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Scuola e dintorni

 

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MA COME FANNO I MARINAI?
Una ricerca sulle assenze ingiustificate nella scuola superiore

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di Giorgio Amato

Un giovane Nanni Moretti si chiedeva, in Ecce Bombo, se si nota di più l’assenza o una presenza discreta. Lasciare il posto vuoto oppure sistemarsi a ridosso di un muro, accomunando le due opzioni nella stessa, ostinata, voglia di farsi notare distinguendosi, ricavando la propria identità pubblica, come fanno gli scultori, per sottrazione? È un moto di diniego verso il presenzialismo di massa che non può, agli occhi del pedagogista critico, che segnalare la persistenza di spazi di soggettività non ancora colonizzati. Nelle scuole superiori il fenomeno della presenza-assenza è di particolare interesse, perché vi convogliano diversi nodi cruciali. Innanzitutto si è di fronte a un tipico cono d’ombra: la pedagogia ufficiale, come una coperta corta, lascia scoperti lembi di processi formativi da cui è possibile intravedere un’altra realtà. O meglio, si è davanti a un varco che consente di cogliere ciò che la struttura formale e irreggimentata tende ad occultare: crepe e fessure rivelano, come nell’analisi del geologo, la stabilità del tutto, esattamente come quei solchi nei volti dei contadini, che raccontano di anni trascorsi tra polvere e sole molto meglio di quanto possano fare le pelli plastificate che piacciono alle riviste di moda.


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Autore:
Giorgio Amato
, vive e lavora a Bari. Dottore di ricerca in ‘Progettazione e valutazione dei processi formativi’, collabora con il Dipartimento di Scienze Pedagogiche dell’Università di Bari, dove si occupa in particolare del metodo autobiografico. Fondatore del Centro Studi Edipo, vi svolge attività come pedagogista e formatore.

 

copyright © Educare.it - Anno V, Numero 12, Novembre 2005


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