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I DISTURBI SPECIFICI DELL'APPRENDIMENTO
sesta parte

 

di Chiara Marchini Per approfondire...
bibliografia

Indice
Disturbi dell'apprendimento

 

L’organizzazione temporale

Secondo Piaget nei primi mesi di vita il bambino concepisce lo spazio come senza tempo, nel senso che vive un insieme di spazi eterogenei tra loro, (lo spazio orale, lo spazio tattile, visivo, uditivo, posturale), i quali risultano scanditi di volta in volta dai bisogni primari. Si tratta più di impressioni temporali, percepite come tempo di attesa necessario al soddisfacimento dei propri bisogni.

La nozione di tempo, come un continuum scandito da giorni, mesi, anni, è un concetto difficile da acquisire è non può presupporre dall’acquisizione della strutturazione dello spazio, in quanto lo spazio racchiude i vari oggetti e fenomeni, dei quali il tempo misura la durata.
La capacità di ordinare gli avvenimenti temporali, includendo la successione, la simultaneità e la sincronia, nonché la capacità ci confrontarli includendoli in una struttura d’insieme, sono alla base della strutturazione della nozione “matura” di tempo. Nozione che si stima un bambino raggiunga intorno ai 7/8 anni, durante il periodo delle operazioni concrete.

Problemi nell’organizzazione temporale possono portare il bambino ad una serie di incapacità più o meno gravi come ad esempio: difficoltà ad orientarsi nel tempo (essere puntuali, sapere in che momento della giornata ci troviamo, ecc…), ad orientarsi nell’orario scolastico, a leggere l’orologio, a memorizzare i giorni della settimana, i mesi dell’anno, ad orientarsi nelle festività. Tutte cose che si riflettono sull’autonomia personale del bambino.


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La percezione dello spazio

Il bambino, fintanto che non esce dall’egocentrismo che lo caratterizza fin verso gli 8 anni, non è in grado di percepire altro punto di vista che non il proprio. L’unico modo di vedere le cose è il suo. Questo atteggiamento si riflette anche nella percezione dello spazio. Il bambino non è capace di uscire dal suo modo di vedere le cose; secondo il proprio punto di vista, tutti percepiscono il mondo circostante così come lui lo vede, indipendentemente dalle posizioni assunte dalle altre persone. Una prova sperimentale effettuata da Piaget chiarisce molto bene questo punto.

Ad un bambino veniva mostrato un disegno con tre cumuli di sabbia, che venivano fotografate da una persona posizionata ai lati dei cumuli. Si mostravano poi al bambino cinque figure, rappresentanti i cumuli di sabbia visti da diverse angolazioni, chiedendogli di individuare quale poteva essere l’eventuale foto scattata dall’uomo disegnato, la quale implicava un punto di vista diverso da quello del bambino. I bambini rispondevano indicando tra le cinque figure quella che rispecchiava il loro punto di vista, a confermare l’incapacità di uscire dall’egocentrismo.
Durante questa fase la conoscenza dello spazio fisico si rifà a nozioni di tipo topologico, relative ad alcune leggi quali: l’inclusione, la chiusura, la vicinanza, la lontananza, la separazione, la somiglianza, la direzione e la regolarità. Le figure verranno percepite in base a caratteri di chiusura-apertura, di vicinanza-lontananza rispetto ad altre figure. Successivamente si passerà da una strutturazione del spazio secondo i principi della geometria euclidea basata sulla conoscenza e la rappresentazione mentale di rette, superfici, volumi, angoli, misure e proporzioni. Questa modalità è tipica dell’età adulta, presupponendo il superamento dell’egocentrismo. La differenza tra le due modalità è essenzialmente di ordine psicologico: mentre lo spazio euclideo ha un carattere oggettivo, per cui è necessario uscire dal proprio punto di vista, quello topologico è soggettivo, visto che assume come punto di riferimento quello del soggetto. Ad esempio, per una persona adulta un rettangolo sarà percepito come una figura avente i lati a due a due uguali, un bambino che non ha ancora superato la fase dell’egocentrismo vedrà in un rettangolo soltanto una figura chiusa.
Spesso succede che alcune difficoltà scolastiche etichettate come DSA siano il risultato di un errore pedagogico, consistente nel richiedere ai bambini prestazioni che presuppongono una strutturazione dello spazio di tipo euclideo, quando la maggior parte si trova su concetti di tipo topologico. A volte proprio il passaggio da un livello all’altro risulta difficoltoso.

Difficoltà dal punto di vista dell’organizzazione spaziale possono riversarsi in una serie di incapacità come: il non saper descrivere in modo corretto le relazioni spaziali tra gli oggetti o in un’immagine; il non sapere individuare la relazione spaziale destra-sinistra; l’incapacità ad eseguire graficamente delle consegne verbali; l’incapacità a completare e a riprodurre delle sequenze grafiche. Tutte queste incapacità riflettono la mancanza di un universo di riferimento ben strutturato, privo di punti fermi, incapace di fissare in maniera stabile la distanza tra le cose.

 

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Autore:

Chiara Marchini è nata a Empoli nel 1976. Laureata in Scienze dell’educazione con la tesi “AUTOSTIMA IN PROSPETTIVA SOCIOLOGICA”, sta svolgendo un master in pedagogia clinica. Ha lavorato presso diverse cooperative come educatrice.

 

copyright © Educare.it - Anno V, Numero 4, Marzo 2005


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