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Editoriale di Novembre 2003 |
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COME SPIE LUMINOSE |
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di Luciano
Pasqualotto |
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Di nuovo, a novembre, la giornata
dell’infanzia e dell’adolescenza a ricordarci i mille bisogni
insoddisfatti di chi si affaccia alla vita ed è chiamato a ricevere,
in età adulta, l’eredità del mondo.
Facile in queste ricorrenze volgere il pensiero agli occhi sgranati
delle generazioni che vivono di stenti nel sud del pianeta,
alle espressioni allucinate dei bambini soldato o ai visi stanchi
e senza speranza dei ragazzi sfruttati. Problemi certo gravi,
ma che spesso vengono evocati sbrigativamente per tacitare la
coscienza, esorcizzandoli in un luogo lontano.
Esiste però anche un’infanzia prossima, che cresce tra le mura
domestiche, nelle aule e nei quartieri delle nostre città; ragazzi
ed adolescenti che sono molto più che una massa di consumatori,
ignari figli di una società opulenta.
A questo proposito mi torna in mente un libro di qualche anno
fa, sulla marginalità giovanile nel nostro Paese. In un passaggio,
un magistrato scriveva che i sistemi di vita degli adolescenti
sono come spie luminose, che gli adulti vedono solo quando si
accendono di notte per emergenza.
L’immagine è forte e dura. Le giovani generazioni nella nostra
società sono spesso "invisibili" per i genitori, per
gli insegnanti, per gli operatori dei servizi. Finché un problema
non li materializza: difficoltà a scuola, le prime trasgressioni,
piccole devianze. Oppure una ferita, persino un incidente come
qualcuno osa ipotizzare oggi (vedasi Paola Carbone, Le ali
di Icaro, Bollati Boringhieri, 2003).
Sempre più spesso ci capita di constatare che, un volta esaurita
l’attenzione richiesta dalle cure della prima infanzia, i bambini
vengano relegati sullo sfondo delle esistenze degli adulti significativi,
i quali rischiano di ricordarsi di loro solo nelle occasioni
speciali e secondo modalità guidate dalle logiche di consumo.
E nel frattempo si dedicano ad altro, con propri ritmi, al lavoro
ed alla cura di se stessi.
In questo modo rimangono insoddisfatti nei nostri giovani una
serie di bisogni profondi e fondamentali: di ascolto, di comprensione,
di confronto, di controllo, di rassicurazione, di incoraggiamento,
di consolazione.
Per emergere da quello sfondo, per non sentirsi come "vetro
attraversato" - per usare un’efficace espressione di Crepet
-, ragazzi ed adolescenti possono agire contro se stessi o contro
gli altri. Cadute del "rendimento" scolastico, esperienze
sessuali precoci e giocate superficialmente, sopraffazione e
bullismo, consumo precoce ed abuso di alcol e sigarette, fino
agli sfregi con le lamette, le bruciature con gli accendini
o gli incidenti stradali.
Siamo consapevoli della riduttività dell’equazione "disagio
dei minori = distrazione degli adulti"; occorrerebbe quantomeno
chiamare in causa le prospettive di senso che la nostra cultura
occidentale è in grado di offrire (o di sottrarre) ed una serie
di fattori protettivi (o distruttivi). Ma allargare l’analisi
rischia di restituirci una sensazione di impotenza, diluendo
nuovamente le nostre responsabilità individuali.
Il 20 novembre 2003, giornata mondiale dell’infanzia e dell’adolescenza,
possa essere dunque occasione ed impegno per vedere, prima che
le spie lampeggino per emergenza.
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copyright © Educare.it - Anno
III, Numero 12, Novembre 2003.
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