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Ricordo un episodio avvenuto molti anni fa, forse
erano gli inizi degli anni Ottanta: era stata organizzata una visita alla
Galleria Borghese per la IV Magistrale ed io ero stata incaricata di affiancare
la collega di Storia dell’Arte. Al termine della visita avremmo dovuto
raggiungere il Giardino Zoologico (oggi Bioparco) dove era in programma un
piccolo pasto, ma le allieve si erano organizzate allo scopo con gli zaini colmi
di panini e bevande.
Ero molto contenta di partecipare a quella
visita sia perché mi faceva piacere rivedere i tanti capolavori esposti in
quella Galleria e sia perché avevo saputo che le allieve avevano chiesto al
Preside che fossi io l’altra Insegnante accompagnatrice. Salimmo dunque piene
d’entusiasmo sul piccolo pullman che avrebbe dovuto portarci a destinazione
ma, arrivate nei pressi dello Scalo San Lorenzo, il pulmino fece una sorta di
balzo e poi si fermò. L’autista cercò di riparare il danno ma non ci riuscì
e fu costretto a cercare un’officina meccanica. Tornò dopo molto tempo
insieme ad un meccanico che, dopo aver controllato la macchina, disse che il
guasto doveva essere riparato in officina, ma che non gli sarebbe stato
possibile trainare il pullman prima di un paio d’ore.
La delusione era grande perché vedevamo
svanire tutto il nostro programma: la visita alla Galleria, la lezione di Storia
dell’Arte, la visita allo Zoo. Raggiungere la Galleria Borghese con i mezzi
pubblici era praticamente impossibile: eravamo due Insegnanti e venticinque
allieve con zaini pesanti e avremmo dovuto fare anche un bel tratto di strada a
piedi.
Mentre stavamo pensando come organizzarci, mi
cadde lo sguardo sull’indicazione toponomastica della strada: ci trovavamo in
Largo Eduardo Talamo. Mi venne in mente allora un’idea che si rivelò poi
giusta e molto gradita. Visto il luogo in cui eravamo pensai di improvvisare una
lezione su Maria Montessori. Fui anche fortunata perché il programma che avevo
svolto mi consentiva di parlare della grande pedagogista. Cominciai così, sul
pullman, la mia lezione sulla Montessori. Parlai della sua vita, della sua
Pedagogia scientifica, del suo metodo, del suo costante mirare allo sviluppo
spontaneo della personalità del bambino. Spiegai che Largo Eduardo Talamo
ricorda il finanziere che pregò la Montessori, già nota per la sua attività
medico-pedagogica, di organizzare alcuni asili nel quartiere San Lorenzo dove
lui, ingegnere benemerito dell’edilizia popolare, aveva costruito alcuni
nuclei di case per il popolo. Quando arrivai a parlare della prima "Casa
dei bambini" inaugurata nel 1907, nel giorno dell’Epifania, a pochi metri
da lì, in Via dei Marsi 58, fui sommersa dalle richieste: tutte volevano
vederla.
L’emozione fu grande per le allieve (ma anche
per la mia collega) quando, entrando nel cortile dell’edificio, videro quella
scritta grande sul muro, stile primo Nocevento, che indicava la prima "Casa
dei bambini" e segnava (con molti meriti e qualche difetto) una tappa
fondamentale nella storia della Pedagogia italiana e mondiale.
Quella lezione fu un successo, sicuramente
anche per il contesto nel quale si era svolta e questa cosa mi fece riflettere
molto. Mi resi conto di quanto sia importante integrare le lezioni in classe con
queste visite nei luoghi dove la storia, oggetto di studio, è avvenuta. Anche
se la nota "educazione delle cose" da sola non è un buon maestro,
sicuramente costituisce un valido contributo perché coinvolge direttamente gli
allievi e facilita il ricordo di quanto appreso. Se il clima di classe rimane
uno dei fattori fondamentali dell’apprendimento scolastico, ben vengano dunque
le visite didattiche. Non riesco invece ad accettare senza qualche perplessità
il turismo scolastico ampiamente esteso, specie dopo una drammatica vicenda
vissuta da un alunno del nostro Istituto, ma di questo racconterò in un’altra
occasione. |