Nuovi sondaggi e ricerche ci hanno fatto rabbrividire nelle
ultime settimane, nonostante l’approssimarsi dell’estate, e hanno reso
talvolta un po’ più pesante il nostro quotidiano approccio con la realtà.
Carriera e famiglia, ruolo educativo della figura paterna, inadeguatezza dell’educazione
alla vita in famiglia: sempre più spesso la famiglia è radiografata ed
è, giustamente, allarme.
Noi speriamo sempre, in fondo, che i risultati delle
statistiche siano il frutto di errori umani, in caso di prognosi infausta!… E
che invece le ricerche siano state condotte da équipe efficientissime, in caso
di risultati confortanti, riguardanti realtà a noi vicine.
Quando tali operazioni indagano la famiglia e il rapporto fra
i suoi componenti ci toccano sempre da vicino, sia che si quantifichino i
minuti trascorsi al telefonino dai nostri figli adolescenti, sia che si
fotografi il gradimento della relazione fra figli e genitori. Per esempio…
Ultimamente pare che i nostri bambini (per intenderci… il
gruppo di popolazione intervistato) preferiscano alla grande i nonni
rispetto ai padri. I padri dei padri sarebbero più disponibili,
più pacati e interessati alla relazione profonda con i nipotini, più
capaci di dare sicurezza, di condividere interessi senza l’ansia del
"mordi e fuggi" che contraddistingue la nostra società "fast-foodiana".
"… E hanno ragione, questi bambini" obietterà
qualcuno, "i padri sono sempre al lavoro… Grazie al cielo ci sono i
nonni!"
Altra indagine: è impressionante la caduta del senso di
fiducia dei nostri ragazzi che, a dirla con le ricerche, non vengono più
educati alla speranza dai genitori, non sanno più in cosa e su chi
investire le proprie forze e proiettare nel futuro i loro progetti. Non hanno
più esempi forti davanti ai loro occhi…
"Non mi ricordo di avere fatto delle esperienze di vita
vere da ragazzina, degli affetti, ricordo solo vestiti e viaggi…" afferma
una giovane colpita da anoressia.
Eppure, ci sono adulti che si affannano a proporre cammini
alternativi di formazione!
Un’altra segnalazione importante, per il popolo dei
quotidiani, arriva dall’allarme dei matrimoni falliti: una delle cause
più frequenti è l’assenza del padre, l’abdicazione al suo ruolo in
famiglia, l’assenza di interventi decisi, capaci di trasmettere quella fiducia
così necessaria, l’incapacità di assolvere a uno dei compiti primari che gli
è stato affidato, con conseguente crisi dei ruoli e della comunicazione.
"Paolino ha tre anni, forse dovrei insegnargli delle
regole di comportamento. Mia moglie sta scoppiando. Devo incominciare,
vero?".
Qualcuno provi a spiegare a questo papà che è troppo tardi.
Padri, dunque.
Padri sempre più fragili, fagocitati da un mondo lavorativo
competitivo e assorbente. O padri timorosi di vestire il ruolo fondamentale dell’autorevolezza
che, affiancato a quello accogliente e rassicurante della figura materna,
sostengono i figli nella crescita?
Viene obiettato che questi sono i padri cresciuti sull’onda
dell’educazione post-sessantottina, che hanno avuto padri insicuri, svestiti
dell’autorità necessaria, in crisi col proprio ruolo. Padri amici forse,
simpatici, ma poco rassicuranti, che hanno loro impedito di crescere in
autostima, in sicurezza…
Quel che è certo è che occorre vigilare su questi dati: un
bambino ha davvero assoluto bisogno di una madre tenera, attenta, accogliente,
capace di rendere indipendente e responsabile il proprio figlio. Ma troppo
spesso si assiste ad una delega del fatto educativo alla figura materna; troppo
frequentemente il padre interviene tardi in questo processo evolutivo, che ha le
sue regole.
Il bambino fin da piccolissimo chiede un padre che non si
sostituisca alla madre.
… Che sia presente e lo conosca bene, che perda
tempo a giocare, a confrontarsi con lui in una dinamica di incoraggiamento
e non di competizione.
…Che gli dia modo di avere delle certezze di
comportamento, che lo rassicuri con l’esempio, la coerenza… così
difficile!.
…Che lo introduca alla realtà e lo segua nel
proporgli le esperienze più idonee (non quelle che piacciono al papà…) più
consone e più utili al bambino stesso e lo renda autonomo,
permettendogli così di affrontare da solo, gradualmente, la realtà esterna, le
relazioni e le difficoltà.
Solo così i giovani cresceranno nella fiducia, nell’autonomia
responsabile, e sempre meno madri saranno costrette a vivere con ansia e
disorientamento il loro spesso gravoso e solitario compito educativo.
(Quanti interrogativi ci pongono i recenti episodi di cronaca).
Statistiche a parte, tiriamo un sospiro di sollievo quando conosciamo, e non
sono pochi, tanti giovani padri che sono presenti, disponibili, alla ricerca del
meglio e attenti a condividere un autorevole progetto educativo di coppia.