La discalculia
«La
discalculia (acalculia nei casi di estrema gravità) si
presenta come una difficoltà specifica nell’apprendimento
del calcolo, nello stadio elementare, nel quadro di uno sviluppo
intellettivo normale e in assenza di disturbi di natura affettiva,
anche se in certi quasi questi ultimi possono ritrovarsi tra i
fattori eziologici. In tali situazioni però gli effetti
negativi sono solitamente generalizzati, estesi cioè anche
ad altri settori dell’apprendimento e non semplicemente limitati
all’apprendimento matematico.
Più
frequentemente questa difficoltà specifica si rileva in
soggetti colpiti da lesioni organiche precisamente localizzate
(come si verifica spesso nei traumi cranici)»[4].
La
discalculia si presenta dunque come una difficoltà limitatamente
all’ambito matematico; l’incidenza di tale disturbo è molto
ristretta, anche se sembra che la matematica crei problemi a tantissimi
bambini della scuola elementare. Una recente ricerca ha mostrato
come il 50% dei bambini di quarta e quinta, a seguito di un esercizio
di matematica sbagliato restino molto male e preferiscono lasciar
perdere; il 38% invece ha dichiarato di provare un vero malessere
durante lo svolgimento degli esercizi di matematica, mentre il
62% ha dichiarato di essere intimorito dalla matematica. Da non
trascurare il 52% dei ragazzi, i quali hanno ammesso di sentirsi
stupidi di fronte ad un esercizio mal riuscito.
È
evidente dunque come la matematica provochi in molti bambini,
anche in quelli senza nessun problema di apprendimento, un forte
disagio. Le ragioni possono essere ricercate nell’essenza stessa
della materia, la quale non ammette che una risposta giusta e
di conseguenza una forte paura di sbagliare; oppure nel timore
di non sapere individuare la strategia adatta alla risoluzione
del problema. La discalculia comunque presenta un quadro specifico
che va oltre i problemi appena citati. Le maggiori difficoltà
del bambino discalculico riguardano:
-
L’identificazione e il riconoscimento dei numeri;
-
La scrittura dei numeri;
-
Associazione del numero alla quantità corrispondente;
-
Effettuare numerazioni orali in senso ascendente e discendente.
Trisciuzzi
nel libro Introduzione alla pedagogia speciale, evidenzia come
alla base delle competenze matematiche più mature via sia
la conquista di una qualità del pensiero che Piaget definisce
reversibilità.
«[…]
essa consiste nella capacità di ripercorrere all’indietro,
mentalmente, l’azione eseguita, fino a ritornare al punto di partenza.
Questa caratteristica del funzionamento mentale che segna il passaggio
al pensiero operatorio concreto si sviluppa, generalmente, non
prima dei sette anni»[5] .
In
base al pensiero reversibile si realizza il passaggio dall’azione
all’astrazione. Il bambino adesso, in base alla rielaborazione
delle proprie azioni, si è creato un insieme di schemi
mentali in grado di categorizzare l’esperienza del mondo circostante.
Adesso egli non solo comprende il significato delle proprie azioni
sulle cose, ma anche quello delle azioni degli altri, che adesso
è in grado di ascrivere a colui che le compie. Il bambino
si libera così dall’immediatezza delle percezioni, non
rimanendo sempre ancorato a ciò che vede e sente essendo
in grado di effettuare delle operazioni mentali flessibili, suscettibili
di trasformazioni e cambiamenti, in virtù delle possibili
combinazioni reciproche.
Queste operazioni mentali sono alla base della matematica, la
quale si può configurare come un’operazione mentale per
eccellenza.
È
evidente dunque come per l’apprendimento della matematica risulti
di fondamentale importanza il pensiero reversibile. Altre abilità
necessarie a far raggiungere al bambino il concetto di numero
sono la classificazione e la seriazione, strettamente legate al
pensiero reversibile in quanto centrato sulla comprensione della
trasformazione del reale e della sua strutturazione in classi
e in serie.
La classificazione implica la capacità di riconoscere uguaglianze
e differenze fra le cose in base ad un criterio stabilito a priori.
La seriazione sottende la capacità di confrontare, comparare
gli oggetti tra loro, ordinandoli in serie (ad esempio dal più
piccolo al più grande).
Oltre alle abilità di base di stampo prettamente logico-matematico,
l’apprendimento della matematica sottende un insieme di abilità
di tipo trasversale, comuni a tutti gli apprendimenti scolastici,
come lo sviluppo dell’organizzazione spaziale, dell’organizzazione
temporale e dell’integrazione spazio-temporale.
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Note:
[4].
M.BROTINI, Le difficoltà di apprendimento, Tirrenia,
Edizoni del Cerro, 2000, p.149
[5]
L.
TRISCIUZZI, Introduzione alla pedagogia speciale, Laterza,
Bari, 2003, p. 139
Autore:
Chiara
Marchini
è nata a Empoli nel 1976. Laureata in Scienze dell’educazione
con la tesi “AUTOSTIMA IN PROSPETTIVA SOCIOLOGICA”, sta svolgendo
un master in pedagogia clinica. Ha lavorato presso diverse cooperative
come educatrice.
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