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Molti
si commuovono al loro vagito. Molti li temono, altri non li
comprendono e quindi ne prendono le distanze.
Rivendicano con l'incidenza del silenzio verbale diritti fondamentali,
scuotono e con lo sguardo schiacciano l'indifferente, il provocatore
e l'opportunista.
Non protestano, non scioperano.
Il loro garante non è figura diffusa, né potente.
Forse lo diventerà. Ma ci vorranno molte, molte forze
generose e giuste.
Hanno bisogno di tutto. Proprio di tutto.
Un tetto, un fuoco, il cibo, un sorriso e occhi attenti. Parole
salde, consolidate eppur sempre nuove, coraggio, per trovare
il sentiero. Hanno bisogno della festa per dare spessore all'esperienza,
dei colori per illuminare le relazioni, della musica per ritrovare
il ritmo del respiro.
Chiedono braccia accoglienti in cui rifugiarsi, mani fiduciose
per partire, da soli, per costruire in autonomia, ma sicuri.
Urlano il bisogno di luce quando la stanza buia non lascia intravvedere
il cammino.
Sospirano sconsolati se si scoprono seduti su un trono fasullo,
che li opprime con il senso dell'onnipotenza. E scappano via,
i bambini.
Suscitano timore quando chiedono un campetto per giocare a pallone,
finalmente!
O il giardino fiorito, rubato al duro parcheggio.
E se sommergono di bugie, per riprendersi il diritto alla famiglia,
sperano che il gioco venga scoperto e quello stare insieme diventi
difesa della loro infanzia. Attenti ai bambini!
Sono così pericolosi quando il gesto, un acuto, un lamento
evocano l'infanzia inconsciamente accarezzata di ciascuno. E
rimuovono incanti e sogni ripudiati da innumerevoli tramonti.
I bambini... che col ditino puntato sul domani ci chiedono.
Quale futuro mi stai preparando?
E chinano gli occhi sulle nostre mani affaticate, pronte a ricominciare.
Benedetti bambini, quando riescono a scardinare le sicurezze
d'acciaio e a disegnare sulla sabbia la carezza di un desiderio.
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