La
linea del tempo è scandita solo convenzionalmente da
mesi ed anni. Ma il giro di calendario che caratterizza ogni
capodanno, con i giorni a venire ancora liberi da impegni,
favorisce i buoni propositi e ci sostiene nella fatica di
cambiare in meglio il nostro vivere quotidiano.
Tra
ciò di cui abbiamo bisogno, auguriamoci anche un diverso
rapporto con il tempo.
Siamo infatti ricchi di tante cose, ma sempre più poveri
di tempo. Le nostre giornate di adulti sono generalmente
piene ed indaffarate, il ritmo è incalzante al punto
che stiamo disimparando a gestire i momenti liberi e non programmati.
Il nostro ruolo di educatori ne risente abbondantemente: rispetto
ai nostri bambini siamo stanchi e suscettibili, poco pazienti
e facili all'irritazione. Abbiamo cercato di surrogare la
quantità del tempo che dedichiamo loro con attimi di
migliore qualità: ma in genere non funziona.
Bambini e ragazzi hanno bisogno di tempo, per poter raccontare
e raccontarsi, per emergere dallo sfondo in cui sono relegati
mentre consumiamo le nostre giornate scandite dal ritmo dell'orologio.
Alla fine ciò che facciamo mancare loro davvero è
la nostra attenzione: agli sforzi che fanno per compiacerci,
ai piccoli traguardi, ai segni delle delusioni e delle sconfitte,
alle fatiche degli impegni quotidiani.
Quello
che è peggio, i nostri figli stanno imparando da noi.
Per imitazione o per necessità, i ricchi bambini d'oggi
sono poveri di tempo.
Il tempo-scuola è prolungato (per necessità
didattiche e di custodia), poi ci sono i compiti; ma di certo
la scuola non soddisfa tutte le necessità, allora eccoli
impegnati in attività integrative sportive, artistiche
... fino ai corsi di inglese e di computer. E la vita sociale?
Per fortuna ci sono compleanni ed altri incontri d'occasione
... a far debordare un'agenda già eccessivamente affollata
e pericolosamente stressogena.
E'
così che vengono meno i momenti dell'incontro profondo,
del ritrovarsi, del riconoscersi, dell'esprimere conferma.
Afflitti da questa forma di povertà (di tempo), abbiamo
perso anche il gusto del raccontare, del narrare di noi e
dei nostri cari, di ciò che è stato, nel passato
più prossimo o negli anni lontani. I ritmi di vita
accelerati impongono che le esperienze si "consumino" velocemente,
perché occorrerebbe tempo per "gustarle". Magari siamo
prodighi nello scattare decine di foto e nell'accumulare videoriprese,
che poi puntualmente finiscono archiviate da qualche parte.
Eppure, ci insegnano i filosofi, il senso dell'oggi e soprattutto
del domani va cercato proprio nella percezione dello scorrere
del tempo, fosse anche solamente da una prospettiva individuale
e legata alla propria esperienza personale.
All'inizio
di un nuovo anno, che è fondamentalmente un "grande
capitale" di tempo da impiegare, possiamo fare alcuni buoni
propositi.
Qualche spunto? Ad esempio potremmo recuperare dei "momenti
rituali" da dedicare all'incontro, alla rivisitazione ed alla
rielaborazione delle esperienze (oggi abbiamo fatto ...,
che cosa ti è piaciuto ..., sei stato bravo quando
...), alla narrazione biografica (quando eri piccolo
...), rispolverando in queste occasioni foto e filmati.
Anche a scuola sono state felicemente sperimentate iniziative
analoghe. Vanno pensate come "piccole cerimonie" quotidiane
o settimanali, da praticare in tempi ben definiti, che hanno
la precedenza su ogni altro impegno. Hanno il potere di rassicurare
nell'avvicendarsi frenetico delle cose da fare, di creare
intimità e vicinanza psicologica. Come il silenzio,
tempo di disintossicazione dal rumore e dai troppi stimoli
che ci raggiungono, via per riscoprire dimensioni interiori
e calma nei rapporti interpersonali.
Con un po' di coraggio potremmo proporci inoltre di alleggerire
il carico degli impegni dei nostri bambini, anche a costo
di fare scelte controcorrente. In fin dei conti, i grandi
sanno benissimo che il senso di soddisfazione e di pienezza
che inseguono non è affatto proporzionale alla quantità
delle cose che fanno. Buon Anno, dunque !
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