troppo rumore durante attività che
dovrebbero comportare la calma. Negli adolescenti e negli adulti,
i sintomi di iperattività assumono la forma di sensazioni
di irrequietezza e di difficoltà a dedicarsi ad attività
tranquille e sedentarie.
L'impulsività
(Home)
si manifesta con l'impazienza, la difficoltà a tenere
a freno le proprie reazioni, "sparando" le risposte prima che
le domande siano state completate (Criterio A2g), con difficoltà
ad attendere il proprio turno (Criterio A2h), e con l'interrompere
spesso gli altri o l'intromettersi nei fatti altrui fino al
punto di causare difficoltà nell'ambiente sociale, scolastico,
o lavorativo (Criterio A2i). Gli altri possono lamentarsi di
non riuscire a dire una parola in una conversazione. I soggetti
affetti da questo disturbo tipicamente fanno commenti quando
non è il momento, non ascoltano le direttive, iniziano
conversazioni quando non è il momento, interrompono eccessivamente
gli altri, sono invadenti nei confronti degli altri, arraffano
oggetti altrui, toccano cose che non dovrebbero toccare, e fanno
i pagliacci. L'impulsività può portare ad incidenti
(per es., far cadere oggetti, sbattere contro gli altri, agguantare
un tegame rovente) e al coinvolgimento in attività potenzialmente
pericolose senza considerare le possibili conseguenze (per es.,
usare lo skateboard su un terreno estremamente accidentato).
Le manifestazioni
comportamentali compaiono di solito in diversi contesti, che
comprendono casa, scuola, lavoro, e situazioni sociali. Per
fare diagnosi, deve essere presente una certa compromissione
in almeno due contesti (Criterio C). E' molto raro che
un soggetto mostri lo stesso livello di malfunzionamento in
tutti i contesti o tutte le volte nello stesso contesto. I sintomi
tipicamente peggiorano in situazioni che richiedono attenzione
o sforzo mentale protratti o che mancano di attrattiva o di
novità (per es., ascoltare gli insegnanti in classe,
fare i compiti in classe, ascoltare o leggere brani lunghi,
o lavorare a compiti monotoni e ripetitivi). I segni del disturbo
possono essere minimi o assenti quando il soggetto è
sotto controllo molto stretto, in un ambiente nuovo, quando
è impegnato in attività particolarmente interessanti,
in una situazione a due (per es., lo studio del medico), o quando
il soggetto viene ben ricompensato se si comporta in modo adeguato.
E' più probabile che i sintomi si manifestino in situazioni
di gruppo (per es., giochi di gruppo, classi, o ambienti di
lavoro). Il clinico dovrebbe quindi indagare sul comportamento
del soggetto in diverse situazioni in ciascun contesto.
Sottotipi
Home
Sebbene la maggior
parte dei soggetti abbiano sintomi sia di disattenzione che
di iperattività-impulsività, vi sono alcuni soggetti
in cui predomina o l'una o l'altra caratteristica. Il sottotipo
appropriato (per una diagnosi attuale) dovrebbe essere indicato
sulla base della caratteristica sintomatologica predominante
negli ultimi 6 mesi.
La maggior parte
dei bambini e degli adolescenti con questo disturbo presentano
il Tipo Combinato. Non si sa se ciò vale anche per gli
adulti affetti dal disturbo.
Manifestazioni
e disturbi associati
Caratteristiche
descrittive e disturbi mentali associati
Le
caratteristiche associate variano a seconda dell'età
e del livello di sviluppo e possono includere scarsa tolleranza
alla frustrazione, accessi d'ira, prepotenza, caparbietà,
eccessiva e frequente insistenza sul fatto che le richieste
siano soddisfatte, labilità d'umore, demoralizzazione,
disforia, rifiuto da parte dei coetanei, e scarsa autostima.
I risultati scolastici
sono spesso compromessi e svalorizzati, e comportano tipicamente
conflitti con la famiglia e con le autorità scolastiche.
Un'inadeguata applicazione a compiti che richiedono sforzo protratto
è spesso interpretata dagli altri come indice di pigrizia,
di scarso senso di responsabilità, e di comportamento
oppositivo.
Le relazioni
familiari sono spesso caratterizzate da risentimento e antagonismo,
specie perché la variabilità del quadro sintomatologico
del soggetto porta spesso i genitori a credere che tutto il
comportamento inopportuno sia volontario.
I soggetti con
Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività possono
conseguire un livello di istruzione inferiore rispetto ai compagni
e avere risultati lavorativi più scarsi. Lo sviluppo
intellettivo, valutatato con test di QI individuali, sembra
essere un po’ minore nei bambini affetti da questo disturbo.
Nelle sue forme gravi, il disturbo è molto limitante,
e compromette l'adattamento sociale, familiare, e scolastico.
Una quantità
sostanziale di bambini con Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività
inviati all'osservazione clinica ha anche un Disturbo Oppositivo
Provocatorio o un Disturbo della Condotta. Nei bambini con
Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività può
esservi una maggiore prevalenza di Disturbi dell'Umore,
di Disturbi d'Ansia, di Disturbi dell'Apprendimento,
e di Disturbi della Comunicazione. Questo disturbo non
è infrequente nei soggetti con Disturbo di Tourette;
quando i due disturbi coesistono, l'esordio del Disturbo da
Deficit di Attenzione/Iperattività spesso precede l'esordio
del Disturbo di Tourette. Può esservi una storia
di maltrattamento o di abbandono infantile, sistemazioni adottive
multiple, esposizione a neurotossici (per es., avvelenamento
da piombo), infezioni (per es., encefalite), esposizione a farmaci
in utero, basso peso alla nascita, e Ritardo Mentale.
Reperti di laboratorio
associati
Non
vi sono test di laboratorio che siano stati ritenuti di valore
diagnostico nella valutazione clinica del Disturbo da Deficit
di Attenzione/Iperattività. Si è notato che i
test che richiedono un'elaborazione mentale con sforzo intenso
sono anormali in gruppi di soggetti con Disturbo da Deficit
di Attenzione/Iperattività rispetto ai controlli, ma
non è ancora del tutto chiaro quale fondamentale deficit
cognitivo sia responsabile di ciò.
Caratteristiche
collegate a cultura, età e genere
E'
noto che il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività
si manifesta in diverse culture, con variazioni nella prevalenza
riportata tra i paesi occidentali che probabilmente derivano
più dalle diverse prassi diagnostiche che da differenze
nel quadro clinico.
E' particolarmente
difficile stabilire questa diagnosi nei bambini con meno di
4 o 5 anni di età, perché il loro comportamento
caratteristico è molto più variabile di quello
dei bambini più grandi e può includere caratteristiche
simili ai sintomi del Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività.
Inoltre, i sintomi di disattenzione nei bambini che muovono
i primi passi o nei bambini in età prescolare non sono
spesso prontamente osservati perché ai bambini piccoli
tipicamente viene richiesta di rado un'attenzione prolungata.
Comunque, anche l'attenzione dei bambini che fanno i primi passi
può essere tenuta desta in diverse situazioni (per es.,
un bambino medio di 2-3 anni può tipicamente sedere con
un adulto e guardare un libro illustrato). Al contrario, i bambini
piccoli con Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività
si muovono eccessivamente e sono tipicamente difficili da contenere.
Un'indagine su un'ampia varietà di comportamenti in un
bambino piccolo può essere utile per assicurarsi che
sia stato raggiunto un quadro clinico completo. Quando i bambini
crescono, i sintomi di solito divengono meno cospicui. Nella
tarda fanciullezza e nella prima adolescenza, i segni di attività
motoria eccessiva e grossolana (per es., correre e arrampicarsi
troppo, non rimanere seduti) sono meno comuni, e i sintomi di
iperattività possono essere limitati a irrequietezza
o ad un sentimento interiore di nervosismo o di inquietudine.
Nei bambini in età scolare, i sintomi di disattenzione
compromettono il lavoro in classe e le prestazioni scolastiche.
I sintomi di impulsività possono anche portare alla infrazione
di regole familiari, interpersonali, e scolastiche, specie durante
l'adolescenza. Nell'età adulta, l'irrequietezza può
comportare difficoltà di partecipare ad attività
sedentarie e l'evitamento di passatempi ed occupazioni che limitino
l'opportunità di movimento spontaneo (per es., lavori
da scrivania).
Il disturbo è
molto più frequente nei maschi che nelle femmine, e il
rapporto maschi-femmine varia da 4:1 a 9:1 a seconda dell'ambiente
(cioè, popolazione generale o soggetti ospedalizzati).
Decorso
Home
La maggior parte
dei genitori osserva dapprima un'eccessiva attività motoria
quando i bambini muovono i primi passi, che spesso coincide
con lo sviluppo della deambulazione indipendente. Comunque,
dato che molti bambini iperattivi a questa età NON
svilupperanno poi un Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività,
si dovrebbe usare cautela nel fare questa diagnosi nei primi
anni di vita. Di solito, il disturbo viene diagnosticato per
la prima volta durante le scuole elementari, quando l'adattamento
scolastico risulta compromesso. Nella maggior parte dei casi
osservati in ambiente clinico, il disturbo è relativamente
stabile durante la prima adolescenza. Nella maggior parte dei
soggetti, i sintomi si attenuano durante la tarda adolescenza
e l'età adulta, sebbene una minoranza dispieghi l'intero
corredo dei sintomi del Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività
nella media età adulta. Altri adulti possono mantenere
solo alcuni sintomi, nel qual caso si dovrebbe usare la diagnosi
di Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività, in
Remissione Parziale. Questa diagnosi si adatta a soggetti che
non hanno più il disturbo completo ma mantengono ancora
alcuni sintomi che causano compromissione del funzionamento.
Diagnosi
differenziale
Home
Nella prima fanciullezza,
può essere difficile distinguere i sintomi del Disturbo
da Deficit di Attenzione/Iperattività dal comportamento
adeguato all'età di bambini vivaci (per es., correre
intorno o fare chiasso).
I sintomi di
disattenzione sono comuni tra i bambini con basso QI che sono
collocati in ambienti scolastici inadeguati alle loro capacità
intellettive. Questi comportamenti devono essere distinti da
segni similari in bambini con Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività.
(…)
I sintomi di
disattenzione, iperattività, o impulsività correlati
all'uso di farmaci (per es., broncodilatatori, isoniazide, acatisia
da neurolettici) nei bambini con meno di 7 anni non sono diagnosticati
come Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività ma
sono invece diagnosticati come Altri Disturbi Correlati a
Sostanze Non Altrimenti Specificati. |