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Scuola e dintorni

 

LA RIABILITAZIONE DELLA DISGRAFIA
quinta parte

 

 

 
di Chiara Marchini Per approfondire...
 

Disturbi dell'apprendimento

CAPITOLI:

1. Valutazione della percezione; valutazione della dimensione spaziale
2.
Valutazione dell’organizzazione temporale; Valutazione dell’integrazione spazio-temporale
3.
Valutazione della coordinazione motoria; Valutazione della dominanza laterale
4. Valutazione di memoria e attenzione; Impostazione del programma di recupero
5. Lavorare sulla scrittura; Conclusioni

Lavorare sulla scrittura

È importante che il lavoro sull’impostazione dei grafemi venga svolto soltanto quando le capacità di coordinazione oculo-manuale si siano sensibilmente evolute dal livello di partenza. L’impostazione dei grafemi in stampatello maiuscolo viene iniziata mostrando al bambino l’andamento del gesto grafico nella produzione delle varie lettere. Questo può essere fatto contrassegnando con dei numeri i segni che compongono la lettera, in modo da mostrare da che punto si deve cominciare nella scrittura della stessa e con delle frecce, per segnalare l’andamento del segno grafico. Successivamente si passa a completare grafemi, ripassare grafemi rispettando una sequenza cromatica. Si arriva poi alla scrittura in stampatello maiuscolo, copiando coppie di grafemi, terne di grafemi, grafemi senza significato, nomi di oggetti, nomi di immagini, arrivando poi a scrivere rispettando gli spazi tra le parole. Sono molto utili i quaderni con lo spazio grafico colorato, dando al bambino un aiuto per la coordinazione oculomanuale e l’impostazione del gesto grafico.
Corsivo: La scrittura in corsivo richiede una motricità fine maggiormente sviluppata, una coordinazione oculo-maunale più evoluta, ed è quindi opportuno inserirla solo nel momento in cui il bambino sarà in grado di eseguirla correttamente. In tal caso, il bambino inizierà tracciando delle linee a suo piacere, su fogli inizialmente grandi e poi via via sempre più ridotti. Successivamente, sempre su fogli bianchi, si chiederà al bambino di eseguire tracce di questo tipo:

Utilizzando fogli a righe il bambino, nell’esecuzione di tracciati, cercherà di rimanere all’interno dei bordi.
Successivamente si imposteranno i grafemi in corsivo, insegnando la giusta direzionalità nella produzione delle lettere; si passerà poi a distinguere i segni piccoli (che non escono al di fuori del rigo, come a, e, i, o, u, m, n, c, r, s, v, z) dai segni alti (che escono dal rigo come b, d, h, l, t) da quelli bassi (con una parte che esce in basso dal rigo come g, p, q) e infine i segni alti-bassi (la f).
Sono molto utili, in questa fase dell’intervento, i quaderni con rigatura colorata, in modo da facilitare la percezione dello spazio grafico, aiutando il bambino nel rispettare i limiti imposti dal foglio.

Conclusioni

Biancardi nel libro Quando un bambino non sa leggere, evidenzia come in ogni intervento riabilitativo si possono individuare tre linee guida, da tenere sempre presenti, sulle quali basarsi per impostare un programma che il bambino deve seguire con la collaborazione della famiglia e della scuola. Questi sono:

«1. Il benessere, la motivazione, la salute psicologica e la forza nel convivere e nell’affrontare una situazione difficile, come è quella di un distrubo dell’apprendimento.
2. i progressi nell’apprendimento, la possibilità di imparare, di coltivare i propri interessi culturali, di poter accedere all’informazione e alle materie di studio.
3. Il miglioramento della propria situazione di difficoltà concreta – nella lettura, nella scrittura, nel calcolo – per tentare di raggiungere il maggior livello di capacità e autonomia possibile.» [2]

È dall’equilibrio di questi tre aspetti, (motivazione, possibilità di apprendere e possibilità di migliorare), che scaturisce il modo migliore per affrontare un disturbo dell’apprendimento. È necessario tenere sempre ben presenti questi aspetti, considerando il bambino nella sua interezza, nella sua globalità; solo così potremo aiutarlo in modo reale e concreto.
Ma quanto durano i disturbi dell’apprendimento? Scompaiono nel tempo o permangono per tutta la vita? Solitamente i disturbi di apprendimento durano nel tempo e possono persistere, in maniera più o meno evidente per tutta la vita. Probabilmente bambini dislessici una volta divenuti adulti continueranno a non ricordarsi le tabelline o a commettere alcuni errori ortografici, oppure non saranno in grado di leggere velocemente, ma niente che possa interferire più di tanto con una normale vita sociale, intellettuale e affettiva. Secondo i neuropsicologi americani quando un bambini raggiunge un livello di competenza di lettura e di scrittura di quarta elementare (intesa come tempo impiegato e numero di errori commessi), la sua lettera e la sua scrittura non permettono di individuare un disturbo dell’apprendimento. Quindi raggiunto questo livello una persona può ritenersi capace di affrontare l’esame della vita quotidiana, magari con qualche incertezza rispetto a persone senza nessun tipo di problema di lettura o scrittura, ma comunque si può andare avanti benissimo.
Una cosa importantissima però è una diagnosi tempestiva e fatta da persone competenti: è il primo passa per capire, per intervenire, per dare un nome a quelle difficoltà così difficili da interpretare. Per una diagnosi accurata sono necessarie un certo numero di sedute, ed un colloquio iniziale e finale con i genitori. Durante l’ultimo incontro lo specialista comunicherà ai genitori il risultato della sua osservazione, accompagnandolo da una relazione scritta. Dopodiché come intervenire nel modo migliore?
È molto importante che al bambino venga spiegata la natura del suo problema, facendogli capire che non si tratta di un handicap, che non ha un’intelligenza inferiore ai suoi compagni, che dovrà fare un po’ più di fatica degli altri a scuola ma con l’impegno può arrivare tranquillamente dove arrivano gli altri. E’ sempre bene dire le cose come stanno al bambino, facendoli sentire che non è solo, che può contare sui suoi genitori. Altra cosa molto importante sarebbe avere la collaborazione delle insegnanti e magari uno specialista (psicologo o logopedista) che imposti un programma di riabilitazione personalizzato, da riadattare periodicamente in base ai bisogni ed ai miglioramenti del bambino. Un valido supporto in questi casi è costituito dal computer: esistono molti programmi in grado di aiutare i bambini con difficoltà di lettura, scrittura e calcolo. In questo modo si sollecitano quelle abilità carenti in chi ha un disturbo dell’apprendimento.
Una cosa comunque è certa, e cioè che è indispensabile la collaborazione degli adulti: genitori, insegnanti, specialisti…è necessario che vi sia un continuo scambio tra le parti in vista dell’interesse del bambino. Consapevolezza e conoscenza del problema da parte degli adulti sono la premessa necessaria da cui partire per aiutare realmente un bambino con disturbo dell’apprendimento, in modo da far emergere quelle che sono le sue vere potenzialità.

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Note:
[2]
A.Biancardi, G. Milano, Quando un bambino non sa leggere. Vincere la dislessia i disturbi dell’apprendimento, 2001, p. 23

Autore: Chiara Marchini è nata a Empoli nel 1976. Laureata in Scienze dell’educazione con la tesi “Autostima in prospettiva sociologica”, sta svolgendo un master in pedagogia clinica. Ha lavorato presso diverse cooperative come educatrice.

 

copyright © Educare.it - Anno V, Numero 4, Marzo 2005


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