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Scuola e dintorni

 

 

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MARIA MONTESSORI
una figura riscoperta e rivalutata
prima parte

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di Emilio Vaccaro

bibliografia
seconda parte

Nella sua lunga e quasi cinquantennale presenza sulla scena cultura ed educativa del ‘900, Maria Montessori è stata l’interprete di una personale controversia scientifica con il proprio tempo, rimproverata di non aver compreso il significato delle scoperte del celebre medico rispetto al bambino ed alla sua relativa educazione.
La pedagogia che si costruiva nei laboratori come quella che pur rinnovata si applicava nelle scuole erano soltanto espedienti migliorativi in vista dell’adattamento dell’infante al mondo adulto, ai compiti, alle richieste che esso continuava a porgli senza modificare la tradizionale considerazione della natura e qualità dell’infanzia.

La Montessori era convinta che la nuova scienza dell’educazione si sarebbe ritrovata nella selva di problemi insolubili, perchè continuava a portare dentro di sè le vecchie idee sul bambino e, di conseguenza, antiquate presunzioni dell’adulto nei suoi confronti. La stessa pedagogia sperimentale, orgogliosa, quanto perduta nelle sue innumerevoli ricerche, avrebbe agito contro il fanciullo, perchè ancora nutrita dell’antico errore, di voler accrescere la capacità d’intervento educativo su di lui. Non c’è nulla di nuovo in quel bambino osservato nei suoi presunti caratteri che l’umanità ha ritenuto fino ad oggi costitutivi e naturali della sua anima e personalità, mentre sono soltanto manifestazioni di difesa e repressione.

E’ su tale scoperta che la studiosa invitava la scienza a fare esperienze ed a pronunciarsi, ma vennero dubbi, silenzi, palesi rifiuti: nessuno dei grandi protagonisti del rinnovamento pedagogico mostrò di capire a fondo la richiesta montessoriana di avviare il dibattito culturale e scientifico partendo dal dato nuovo delle sue ricerche.

La Montessori si è imbattuta nel tentativo moderno della falsificazione di ciò che gli uomini sapevano del bambino e, in fondo, di loro stessi; ella era consapevole dell’audacia intellettuale e morale con cui sfidava opinioni, costumi, comportamenti secolari, ai quali contrapponeva la sua scoperta di un nuovo fanciullo.
La sue posizioni aggredivano e sconfessavano valori ideologici, religiosi, politici, in cui trovava legittimazione il diritto dell’adulto sull’infanzia e l’inconscia volontà di dominio.
Per la Montessori, il bambino è costretto a manifestazioni di difesa di fronte all’errore inconscio dell’educatore che gli sta accanto. Tale percezione l’avvicina alla psicoanalisi, in modo particolare ad Adler le cui teorie della psicologia individuale offrivano possibilità d’interpretazione ed applicazioni educative.
Alcuni motivi adleriani erano già presenti nella Montessori e riguardavano la condizione di debolezza e dipendenza del bambino, la svalorizzazione delle sue immense potenzialità, le manifestazioni deviate come risposta di difesa all’offesa dell’adulto: le fughe nell’immaginazione e la costruzione di barriere, il complesso d’inferiorità o il desiderio di possesso manifestato da tanti bambini hanno un significato assai prossimo a quello degli espedienti (arrangment) che i neurotici descritti dallo psicoanalista producono per sottrarsi alle prove di realtà.
Montessori ed Adler sono accumunati dalla convinzione che un ambiente normalizzato e nuovi comportamenti adulti avrebbero potuto prevenire stati psichici morbosi e riaprire comunque la via della maturazione per i fanciulli malati tramite un lavoro proporzionato alle loro forze, psichicamente preparato e tale da evitare l’intervento sostitutivo dell’adulto.
Il bambino ha dimostrato di possedere qualità naturali normali e su loro deve fondarsi la nuova educazione.
Su questi principi nasce la “Casa dei bambini”, come istituzione naturalmente pediatrica che solo successivamente venne battezzata “Casa della Salute”.
La rappresentazione del bambino montessoriano sembra oggi farsi concreta pratica, educativa e sociale. Sin dalla prima infanzia, a contatto con i genitori, educatori del nido, insegnanti, adulti estranei, egli esprime con un calmo desiderio di partecipazione e l’evidente richiesta di essere aiutato a svolgere ogni attività. In seguito, più grande, il fanciullo diviene autonomo e consapevole della propria vita anche in relazione al mondo circostante, manifesta una palese capacità di comprendere l’importanza dell’apprendimento e del lavoro intellettuale, associata ad una confidenza mai sospettata con i problemi stessi della vita, familiare ed umana che sa spesso giudicare con saggezza e previsione.

 

Autore: Emilio Vaccaro è laureato in filosofia - indirizzo pedagogico. Socio FI.PED (Federazione Pedagogisti Italiani) per conto della quale ha svolto un tirocinio di formazione presso la Scuola Elementare Don Milani di Caltanissetta. Attualmente frequenta un Corso triennale post-laurea di formazione in Pedagogia Clinica presso l'ISFAR di Firenze.

 

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Bibliografia:
· Becchi E., 1987, Storia dell’educazione. La Nuova Italia, Firenze;
· Gray P., 2002, Psicologia. Zanichelli, Bologna;
· Guido C., 1999, La scuola italiana fra obiettivi e standard. Opera Nazionale Montessori, Roma;
· Gilberti F.-Rossi R., 1996, Manuale di Psichiatria. Piccin & Vallardi, Padova;
· Piazza V., 1998, Maria Montessori. La via italiana all’handicap. Erickson, Trento;
· Scocchera A., 1990, Maria Montessori. Un ritratto quasi inedito. La Nuova Italia, Firenze;
· Tornar C., 1990, Attualità scientifica della pedagogia di Maria Montessori. Aspetti innovativi. Implicazioni operative. Anicia, Roma.

Pubblicato su Educare.it per gentile concessione dell'autore e dell'editore


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