| Nella
società delle conoscenze si sta affermando un nuovo modo
di concepire e trasmettere la cultura. Di questo è convinto
Raffaele Simone, ordinario di Linguistica generale all’Università
Roma Tre, che nel libro “La terza fase. Forme di sapere che
stiamo perdendo” analizza come le modificazioni tecniche stanno
cambiando il nostro modo di percepire le conoscenze.
Dopo la fase dell’invenzione della scrittura e della stampa, stiamo
attraversando la terza fase che coincide con la rivoluzione informatica
e telematica.
Merito dell’autore è di indagare in profondità, con
la sua autorevolezza di studioso della linguistica, sulle cause
e conseguenze di questa rivoluzione.
La
terza fase
La
terza fase, che secondo il nostro studioso è iniziata negli
anni Ottanta, è caratterizzata dal predominio della televisione,
del computer, del telefono cellulare, di quelli che in genere si
chiamano i media.
Già Sartori aveva parlato di un “homo videns” che
si sarebbe sostituito all’homo sapiens, ma l’analisi di
Raffaele Simone va più in profondità: secondo lui
sta cambiando proprio il modo di percepire le conoscenze e di trasmetterle.
C’è un pendolo nella storia che una volta si orienta sul
predominio dell’ascolto e una volta sul predominio della vista,
anche se tra i due sensi c’è interdipendenza. Per esempio
i Greci antichi privilegiavano la vista come senso più pertinente
per conoscere. L’illuminismo idem privilegiò la vista.
Herder,
a cavallo tra Illuminismo e Romanticismo, ritenne invece l’orecchio
senso mediano tra i sensi.
A un certo punto della storia la scrittura rivoluzionò la
gerarchia tra i sensi e con essa si creò una nuova modalità
sensoriale:
Essa
esaltò enormemente il vedere rispetto all’udire. Ma non lasciò
senza cambiamenti la vista, bensì la trasformò in
profondità, perché ebbe l’effetto di far emergere
un ulteriore, ben distinto, modulo di percezione, che è la
visione alfabetica (op. cit., p.16).
Dopo la trasmissione della cultura per via orale
si affermò la trasmissione scritta. Questo passaggio è
ben scritto e paventato da Platone che considerava lo scritto pericoloso
in quanto finiva nelle mani altrui, anche di chi non era interessato,
e soprattutto non poteva essere difeso da chi argomentava, come
succedeva nella comunicazione orale.
Ma questa rivoluzione cognitiva comportava anche il passaggio a
un nuovo tipo di intelligenza che Simone chiama sequenziale in contrapposizione
a quella simultanea.
Quella simultanea opera sui dati nello stesso momento, come accade
negli stimoli visivi, si percepisce un tutto dove è difficile
stabilire un ordine e un tempo.
Quella sequenziale invece stabilisce un ordine, una successione
degli stimoli, un prima e un dopo.
La visione alfabetica è in questo senso lineare.
L’invenzione della stampa ha permesso di diffondere a molti le conoscenze
che prima erano un privilegio di pochi.
Negli ultimi decenni del XX secolo ci sarebbe stato un nuovo cambiamento
epocale.
Si
tratta di questo: alla fine del XX secolo siamo gradualmente passati
da uno stato in cui la conoscenza evoluta si acquisiva soprattutto
attraverso il libro e la scrittura (cioè attraverso l’occhio
e la visione alfabetica o, se preferiamo, attraverso l’intelligenza
sequenziale), a uno stato in cui essa si acquista anche - e per
taluni soprattutto- attraverso l’ascolto (cioè l’orecchio)
o la visione non-alfabetica (che è una specifica modalità
dell’occhio), cioè attraverso l’intelligenza simultanea.”
(op. cit., p.21).
Quindi
con la scrittura si sarebbe avuto il passaggio dalla predominanza
dell’orecchio a quello della vista, con la rivoluzione multimediale
ci sarebbe una nuova predominanza dell’ascolto.
La comunicazione verbale starebbe diventando di nuovo il canale
privilegiato della trasmissione della cultura.
La televisione è fatta certamente di immagini, ma si impara
tramite l’ascolto. Il computer presenta testi e immagini, ma è
multidimensionale, comprendendo anche l’ascolto .Soprattutto utilizza
un approccio simultaneo rispetto a quello sequenziale-lineare tipico
della scrittura.
Il predominio dell’orecchio ci appare ancora più evidente
dall’uso massiccio del telefonino o cellulare nella nostra società,
dall’utilizzo degli SMS al posto della lettera classica che riproducono
più le modalità della comunicazione orale che quella
scritta.
Nel nuovo contesto il libro ha perso la sua centralità e
c’è una crisi generalizzata della lettura che è più
faticosa della conoscenza che si sviluppa tramite le immagini e
l’ascolto, perciò sembra essere preferita dalle nuove generazioni.
...continua...
torna
su |