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Centre
Jeunes Kamenge
Bujumbura - BURUNDI
Prix
Right Livelihood 2002, Nobel Alternatif
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PRESENTAZIONE
Il Burundi è uno stato centro-africano dove da 40 anni la popolazione vive
periodi di crisi, di
guerra, di massacri per motivi etnici e per altri ancora più complessi.
Da 9 anni è in corso una guerra civile che sembra non voglia mai terminare.
Le cifre ufficiali parlano di 300.000 morti e di 2.000.000 di rifugiati
su una popolazione di 6.000.000 di abitanti.
Nel 1990 è iniziato il Centre Jeunes
Kamenge: uno spazio di incontro per giovani e una serie di progetti
nei Quartieri Nord della capitale, con lo scopo di fare incontrare i
giovani e la popolazione, per far loro vivere esperienze di pace,
di dialogo, di riconciliazione.
L’idea è semplice. Nel mezzo dei Quartieri Nord, su una superficie di
1,8 ettari, è stato costruito il Centre Jeunes Kamenge.
Si tratta di un progetto sociale della Chiesa Cattolica di Bujumbura,
che ha lo scopo di accogliere
giovani dai 16 ai 30 anni in modo che possano scoprire
che le differenze di nazionalità, etnia, religione, le differenze
sociali e politiche possono essere superate senza farsi guerra e
uccidersi gli uni gli altri: anzi, queste differenze possono diventare
una ricchezza per tutti.
E’ un progetto che educa a vivere insieme, in attività di gruppo; si
concretizza negli incontri d’accoglienza, di dialogo, di
riconciliazione fino ad arrivare al perdono. E non è una cosa semplice.
Il Centre Jeunes Kamenge è stato voluto da
Monsignor Simone Ntamwana, allora Vescovo di Bujumbura, ed è stato
affidato a una Comunità di religiosi italiani, i Missionari Saveriani.
Il Centro è stato aperto ufficialmente un mese prima del colpo di stato
del 1993. Il primo gruppo di iscritti era di 2500 giovani.
Poi è
arrivata la guerra: mesi terribili in cui il Centro era tutto solo,
chiuso poiché nessuno poteva più andarci. Durante 4 lunghi mesi, nei quartieri ci furono
combattimenti 24 ore su 24. Attorno
migliaia di morti. Così il Centro è diventato un
ospedale da campo, con Medici senza Frontiere, sezione belga, per i
feriti di guerra. Mentre fuori c’erano massacri, all’interno del
Centro decine di feriti vivevano insieme.
E’ stata un’esperienza terribile. Il piccolo gruppo di
stranieri che viveva al Centro testimoniava, parlava, telefonava per
chiedere aiuti, per far intervenire le associazioni internazionali, gli
ambasciatori, l’inviato speciale dell’ONU,...
Gli anni successivi sono stati molto
difficili. La comunità veniva continuamente minacciata: minacce
verbali, telefoniche, scritte, articoli contro il Centro
poiché in certi momenti era accusato di essere pro Tutzi oppure di
essere pro Hutu.
In questo clima poco conviviale, poco a poco ecco arrivare giovani di un
Quartiere, poi di un altro e di un altro ancora; giovani che invitano
gli altri a venire; e grazie a loro, giorno dopo giorno, il Centro
riprende a vivere.
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DAL
CENTRO ALLA COMUNITA'
I Quartieri della capitale erano
etnicamente chiusi, due Quartieri Tutzi e due Hutu.
Ma molti giovani, che al Centro si erano abituati a vivere insieme, non
accettavano più di vivere con queste divisioni; andavano nei Quartieri
‘nemici’ o in città per incontrare i loro amici, giovani di etnie
diverse.
Per questo fatto, i Responsabili dell’amministrazione hanno chiesto
agli Animatori del Centro un intervento anche nei Quartieri con le
stesse metodologie, per riaprire al dialogo e alla vita insieme, per
fare attività che permettessero di incontrarsi di nuovo e di accettarsi
a vicenda.
Era il 1996: il Centro si è fatto promotore nei Quartieri di tornei,
incontri, film, spettacoli, attività,...
Gli anni sono passati, le esperienze sono diventate sempre più intense,
è una corsa verso la pace. Oggi nel Centro vengono proposte una
trentina di attività giornaliere, quattro progetti esterni, più di
cinquanta animatori, alcuni che lavorano gratuitamente, altri pagati
perché lavorano a tempo pieno, volontari francesi, una Comunità di
Suore.
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Essi hanno incontri con 35 scuole elementari, 34 scuole
secondarie, 27 dispensari, 6 zone, 4 parrocchie cattoliche, 12 comunità
protestanti, 8 comunità musulmane, 22.000 iscritti al Centro, 200.000
abitanti dei Quartieri.
Attività di coordinamento, incontri, tornei, concorsi, progetti di
ricostruzione, campi di lavoro, manifestazioni, lotta contro l’AIDS,
coordinazione con 300 associazioni, alfabetizzazione: attività di ogni
genere per creare una nuova società, un nuovo Paese dove è bello
vivere. E questo in collaborazione con tutti, sia a livello nazionale
che internazionale, con i partiti, la stampa, i ministeri, le chiese,
gli ambasciatori,...
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| I
PROTAGONISTI SCRIVONO ...
Per molte persone è difficile capire
come in un periodo di guerra, con feriti, affamati, rifugiati e
distruzioni di tanti beni, ci possano essere persone che "perdono
il loro tempo" con palloni, carta, idee; ma noi siamo convinti che
questo sia il cammino necessario per una nazione che vuole arrivare alla
pace.
E’ necessario un impegno umanitario, ma se si fa solo questo, è quasi
inutile. Bisogna anche educare, formare una nuova generazione capace di
crescere nel rispetto, capace di condividere gli ideali di pace, capace
di lavorare insieme. Una nuova generazione, una nuova società che
condurrà il Burundi fuori dagli orrori della guerra. Il nostro lavoro è
anche quello di chiedere all’amministrazione e ai finanziatori di
impegnarsi maggiormente in questa direzione, perché fino a questo
momento non si sono fatti grandi passi in essa. Si deve lavorare
maggiormente sul piano dell’educazione alla pace, al dialogo, al
rispetto delle persone, e ciò nonostante le differenze.
L’idea di fondo che sorregge il
Centre Jeunes Kamenge ci ha dato ragione. I giovani che frequentano il
Centro, le persone che lavorano con noi nei Quartieri stanno facendo
nascere degli impegni nuovi e delle esperienze molto interessanti:
giovani che non vogliono entrare nell’esercito o nei movimenti di
liberazione perché credono a una società senza armi; associazioni che
nascono per lavorare sui diritti dell’uomo nella società, nelle
prigioni, nell’esercito; giovani che si mettono insieme per vivere con
gli ammalati di AIDS; persone che entrano nell’amministrazione per
rendere un servizio alla società; giovani che si aiutano
vicendevolmente per cercare un lavoro o per dare la possibilità per
inventare lavori di sopravvivenza. In breve: la vera società che sta
crescendo. Questo è il frutto anche degli sforzi del Centre Jeunes
Kamenge a Bujumbura.
Ci sono ancora delle persone, anche stranieri e responsabili a vario livello, che vengono al
Centre Jeunes Kamenge per vedere giovani di etnie diverse vivere
insieme, e noi non abbiamo mai avuto un solo incidente per motivi
etnici. Vengono per vedere e capire quello che succede al Centro,
vengono per controllare se sia ancora possibile lavorare per il Burundi
sperando nella pace. E vengono per incontrare il Burundi di
domani.
Vorremmo che un giorno i militari e i movimenti di liberazione potessero
venire anche loro al centro per vedere le nuove generazioni, il modo
come loro vivono, quali sono i loro sogni e per far loro un atto di
fiducia e arrivare infine a firmare gli accordi di "cessate il
fuoco" e di pace. La gente del Burundi vuole una cosa sola:
arrivare molto rapidamente alla pace.
Ecco la nostra esperienza. Pensiamo che sia l’esperienza
di tutte le donne e di tutti gli uomini di buona volontà del mondo
intero. Essi vivono come noi, lavorano nel presente, sognano un futuro
diverso anche se non sono sicuri di arrivarci. Il loro sogno è che un
giorno tutte le donne e gli uomini di questa terra possano vivere
insieme la mano nella mano. Anche noi, come loro, compiamo piccoli o
grandi gesti, gesti quotidiani, per lottare costantemente per il
dialogo, la pace, la riconciliazione.
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Prix
Right Livelihood 2002
La Fondazione Right Livelihood di Stoccolma
ha premiato nel 2002 il Centre Jeunes Kamenge con
il Nobel Alternativo.
Nella motivazione si legge : "Il suo esempio e il suo coraggio hanno
dimostrato che nonostante i 9 anni di guerra civile, i giovani di differenti
etnie hanno potuto vivere e costruire il loro futuro insieme, nella pace e
nella armonia "
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PER
INFORMAZIONI E CONTATTI
P.
Claudio Marano
Centre Jeunes Kamenge
B.P. 500 Bujumbura - BURUNDI
Tél: (+257) 232805 - Fax: (+257) 232807
www.cejeka.com
cjk@bi-network.com
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PER
DONAZIONI
- C.C. Postale
n. 204438 intestato a PROCURA GENERALE, VIA
S.MARTINO 8, 43100 PARMA; causale "Per il Centre
Jeunes Kamenge"
- C.C. Bancario
n. 72443.526 - ABI: 06230 - CAB: 12706 intestato
a PROCURA MISSIONI SAVERIANE, CASSA DI RISPARMIO
PARMA e PIACENZA, causale "Per il Centre Jeunes
Kamenge"
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