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complessità sociale ha portato grandi cambiamenti anche
nella scuola. A mutare non sono solo i contenuti e la didattica,
ma anche il ruolo che come istituzione essa riveste nella società:
alla scuola si chiede oggi un’educazione a 360° gradi,
per una crescita globale della personalità degli alunni
e la prevenzione primaria del disagio.
Per rispondere a questo mandato, gli insegnanti hanno dovuto far
propri di concetti, metodi e tecniche di natura non strettamente
didattica e di derivazione più psicologica e sociologica.
Ha questa origine il “counseling scolastico”, cioè
quella particolare relazione d’aiuto fondata sull’ascolto
non direttivo, sull’empatia, finalizzata a favorire interazioni
positive tra studenti, insegnanti, genitori ed eventuali altri
educatori.
In questo articolo si intende analizzare il “circle time”,
che si inscrive tra le modalità con cui può essere
realizzato il counseling a scuola.
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Bibliografia:·
C. Toneguzzi, Introduzione al counselling, Edigestalt, 2007
· G. Maiolo, L’occhio del genitore, Erickson, 2000
· F. Perussia, R. Viano, La comunicazione, Mediserve, 2000
· O. Ferrarsi, Crescere, Cortina, 1992
· W. Bion, Esperienze nei gruppi, Armando, 1971
· C. Neri, Gruppo, Borla, 1996
Autore:
Giovanni Manzi, pedagogista aderente ad Albo Professionale ANPE
e assistente presso la facoltà di “Scienze della
formazione” dell’Università Cattolica del S.
Cuore, vive a Cremona ed opera a Brescia. Ha conseguito un Master
in “gestione del disagio nascosto” e si dedica a studi
ed approfondimenti su marginalità, devianza, problematiche
adolescenziali e disabilità intellettiva. Ha acquisito
esperienza professionale progettando interventi formativi e di
recupero a beneficio di strutture ospitanti minori in difficoltà.
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