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L'uomo
saggio sceglie la misura, evita l'accumulo,
rifugge dall'ostentazione,
preferisce la parsimonia e si lascia andare dentro
il flusso della Grande Via.
L'unico suo impegno è di non perdere
la strada della sua salvezza.
Lao Tzu
Uno
dei maggiori impedimenti ad abbandonarsi al flusso dell'esistenza
per vivere un rapporto di coppia in maniera vitale e fiduciosa
è la tendenza a scivolare in uno stile di vita in cui
il controllo, la sicurezza e la resistenza al cambiamento regolano
il nostro comportamento e la visione del mondo. Manteniamo dei
segreti anche nei confronti delle persone che amiamo, diventiamo
disonesti, permettiamo che dettagli pratici prendono il sopravvento
rispetto ad una condivisione intima, viviamo al minimo della
nostra energia vitale, facciamo compromessi per ottenere amore
e attenzione, rinunciamo a ciò che ci fa piacere per
compiacere l'altro. In questo spazio di paura, non riusciamo
ad essere veri e, non seguendo il nostro cuore fino in fondo,
facciamo di tutto per non entrare in contatto con la nostra
parte più intima e conseguentemente con l'altro. Tendiamo
a vivere in "larghezza" il rapporto piuttosto che
addentrarci con profondità in noi stessi e nell'altro.
Lentamente la relazione diventa superficiale e senza coinvolgimento,
finendo poi per morire e con essa una parte di noi: la parte
più vera che anela un sentimento d'amore libero puro
e potente.
Vivere in "larghezza" piuttosto che in "profondità"
rende vota la vita. Le nostre relazioni, diventano stagnanti
e desolate, questo c'induce ad un gran senso di rassegnazione
e di depressione. Spesso succede di accorgerci che stiamo vivendo
le stesse modalità di relazione dei nostri genitori,
di rientrare negli stessi identici modelli distruttivi, di rivivere
le stesse paure, abitudini e routine, senza più alcuna
gioia e interesse per la vita, ma non riusciamo a fare niente
per poter cambiare la situazione.
Se siamo disposti ad introdurre nella nostra vita il rischio
di osare l'onestà, cominciamo a sperimentare la "profondità".
Lentamente ci accorgiamo come la passione per la verità
si trasforma nel desiderio di vivere pienamente, se lasciamo
che gli altri ci tocchino profondamente si risveglia in noi
la gioia e la dignità, se viviamo in profondità,
le nostre priorità cominciano a cambiare. Non solo permettiamo
che avvenga il cambiamento, ma non possiamo più farne
a meno; sentiamo il gusto di abbandonarci all'esperienza della
vita e ritrovare fiducia nella nostra intuizione ad onorare
l'energia vitale in ogni situazione ci troviamo. Aumenta così
la stima in noi stessi e negli altri, abbiamo meno paura di
essere feriti e siamo disposti ad esporci sapendo che non c'è
più niente che possa ferirci perché non abbiamo
più niente da nascondere. Diventiamo integri, smettiamo
di nasconderci e siamo meno interessati a cosa gli altri pensano
di noi ci sentiamo più inclini a seguire il nostro cuore
senza preoccuparci delle conseguenze. Sperimentiamo la quantità
d'energia che si libera dal vivere in trasparenza e cominciamo
a sentirci orgogliosi di ciò che siamo.
La nostra energia vitale si accende, siamo meno ossessionati
dai pensieri della mente; ardiamo le emozioni, nel rispetto
dei nostri reali bisogni, smettiamo di rincorrere senza sosta
il piacere e di evitare in ogni modo il dolore. Celebriamo il
nostro corpo nella sua sacralità più alta, stiamo
lontani dalla malattia e siamo meno propensi a fare compromessi
e a prostituirci. Siamo più attenti ad ogni cambiamento
che emerge nelle relazioni con chi è più vicino
a noi e se sorge un turbamento facciamo il possibile per chiarirlo
in una prospettiva ancora più ampia. Quando viviamo in
"profondità" ci arrendiamo al flusso naturale
della nostra energia vitale, cominciamo a vivere in sintonia
con l'universo anziché combatterlo. E' sorprendente percepire
come l'esistenza ci da supporto, mentre facciamo i primi passi
verso un vivere penetrante, sentiamo sempre meno la voce delle
nostre paure che ci vorrebbe ricondurre all'abitudine di una
vita tranquillamente depressa, ci diamo in consegna alla saggezza
del piano evolutivo e sperimentiamo come ogni cosa ha il suo
motivo di esistere, che non siamo mai soli e che tutto è
bello così com'è.
Tanto più siamo disposti ad accettare ciò che
vive nella nostra totalità con i propri lati negativi,
le imperfezioni e tutto ciò in passato ci diede paura
e dolore, tanto più siamo propensi a uscire dalla superficialità
della "larghezza" per integrarci e accogliere il cambiamento
senza sforzaci di raggiungere nessuna meta, di essere diversi
o di raggiungere livelli di coscienza più elevati. Accettando
ciò che siamo diventiamo più umani, più
raggiungibili, più sereni e morbidi.
Gli orientali sostenevano che la nostra vita è come un
albero, quando nasce esso è tenero, morbido e flessibile
come un filo d'erba, col tempo diventa duro, secco e stopposo.
Se riusciamo a mantenerci morbidi e flessibili, non invecchiamo
più; ovviamente questo non è possibile, però
è altrettanto vero che possiamo ritardare gli effetti
della vecchiaia, possiamo rimanere splendidi e prosperosi anche
se il nostro corpo è incanutito. Paradossalmente, ciò
che rende una persona attraente, non ha niente a che fare con
la bellezza fisica o con l'immagine. L'essere attraente è
determinato da quanto siamo rilassati in noi stessi, dal senso
d'autoaccettazione che trasmettiamo a noi stessi e agli altri,
dal nostro sentirci a proprio agio in tutte le situazioni, dalla
volontà di restare in contatto con ciò che accade
senza voler nascondere l'insicurezza e la paura. Dunque dal
vivere nel proprio corpo e dall'essere con ciò che c'è.
Abbracciare le nostre ferite, le parti oscure, le imperfezioni
ci rende integri, veri e attraenti, questo significa accettare
quelle parti della nostra personalità che non ci piacciono
come la negatività, la disonestà, il vizio, la
rabbia, la vendetta, la competitività, e la diffidenza.
Risulta difficile non giudicare queste parti, ma quando giudichiamo
qualcosa, ci viene a mancare lo spazio per restarci in contatto
per esserci presenti. Non riusciamo neppure ad immaginarci come
qualcuno possa amarci, quando mostriamo queste parti che giudichiamo
"poco evolute" facciamo di tutto per nasconderle e
fingere che non ci siano. Tuttavia più cerchiamo di reprimerle,
più escono fuori in modo indiretto tramite giudizi, critiche,
sbalzi d'umore, irritabilità e accuse nei confronti dell'altro.
In un certo senso le nostre relazioni sono uno specchio fedele
del nostro livello di maturità, di fiducia e d'integrazione.
Le relazioni diventano quella palestra in cui possiamo veramente
allearci e sperimentare la fiducia nella vita. Se rimaniamo
aggrappati alle nostre vecchie abitudini, l'energia vitale che
ci avvicina all'altro lentamente muore, se l'amore e l'intimità
non scendono in profondità, diventeremo superficiali
e deboli. Quando non ci apriamo alla nostra vulnerabilità,
rischiamo di indurirci e legnificarci fino al punto da non poter
scambiare più niente con l'altro e l'amore che c'era
all'inizio lentamente morirà.
L'integrazione si palesa nelle nostre relazioni, quando scopriamo
che è più importante l'amore che avere ragione.
Si mostra, quando cominciamo ad assumerci la responsabilità
di guardare dentro di noi invece di proiettare tutto sull'altro.
Maturando, troviamo la capacità di scegliere l'amore
anziché il conflitto perché sappiamo dove ci conducono
certi nostri comportamenti infantili, non permettiamo più
che sia l'altro a farci sentire importante e soddisfatto. Siamo
più capaci di stare con noi stessi e di stare bene ugualmente
anche quando l'altro non è disponibile o in qualche modo
ci delude.
La maggiore difficoltà che incontriamo, quando scegliamo
di vivere in "profondità" la nostra esperienza
d'integrazione è la "paura del vuoto" con cui
non possiamo fare a meno di confrontarci. Se guardiamo il mondo
attraverso gli occhi di un bambino traumatizzato andare in profondità
nel sentire il vuoto interiore sembrerà un incubo senza
fine. Facciamo di tutto per sottrarci a quest'esperienza spaventevole
con i nostri affetti, "l'andatura veloce", i figli,
certe sostanze, il superlavoro, anche l'angoscia dei nostri
lati oscuri, essi rappresentano ancora qualcosa da cui possiamo
fuggire per dare significato al vivere.
Tuttavia ciò su cui ci basiamo per dare significato alla
nostra esistenza, sarà spazzato via perché in
realtà non ha sostanza. In realtà esso non è
altro che lo scudo delle false identità costruite dal
nostro ego per evitare il confronto con quel vuoto che da qualche
parte, in un angolo della nostra consapevolezza sappiamo esiste
e che costantemente scansiamo perché non ci sentiremo
mai pronti per affrontarlo. La prova più profonda della
nostra fiducia la sperimentiamo, quando c'incontriamo con questo
spazio, quando siamo veramente nudi a noi stessi, privi di qualunque
identità e non c'è niente con cui unirci. Ci arrendiamo
al flusso della vita e siamo disposti ad accettare ogni cosa
non più con rassegnazione ma con innocenza. Innocenza
che nasce da una radicata fiducia in qualcosa di molto più
grande di noi stessi e, tuttavia, non più esterno a noi,
ma interrelato con la nostra connessione più profonda
dell'esistenza.
Autore:
Valerio Sgalambro, ideatore e conduttore del gruppo
per armonizzatori familiari, tiene conferenze e seminari sul
territorio nazionale, privilegiando l'aspetto della crescita
interiore sia in percorsi individuali che di gruppo.
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