| Guardavo
il telegiornale e il servizio che andava in onda parlava di
scuola, di studenti, di bullismo. Un telefonino aveva ripreso
tutta la scena, il bullo che dall’ultimo banco scagliava un
astuccio all’indirizzo della professoressa che stava scrivendo
alla lavagna, colpendola alla nuca. Gli altri alunni seduti
immobili come se nulla fosse accaduto, mentre l’insegnante in
lacrime fuggiva dalla stanza.
Osservando la scena alla televisione, ho sentito un brivido
percorrermi la schiena: in quei fotogrammi, quel ragazzo nascosto
dall’ultimo fila, quel lancio codardo a colpire alle spalle,
ho rivisto un altro bullo allo sbaraglio, in quei ragazzi educatamente
seduti ai loro banchi, ho ricordato altri compagni, in quella
fuga scomposta l’umiliazione di altre persone incolpevoli.
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