| Lavorare
sulla scrittura
È
importante che il lavoro sull’impostazione dei grafemi venga svolto
soltanto quando le capacità di coordinazione oculo-manuale
si siano sensibilmente evolute dal livello di partenza. L’impostazione
dei grafemi in stampatello maiuscolo viene iniziata mostrando
al bambino l’andamento del gesto grafico nella produzione delle
varie lettere. Questo può essere fatto contrassegnando
con dei numeri i segni che compongono la lettera, in modo da mostrare
da che punto si deve cominciare nella scrittura della stessa e
con delle frecce, per segnalare l’andamento del segno grafico.
Successivamente si passa a completare grafemi, ripassare grafemi
rispettando una sequenza cromatica. Si arriva poi alla scrittura
in stampatello maiuscolo, copiando coppie di grafemi, terne di
grafemi, grafemi senza significato, nomi di oggetti, nomi di immagini,
arrivando poi a scrivere rispettando gli spazi tra le parole.
Sono molto utili i quaderni con lo spazio grafico colorato, dando
al bambino un aiuto per la coordinazione oculomanuale e l’impostazione
del gesto grafico.
Corsivo: La scrittura in corsivo richiede una motricità
fine maggiormente sviluppata, una coordinazione oculo-maunale
più evoluta, ed è quindi opportuno inserirla solo
nel momento in cui il bambino sarà in grado di eseguirla
correttamente. In tal caso, il bambino inizierà tracciando
delle linee a suo piacere, su fogli inizialmente grandi e poi
via via sempre più ridotti. Successivamente, sempre su
fogli bianchi, si chiederà al bambino di eseguire tracce
di questo tipo:
Utilizzando
fogli a righe il bambino, nell’esecuzione di tracciati, cercherà
di rimanere all’interno dei bordi.
Successivamente si imposteranno i grafemi in corsivo, insegnando
la giusta direzionalità nella produzione delle lettere;
si passerà poi a distinguere i segni piccoli (che non
escono al di fuori del rigo, come a, e, i, o, u, m, n, c, r,
s, v, z) dai segni alti (che escono dal rigo come b, d, h, l,
t) da quelli bassi (con una parte che esce in basso dal rigo
come g, p, q) e infine i segni alti-bassi (la f).
Sono molto utili, in questa fase dell’intervento, i quaderni
con rigatura colorata, in modo da facilitare la percezione dello
spazio grafico, aiutando il bambino nel rispettare i limiti
imposti dal foglio.
Conclusioni
Biancardi
nel libro Quando un bambino non sa leggere, evidenzia come in
ogni intervento riabilitativo si possono individuare tre linee
guida, da tenere sempre presenti, sulle quali basarsi per impostare
un programma che il bambino deve seguire con la collaborazione
della famiglia e della scuola. Questi sono:
«1.
Il benessere, la motivazione, la salute psicologica e la forza
nel convivere e nell’affrontare una situazione difficile, come
è quella di un distrubo dell’apprendimento.
2. i progressi nell’apprendimento, la possibilità di
imparare, di coltivare i propri interessi culturali, di poter
accedere all’informazione e alle materie di studio.
3. Il miglioramento della propria situazione di difficoltà
concreta – nella lettura, nella scrittura, nel calcolo – per
tentare di raggiungere il maggior livello di capacità
e autonomia possibile.» [2]
È
dall’equilibrio di questi tre aspetti, (motivazione, possibilità
di apprendere e possibilità di migliorare), che scaturisce
il modo migliore per affrontare un disturbo dell’apprendimento.
È necessario tenere sempre ben presenti questi aspetti,
considerando il bambino nella sua interezza, nella sua globalità;
solo così potremo aiutarlo in modo reale e concreto.
Ma quanto durano i disturbi dell’apprendimento? Scompaiono nel
tempo o permangono per tutta la vita? Solitamente i disturbi
di apprendimento durano nel tempo e possono persistere, in maniera
più o meno evidente per tutta la vita. Probabilmente
bambini dislessici una volta divenuti adulti continueranno a
non ricordarsi le tabelline o a commettere alcuni errori ortografici,
oppure non saranno in grado di leggere velocemente, ma niente
che possa interferire più di tanto con una normale vita
sociale, intellettuale e affettiva. Secondo i neuropsicologi
americani quando un bambini raggiunge un livello di competenza
di lettura e di scrittura di quarta elementare (intesa come
tempo impiegato e numero di errori commessi), la sua lettera
e la sua scrittura non permettono di individuare un disturbo
dell’apprendimento. Quindi raggiunto questo livello una persona
può ritenersi capace di affrontare l’esame della vita
quotidiana, magari con qualche incertezza rispetto a persone
senza nessun tipo di problema di lettura o scrittura, ma comunque
si può andare avanti benissimo.
Una cosa importantissima però è una diagnosi tempestiva
e fatta da persone competenti: è il primo passa per capire,
per intervenire, per dare un nome a quelle difficoltà
così difficili da interpretare. Per una diagnosi accurata
sono necessarie un certo numero di sedute, ed un colloquio iniziale
e finale con i genitori. Durante l’ultimo incontro lo specialista
comunicherà ai genitori il risultato della sua osservazione,
accompagnandolo da una relazione scritta. Dopodiché come
intervenire nel modo migliore?
È molto importante che al bambino venga spiegata la natura
del suo problema, facendogli capire che non si tratta di un
handicap, che non ha un’intelligenza inferiore ai suoi compagni,
che dovrà fare un po’ più di fatica degli altri
a scuola ma con l’impegno può arrivare tranquillamente
dove arrivano gli altri. E’ sempre bene dire le cose come stanno
al bambino, facendoli sentire che non è solo, che può
contare sui suoi genitori. Altra cosa molto importante sarebbe
avere la collaborazione delle insegnanti e magari uno specialista
(psicologo o logopedista) che imposti un programma di riabilitazione
personalizzato, da riadattare periodicamente in base ai bisogni
ed ai miglioramenti del bambino. Un valido supporto in questi
casi è costituito dal computer: esistono molti programmi
in grado di aiutare i bambini con difficoltà di lettura,
scrittura e calcolo. In questo modo si sollecitano quelle abilità
carenti in chi ha un disturbo dell’apprendimento.
Una cosa comunque è certa, e cioè che è
indispensabile la collaborazione degli adulti: genitori, insegnanti,
specialisti…è necessario che vi sia un continuo scambio
tra le parti in vista dell’interesse del bambino. Consapevolezza
e conoscenza del problema da parte degli adulti sono la premessa
necessaria da cui partire per aiutare realmente un bambino con
disturbo dell’apprendimento, in modo da far emergere quelle
che sono le sue vere potenzialità.
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Note:
[2]A.Biancardi, G. Milano,
Quando un bambino non sa leggere. Vincere la dislessia i
disturbi dell’apprendimento, 2001, p. 23
Autore:
Chiara
Marchini è nata a Empoli
nel 1976. Laureata in Scienze dell’educazione con la tesi “Autostima
in prospettiva sociologica”, sta svolgendo un master in
pedagogia clinica. Ha lavorato presso diverse cooperative come
educatrice.
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