I
disturbi specifici dell’apprendimento della lingua scritta: la
disortografia
«La
disortografia è l’alterazione del contenuto della parola,
non (solo) della forma. Il bambino confonde vocali o per somiglianza
fonetica («d» per «t», «v»
per «f», «c» per «g», «m»
per «n») oppure per somiglianza morfologica («d»
per «q», «n» per «u», «I»
per «b»), si intende, naturalmente nella scrittura
corsiva. Inoltre vi possono essere delle omissioni nei gruppi
vocalici o dittonghi, in posizione preconsonantica di «l»,
«m», «n», «r», «s»,
(per esempio «piagere» per «piangere».
[11]
Brotini,
nel libri Le difficoltà di apprendimento, distingue in
proposito fra ortografia della parola e ortografia delle regole.
Il primo caso riguarda la scrittura della parola utilizzando tutti
i fonemi necessari, collocati nel modo giusto; il secondo invece
si riferisce al giusto utilizzo delle regole grammaticali, ad
esempio uso degli apostrofi, dell’h, dei segni di interpunzione,
e via dicendo. Sono soprattutto gli errori del primo gruppo che
richiedono interventi correttivi, essendo strettamente legati
a deficienze nell’ambito percettivo, motorio, dell’organizzazione
spazio-temporale e della lateralizzazione. L’ortografia delle
regole infatti, è maggiormente legata alla comprensione;
molti bambini acquisiscono queste regole in ritardo ma con le
parole “normali” che non richiedono l’uso di particolari competenze,
se la cavano bene. Il disortografico invece commette continui
errori di ogni tipo, sia con parole facili, che con parole che
richiedono particolari competenze grammaticali. Molti errori sono
relativi ad una cattiva competenza fonologica, all’incapacità
del bambino di segmentare le parole negli elementi costitutivi.
Gli errori compiuti con maggior frequenza dai bambini disortografici
possono essere cosi classificati:
- A
livello della lettera
a) confusioni:
—
per somiglianza fonetica d per t;
v per f
b per p
c per g
r per l
m per n
—
per somiglianza morfologica a per o
m per n
b per p
d per q
n per u
l per b
b) omissioni
— nei raddoppiamenti consonantici, esempio posa per possa;
— nei digrammi, esempio folia per foglia;
— in parole varie, esempio mele per miele;
— in posizione preconsonantica di l, m, n, r, s: esempio piagere
per piangere;
— nei dittonghi e nei gruppi vocalici, esempio foco per fuoco;
— varie: di lettere, sillabe, parole.
c)
aggiunte:
— raddoppiamento consonantico generico, esempio libbro per libro;
— dopo vocale iniziale esempio alla per ala;
— in parole che non hanno già un raddoppiamento, esempio
proffessore per professore;
— ripetizione sillabica, esempio, favovola per favola;
— varie: di lettere, sillabe, parole.
d)
sostituzioni varie:
— di vocale, esempio pingui per pingue;
— di consonante, esempio cardo per caldo;
— di parole.
-
A livello della parola e della frase
a) inversione di fonemi all’interno della parola, esempio tartore
per trattore; inversioni dovute ad errori di orietamento spaziale,
esempio campo per cambo o nuovo al posto di uovo.
b) Sostituzioni, omissioni, aggiunte di sillabe e di parole.
[12]
Per
una buona competenza ortografica è necessario che il bambino
abbia raggiunto alcune importanti acquisizioni come: l’orientamento,
l’organizzazione e la strutturazione spaziale e temporale, una
buona lateralizzazione, la capacità di discriminazione
visiva e uditiva.
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La
disgrafia
La
disgrafia è un disturbo della scrittura che si manifesta
nella difficoltà di esecuzione dei segni grafici e numerici,
il cui tracciato appare incerto, irregolare nella forma e nella
dimensione e comunque inadeguato rispetto ai modelli.
Il
bambino disgrafico presenta le seguenti caratteristiche:
Posizione
e prensione: il bambino scrive in modo irregolare, l’impugnatura
del mezzo è scorretta; la posizione del corpo durante la
scrittura è inadeguata; non utilizza l’altra mano per tenere
fermo il foglio.
Orientamento
nello spazio grafico: non ha riferimenti per orientarsi; non rispetta
i margini, lascia spazi irregolari tra i grafemi, non segue la
linea di scrittura, prosegue in salita o in discesa rispetto al
rigo.
Pressione
sul foglio: non è adeguata: o troppo forte o troppo debole.
Direzione
del gesto grafico: spesso è presente un’inversione nella
direzionalità di scrittura (da sinistra verso destra).
Produzioni
e riproduzioni grafiche: Spesso sono presenti forti difficoltà
nella produzione o copiatura di figure geometriche; anche il disegno
è spesso inadeguato rispetto all’età.
Esecuzione
di copie: I bambini hanno grandi difficoltà nella copiatura
di parole o frasi per scarsa coordinazione oculomanulae (seguire
con lo sguardo il proprio gesto grafico).
Dimensione
dei grafemi: scarso rispetto delle dimensioni delle lettere, riprodotte
o troppo piccole o troppo grandi.
Unione
dei grafemi: spesso ci sono parole legate inadeguatamente.
Ritmo
grafico: il ritmo di scrittura è alterato, o scrive troppo
veloce e troppo lentamente, con la mano che esegue movimenti a
scatti, senza armonia e fluidità nell’azione.
Le
abilità di base implicate nella scrittura possono essere
riassunte nello schema seguente:
Abilità
di base per l’apprendimento della scrittura
[13]
Percezione
Organizzazione temporale
Organizzazione spaziale
Integrazione spazio-temporale
Orientamento destra-sinistra
Conoscenza e rappresentazione dello schema corporeo
Coordinazione motoria
Dominanza laterale
Memoria e attenzione
Solitamente
al momento dell’ingresso alla scuola primaria le insegnanti somministrano
a tutti i bambini il Test di Bender, il quale permette di misurare
il livello della capacità grafica. Questo consta di nove
figure, le quali devono essere riprodotte ciascuna su di un foglietto
di carta non quadrettata; al bambino viene consegnato un foglietto
per volta, chiedendogli di riprodurre la figura che vede.
Dall’esame
delle produzioni grafiche dei bambini si distinguono quattro livelli:
1. Una non-struttura: la riproduzione è a livello dello
scarabocchio; non c’è nessuna relazione con il modello.
2. Una struttura disarticolata: c’è un riconoscimento del
modello ma non dell’articolazione della struttura.
3. Una struttura aggregata: la riproduzione è conforme
al modello anche se gli elementi sono spesso disgiunti l’uno dall’altro,
non rispettando i rapporti spaziali del modello.
4. Una struttura articolata: la copia è simile al modello,
rappresentandone perfettamente le proporzioni tra le parti, le
angolature, la dimensione e l’orientamento.
Le
prove di Bender sono molto importanti per riuscire a capire quali
bambini potranno presentare difficoltà più o meno
gravi nell’apprendimento della scrittura. Infatti la capacità
di riprodurre delle figure nella loro struttura può essere
considerato un valore di predizione importante, in quanto indice
di una buona motricità fine (detta anche prattognosia).
Infatti il bambino capace di riprodurre una figura strutturata
non avrà nessun problema nell’apprendimento della scrittura,
avendo già raggiunto una percezione dello spazio di tipo
euclideo e una buona manualità. Anche il bambino che si
situa al livello della struttura aggregata non dovrebbe presentare
particolari problemi, soprattutto se il livello mentale è
buono; in questo caso la percezione dello spazio si situa tra
il livello topologico e quello euclideo.
Diverso
è il caso dei bambini che riproducono delle figure classificate
come disarticolate o non strutture. Si tratta di casi in cui l’apprendimento
della scrittura comporterà quasi sicuramente un fallimento;
è necessario dunque, in queste situazione, impostare delle
attività in grado di far evolvere il bambino a dei livelli
di percezione dello spazio superiori.
Trisciuzzi
nel libro Pedagogia e didattica speciale per insegnanti di sostegno
e operatori della formazione, evidenzia l’importanza della capacità
fonologica nell’acquisizione della lingua scritta e dell’importanza
di un suo rafforzamento nell’ottica di un intervento di riabilitazione.
In particolare è necessario valutare la capacità
di suddividere le parole in fonemi, pronunciandone i suoni uno
alla volta, così come saper individuare parole che cominciano
o che finiscono con lo stesso fonema, in modo da imparare a discriminare
i suoni e ad associare il suono al rispettivo segno grafico; infine
la capacità di saper eseguire trasformazioni fonemiche
in parole
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Note:
[11]
L.TRISCIUZZI, C.FRATINI, M.A. GALANTI, Introduzione alla pedagogia
speciale, Laterza, Bari, 2003, p. 169-170
[12]
Cfr. M.BROTINI, Le difficoltà di apprendimento,
2000, p. 83-85
[13]
C M.PRATELLI, Disgrafia e recupero delle difficoltà
grafo-motorie, Trento, Edizioni Erikson, 1995, p. 18
Autore:
Chiara
Marchini
è nata a Empoli nel 1976. Laureata in Scienze dell’educazione
con la tesi “AUTOSTIMA IN PROSPETTIVA SOCIOLOGICA”, sta svolgendo
un master in pedagogia clinica. Ha lavorato presso diverse cooperative
come educatrice. |