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Scuola e dintorni

 

LA RIFORMA STROZZATA:

un inevitabile (e nostalgico) termine di paragone
per la nuova riforma scolastica
 (prima parte)

di Chiara Lalli

 

All’inizio dell’estate del 2001 il ministro dell’Istruzione, Letizia Moratti, ha deciso di bloccare la riforma dei cicli dell’istruzione (legge del 10 febbraio 2000, n. 30, più familiarmente indicata come la riforma Berlinguer-De Mauro) che avrebbe dovuto avere attuazione a partire dall’anno scolastico 2001-2002. La riforma, “strozzata in culla” per dirla con le parole di Miriam Mafai (5 luglio 2001), è stata una delle prime vittime del nuovo governo, vittima designata in un clima spesso di segreto e silenzio.

Come sappiamo, nel settembre 2001 gli studenti hanno cominciato l’anno scolastico frequentando la vecchia scuola elementare e media, e non il settennio della scuola di base, che la riforma proponeva come evoluzione ed accorpamento dei due precedenti gradi di scuola.

La decisione annunciata allora di “ripartire” con i nuovi cicli dal 2002-2003, secondo una nuova formulazione, prende corpo proprio in questi giorni con l’ipotesi elaborata dal Gruppo Ristretto di Lavoro, a cura di Giuseppe Bertagna (Rapporto finale del Gruppo Ristretto di Lavoro costituito con D.m. 18 luglio 2001, n. 672, Roma, 28 novembre 2001).

Sembra opportuno esporre alcuni principi teorici ed organizzativi su cui si fondava la riforma Berlinguer-De Mauro e che sembrano essere fondamenti irrinunciabili per qualunque attività di innovazione scolastica.

Lo spirito della vecchia riforma dei cicli scolastici

“Il sistema educativo di istruzione e di formazione è finalizzato alla crescita e alla valorizzazione della persona umana, nel rispetto dei ritmi dell’età evolutiva, delle differenze e dell’identità di ciascuno, nel quadro della cooperazione tra scuola e genitori, in coerenza con le disposizioni in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche e secondo i principi sanciti dalla Costituzione e dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. La Repubblica assicura a tutti pari opportunità di raggiungere elevati livelli culturali e di sviluppare le conoscenze, le capacità e le competenze, generali e di settore, coerenti con le attitudini e le scelte personali, adeguate all’inserimento nella vita sociale e nel mondo del lavoro anche con riguardo alle specifiche realtà territoriali” (Art. 1, Sistema educativo di istruzione e di formazione).

La riforma dei cicli Berlinguer-De Mauro si inserisce in un più vasto panorama di riforma, ormai in atto, dell’intero sistema scolastico e formativo. Negli ultimi anni l’attività innovativa è stata decisamente intensa e ha coinvolto molteplici aspetti: è sufficiente ricordare l’esame di maturità, i programmi di storia nella scuola secondaria, lo statuto degli studenti, l’elevamento dell’obbligo scolastico e, pilastro della riforma dell’intera pubblica amministrazione, l’autonomia delle istituzione scolastiche (il Decreto del Presidente della Repubblica n. 275, 8 marzo 1999 individua le funzioni attribuite alle scuole).

Il cuore della riforma del sistema scolastico italiano è costituito dalla volontà di migliorare l’offerta formativa e di innalzare il livello culturale della popolazione. Questo deve avvenire in accordo con le norme costituzionali riguardanti in modo specifico la scuola (gratuità dell’istruzione obbligatoria, diritto allo studio), e con gli stessi principi fondamentali della Costituzione Italiana: lo sviluppo della persona umana, il diritto al lavoro, la valorizzazione dell’operosità, il senso dei doveri legati alla solidarietà, il rapporto con l’ambiente e con il patrimonio storico e culturale, l’accoglienza agli stranieri, l’educazione alla pace.

Il sistema educativo è un sistema integrato e intimamente legato alla realtà sociale, finalizzato alla crescita e alla valorizzazione della persona umana. Il soggetto che apprende è al centro della scuola, è un soggetto caratterizzato da relazioni familiari e sociali, da una precisa personalità e identità: tutte caratteristiche che vanno rispettate e valorizzate, e sulle quali vanno modellati i modi di insegnamento, al fine di garantire l’acquisizione di cognizioni e competenze specifiche. Il compito delle scuole ridisegnato dalla riforma è complesso e di alta professionalità. Un compito che richiede una responsabilità a tutti coloro che gravitano intorno alle scuole: primi tra tutti studenti, docenti, genitori.

Al fine di riscontrare il realizzarsi del diritto ad apprendere, è necessario valutare il raggiungimento effettivo delle competenze durante e alla fine dei vari cicli.

Il nuovo percorso educativo vuole congiungere senza fratture la scuola dell’infanzia alla scuola secondaria o alla formazione professionale, fornendo gli strumenti di conoscenza necessari a ciascuno per compiere scelte consapevoli e mature, tanto all’interno della scuola che oltre la scuola, tanto rispetto alla scelta del tipo di studi successivi (Università) che rispetto al mondo del lavoro e delle professioni. La suddivisione degli anni scolastici in cicli lunghi e non frammentati consente ad allievi e insegnanti di lavorare su percorsi temporalmente distesi, condizione irrinunciabile per una formazione di alta qualità.

L’orientamento costituisce un aspetto centrale durante tutto il percorso dell’attività didattica, non solo marginale e collocato nelle fasi di transizione da un ciclo all’altro o alla fine della scuola secondaria superiore. L’orientamento è parte integrante della didattica, ed è decisivo sia per il destino individuale che per la migliore utilizzazione sociale dei giovani, per la loro destinazione futura.

In questa scuola, agli insegnanti viene affidato un compito di alta e specifica professionalità: devono essere in grado di cogliere le specifiche realtà individuali, devono continuamente relazionarsi con il territorio circostante, essere capaci di usare al meglio le risorse disponibili, misurarsi con la costruzione di percorsi educativi differenziati e anche individualizzati, essere capaci di sostituire il vecchio programma con il curricolo.

1. Articolazione del sistema di istruzione secondo la riforma dei cicli Berlinguer-De Mauro

 

Età
Tipo di scuola
Durata

3/6 anni

Scuola dell’infanzia

3 anni

Obbligo scolastico

6/13 anni

Scuola di base

Termina con un Esame di Stato

7 anni

 

Obbligo scolastico

 

 

13/15 anni

Scuola secondaria

(articolata in aree, a loro volta divise in indirizzi)

Biennio

 

2 anni

 

 

 

Obbligo formativo

 

 

 

 

15/18 anni

Scuola secondaria

Triennio caratterizzato a livello nazionale per aree e indirizzi

 

 

 

 

3 anni

Formazione professionale

Corsi di 1° e 2° livello organizzati dalle regioni o da privati

Apprendistato

Contratti che prevedono almeno 120 ore di formazione annua

 

Frequenza volontaria

 

18/21 anni

21/23 anni

23/24-25

Università

Laurea

Laurea specialistica

Specializzazione

 

3 anni

2 anni

1 o 2 anni

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Bibliografia:

1.        Bruner, Jerome, 1960, The Process of Education, Harvard University Press, Cambridge (MA), trad. it., Il processo educativo. Dopo Dewey, Armando Editore, Roma 1964.

2.        Bruner, Jerome, 1986, Actual Minds, Possible Worlds, Harvard University Press, Cambridge (MA), trad. it., La mente a più dimensioni, Laterza, Roma-Bari 1988.

3.        Bruner, Jerome, 1996, The Culture of Education, Harvard University Press, Cambridge (MA), trad. it., La cultura dell’educazione, Feltrinelli, Milano 1997.

4.        Canevaro, Andrea, 1996, Quel bambino là…Scuola dell’infanzia, handicap e integrazione, La Nuova Italia, Firenze.

5.        Cogliati Dezza, Vittorio, 2000, Il curricolo di scuola, pubblicazione on-line, in NEWS www.legambiente.it.

6.        Connelly, F.M., Lantz, O., 1985, Definition of Curriculum, Husén, Postlethwaite.

7.        Dei, Marcello, 2000, La scuola in Italia, Il Mulino, Bologna.

8.        Eco, Umberto, 1997, Kant e l’ornitorinco, Bompiani, Milano.

9.        Gardner, Howard, 1991, The Unschooled Mind. How Children Think and How Schools Should Teach, New York, Basic Books, trad. it., Educare al comprendere. Stereotipi infantili e apprendimento scolastico, Feltrinelli, Milano 1993.

10.     Lastrucci, Emilio, 2000, L’autonomia scolastica, in Cadmo, anno VII, numero 23 (agosto).

11.     Morin, Edgar, 1999, La tête bien faite, trad. it., La testa ben fatta. Riforma dell’insegnamento e riforma del pensiero, Raffaello Cortina Editore, Milano 2000.

12.     Pontecorvo, Clotilde, Fusé, Luisa, 1982, Il curricolo: prospettive teoriche e problemi operativi, Loescher Editore, Torino.

13.     Postman, Neil, 1982, The Disappearance of Chidhood, New York, Delacorte Press, trad. it., La scomparsa dell’infanzia. Ecologia delle età della vita, Armando Editore, Roma 1999.

14.     Postman, Neil, 1995, The End of Education. Redefining the Value of School, trad. it., La fine dell’educazione. Ridefinire il valore della scuola, Armando Editore, Roma 1997.

15.     Russel, Bertrand, 1930, On Education Especially in Early Childhood, London, Allen & Unwin, trad. it., L’educazione del bambino e dell’adolescente, Longanesi, Milano 1975.

16.     Vertecchi, Benedetto, 2000, Riforme al via, in Cadmo, anno VII, numero 23 (agosto).

17.     Legge 10 febbraio 2000, n. 30 (Legge Quadro in materia di Riordino dei Cicli dell'Istruzione).

18.     Ministero della Pubblica Istruzione, Commissione di studio per il programma di riordino dei cicli di istruzione, Verso i nuovi curricoli, Sintesi dei gruppi di lavoro, Roma 12 settembre 2000.

19.     Ministero della Pubblica Istruzione, Commissione di studio per il programma di riordino dei cicli di istruzione, Verso i nuovi curricoli, Sintesi dei gruppi di lavoro, Roma 7 febbraio 2001.

20.     Rapporto finale del Gruppo Ristretto di Lavoro costituito con D.m. 18 luglio 2001, n. 672, Roma, 28 novembre 2001.

Articoli di quotidiani

1.        Governo, mossa demenziale. Saranno sepolti dai ricorsi, Mario Reggio, “La Repubblica”, 20 giugno 2001.

2.        Scuola, il governo blocca la riforma dei cicli. A settembre si ricomincia secondo la normativa vigente. Tutto rinviato all’anno scolastico 2002-2003, (senza autore), “La Repubblica”, 4 luglio 2001.

3.        Ritorno al passato per la scuola italiana, Miriam Mafai, “La Repubblica”, 5 luglio 2001.

4.        Scuola, la controriforma del ministro Moratti. Obbligo fino a diciotto anni a 11 si sceglie l'indirizzo di studio, Mario Reggio, “La Repubblica”, 6 novembre  2001.

5.        Studenti d’Italia contro la scuola Moratti, Andrea Carugati – Mariagrazia Gerina, “L’Unità”, 29 novembre 2001.

6.        Riforma, la commissione si dissocia, Mariagrazia Gerina, “L’Unità”, 30 novembre 2001.

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copyright © Educare.it - Anno II, Numero 1, Dicembre 2001


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