La scuola è finita, sono iniziate le vacanze.
Finalmente i nostri figlioli non dovranno più soffrire il
caldo torrido di questi giorni dietro banchi, finalmente potranno incominciare
la "scuola" dell’estate fatta di tanto tempo giocato, di tempo
avventuroso, forse anche di tempo annoiato.
Tempo d’estate alla ricerca di un’emozione nuova, di un
patto di complicità tra amici, di un modo nuovo con cui far passare l’estate.
Per noi genitori inizia anche un tempo dove metteremo in moto
tutte le nostre risorse di intrattenimento per tenere insieme la nostra vita
lavorativa e la loro lunga pausa estiva dalla scuola.
Speriamo che tra le maglie della nostra efficiente
organizzazione rimangano buchi sufficientemente larghi per far sperimentare ai
nostri figli la loro capacità di scegliere, di decidere e di rischiare!
Intanto noi adulti lavoratori di scuola cercheremo di
riflettere sul cambiamento in atto, su questa legge di Riforma che ci modifica
la scuola.
Proveremo ad abituarci all’idea anglosassone di una scuola
che non si chiama più elementare ma primaria e ci sforzeremo di pensare che
dietro questo cambiamento lessicale non c’è di nuovo affermato il principio
di una scuola dell’infanzia come preparatoria.
Proveremo a pensare a questa idea di tutor che rimbalza in
ogni pagina della legge dalle elementari, anzi dalle primarie all’Università
e ci sforzeremo di pensare che non stiamo allevando ragazzini perennemente
bisognosi di una guida per districarsi nei loro desideri, nei loro sogni e nelle
loro possibilità.
Proveremo a pensare che perdersi e sbagliare rimane comunque
un atto costitutivo del diventare grandi!
E poi ci sforzeremo di pensare che tutta questa attenzione ai
percorsi individualizzati, non sia perché è venuta meno la nostra passione per
l’essere insieme, per il gruppo, per il tenerci per mano.
Proveremo a pensare che non ci siamo dimenticati che il
quarto pilastro dell’educazione è il saper convivere.
Ma una riforma era necessaria.
Da molti anni governi di diverso segno ci avevano provato
senza riuscirci. Vi erano molte idee brillanti nei precedenti documenti e molti
uomini e donne della cultura italiana si erano ritrovati insieme per provare a
dire come doveva cambiare la scuola. Qualcosa si era già riusciti a fare.
La più importante delle riforme recenti portate a compimento
è certamente la legislazione sull’Autonomia.
Ma ancora rimaneva da scrivere la scuola di domani. Oggi, con
la legge numero 53 la scuola è scritta.
Certo non vi sono in quelle pagine lo spessore e la storia di
tanta ricerca pedagogica come nei precedenti Documenti programmatici noi abbiamo
visto.
Non vi è forse la forza di quelle visioni ampie dei
Programmi per la Scuola Elementare del 1985 e degli Orientamenti del 1991.
Vi sono parole più pragmatiche e linee più essenziali. Vi
sono immagini nuove, ad esempio i genitori che scelgono quando iniziare la
scuola elementare, ancora un po’ indefinite.
La legge è fatta. A noi spetta di interpretarla e di farla
divenire realtà attraverso la nostra interpretazione.
E in questo gesto collettivo di attuazione noi abbiamo il
dovere di portare il ricordo di ieri, con i guadagni e le perdite che abbiamo
accumulato, e il sogno di domani che ancora abbiamo in seno.