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Un’esperienza possibile, impensabile, …reale.
Porte
chiuse;
orari prestabiliti per l’uso degli spazi comuni affinché
non ci si incontri;
orari esposti sulla porta del salone dei giochi;
differenti “pause biscotto” e utilizzo dei bagni….tranne rare
interferenze dovute a emergenze impreviste;
giochi itineranti dal salone all’aula di sezione: “I pentolini
sono nostri, li avete usati per errore il primo giorno…ci sono
sfuggiti”.
“In giardino andiamo noi dalle ore… alle ore…e questi sono orari
provvisori, quando ci saremo organizzati per l’orario definitivo,
ti faremo sapere”.
“In
questo asilo…” disse una mamma.
“Asilo!, Asilo!!: Scuola d’Infanzia!”. Puntualizzò la
maestra. “L’asilo non esiste più, oggi è scuola,
i bambini non vengono parcheggiati, sono a scuola”. E un
fischio di fischietto professionale volò nell’aria e
nel silenzio.
Pianti,
sguardi increduli, tentativi d’opposizione, pericolosi silenzi,
pensieri in movimento e tanti adattamenti.
“E’
solo perché è l’inizio, poi si adattano, poi passa”.
Ma
a che prezzo? Che valore ha continuare a vivere ignorando informazioni,
studi, ricerche, teorie, aggiornamenti, educazione?
Con che morale ci si presenta quali educatori adulti da imitare?.
Imitare a non pensare, non essere se stessi ma un piccolo gruppo
di allineati facilmente contenibili, sovrastati da un tono di
voce sempre più altisonante che tra canzoncine interattive
e rimproveri imposti da “intelligente autorità”, sopiscono
animi in crescita.
“Vorrei
vedere Lei a gestire un gruppo numeroso di bambini!. Lei, qui
a rovinare equilibri e serio lavoro!. Noi lavoriamo a classi
aperte; se finora la collaborazione non è stata possibile
non è per noi!”.
Regole,
ritorna sempre l’annoso problema: regole a cui nessuno chiede
di rinunciare. Regole per muoversi in sicurezza in spazi e percorsi
definiti. Regole per orientarsi nel nuovo. Regole per imparare
a vivere nel rispetto della sociale convivenza. Regole di gioco.
Regole di vita.
E mi sembra che ce ne sia abbastanza per rivedere affermazioni
d’accusa e immagini d’anarchia. Ma non regole imposte con supremazie
forzose da adulti insicuri.
Viviamo la Riforma delle personalizzazioni (PPAE, PSP, Portfolio),
le indicazioni per lavori d’interclasse (Laboratori, Continuità),
per attività creative, per uno sviluppo armonico delle
personalità.
Viviamo idee e propositi di aggiornamenti permanenti, attenzione
alla documentazione e all’interscambio comunicativo delle esperienze.
Condivisione per crescere insieme!.
Ma dov’è tutto questo quando ci si permettono comportamenti
di estrema ipocrisia, di negazione difensiva, di cattiveria
e maleducazione?.
Tutto questo può appartenere al personale educativo?.
Può essere morale di vita di un’insegnate?.
Forse si quando i bambini non vengono mai guardati negli occhi.
“Tutto
a posto. Abbiamo messo i puntini dove dovevano andare, adesso
è tutto a posto!”.
E
grandi e piccini, ancora una volta, sono tornati in riga.
 
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