|
Le
nuove tecnologie e il loro ruolo epistemologico
Nel corso degli ultimi anni, in
particolare dall’avvio del Programma di Sviluppo delle Tecnologie Didattiche
1997/2000, nelle scuole di ogni ordine e grado si è diffuso in maniera
crescente l’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT)
nella quotidianità dei processi didattici. Si tratta senza dubbio di un dato
confortante e positivo, di un segnale di allineamento del nostro paese alle
soglie dei più avanzati partner europei, di una forte volontà da parte dei
docenti di rinnovare la prassi didattica, tuttavia il processo cui stiamo
assistendo non è esente da rischi.
Non si allude in alcun modo ai
catastrofismi degli "apocalittici" di Umberto Eco, bensì al rischio,
tutt’altro che remoto, che si faccia ricorso ad un uso poco consapevole delle
potenzialità pedagogiche dei nuovi strumenti.
In uno scenario, come quello
della scuola italiana, in cui la formazione dei docenti, in particolare quella
in itinere, non ha ancora assunto i caratteri auspicabili di una formazione
certificata; in cui, a differenza di molti altri paesi europei, non era stato
mai previsto, fino al Maggio 2002, un piano articolato e sistematico di
formazione informatica per gli insegnanti, in un panorama nel quale, in sintesi,
l’aggiornamento pedagogico e didattico dei docenti è ancora affidato alla
buona volontà e alla motivazione dei singoli, non si può non intravedere la
possibilità che, per ingenuità o dolo, le nuove tecnologie vengano usate come
"strumenti di facciata".
Nulla potrebbe essere più
dannoso per la nostra scuola della convinzione che sia sufficiente sostituire
carta e penna con il computer, la biblioteca con Internet, cartoncino e
pennarelli con un colorato ipertesto, per avere un ambiente di apprendimento
rinnovato e all’avanguardia.
Una simile concezione, infatti,
che intende i media come semplici strumenti, di comunicazione o di trasmissione
della conoscenza, senza alcuna considerazione della loro funzione
epistemologica, finisce per ridurre realmente le nuove tecnologie a meri
strumenti, strumenti dei quali sarebbe in tal modo auspicabile non ricorrere
affatto, in quanto per nulla in grado di apportare valore aggiunto al processo
di insegnamento/apprendimento, o di rinnovare alcunché.
In un proficuo percorso di
adeguamento ai tempi, perché la scuola non appaia più come quel "vagone
lento" (1)
fra innumerevoli mezzi che si muovono a velocità supersonica, la
consapevolezza pedagogica dei docenti si configura come ineludibile.
In merito all’uso didattico
delle ICT tale consapevolezza consiste nella presa d’atto che tutti i media,
oltre ad essere inevitabilmente utensili, strumenti per l’amplificazione delle
facoltà umane, sono anche dispositivi filosofici ed epistemologici, dal momento
che danno forma alla conoscenza e ce la presentano sotto una pluralità di
aspetti (2).
Per questo è fondamentale che
anche nelle aule scolastiche, come nel contesto extra-scolastico, i discenti
possano avere accesso ad un sistema variegato di media poiché (3):
più fonti abbiamo e più
media usiamo, più facce possiamo scoprire dell’universo del sapere e
quindi più articolato può farsene il nostro impegno di percezione,
costruzione, concettualizzazione, comprensione.
Insomma, la scuola che dobbiamo
costruire dovrà configurarsi come un ambiente plurimediale, in cui tutti i
media abbiano cittadinanza e apportino la propria rappresentazione del mondo e
del sapere; ma se le potenzialità , la configurazione dei contenuti, la matrice
cognitiva di cui i singoli media sono espressione, non saranno note ai docenti
che si accingono ad usarli, poche speranze potremo riporre nella scuola del
futuro.
torna
su
|