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Vorrei dare
un nuovo significato alla parola "male" perché lo immagino che si
modernizza, si insinua e vive secondo i canoni dettati dal tempo che passa,
dalla gente che si impegna, che si evolve. Come un Blob. Il male ha il volto dei
bimbi abusati, bimbi sventurati, bimbi fratelli. Il male si adegua, e vince. Non
basta tutto l'amore di questo mondo: lo vorrei con tutta me stessa, tutti lo
vorremmo, ma sappiamo che così non é. Ha soltanto fatto un salto di qualità.
I bimbi su internet. Violentati nel corpo, nell'anima, ed uccisi. Per sempre.
Scheletri ed occhi azzurri.
Capita che si lavori per tutela l’infanzia e ci si imbatta in un sito
pedofilo: a me è successo, la mia prima volta, dopo mesi di ricerche e ore in
rete. E' successo, non chiedetemi come. Una pagina web come un supermercato,
sapete? Tutte bambine, 4-5 anni, non di più. Lì, in vendita, in vetrina. Senza
sorriso.
Come può un bambino non sorridere? Un bambino deve sorridere, deve farlo, gli
è dovuto. Ho chiuso gli occhi e pensato a cosa dovevo fare.
Frassi mi dice che capisce il mio stato d'animo (non li conta più i siti
pedofili che ha visto, lui). Mi dice che lui li fa vedere, a quelli del suo
gruppo, perché devono rendersi conto con che cosa hanno a che fare. Non puoi
sconfiggere il tuo nemico se non lo conosci, non è così? Mi dice che un giorno
questa battaglia la vinceremo, e cambieremo tutti mestiere. Come vorrei
credergli. "Certo" rispondo io, "non può piovere per
sempre".
Trascorro la notte con quegli occhi in vetrina puntati contro. Mi dico che non
è possibile, che a nulla serve quello che sto e che stiamo facendo. Mi dico che
sono stanca di libri, di statistiche, percentuali, numeri, scuole, siti, leggi,
dolore, dolore, dolore. Il libro di Frassi: lo conosco a memoria, ormai. I
bambini delle fogne vivono con i topi, a Bucarest. E in Brasile? I bambini
passano la notte in spiaggia, ombre che scompaiono, piccoli a fianco di adulti.
Via così, fino al mattino. E via così in ogni angolo del mondo schiavo dei
pedofili. Intere vie, nei paesi asiatici, sono illuminate dalle luci di
locali di lusso o di infime bettole; dai riflessi di preziose lampade poste
sopra i tavoli delle hall degli hotel a cinque stelle, o dallo spioncino di
misere pensioni. Lì dentro, fra quelle mura, gestori e camerieri compiacenti
nascondono nelle camere bambini addomesticati e bambine pronte a soddisfare
decine di clienti, anche 40 fino all’alba, per poi ricominciare. Senza sosta,
senza pietà. Alcuni di loro hanno solo 6-7 anni. Spesso, la loro volontà è
piegata da un inferno di violenze ininterrotte. Violenze compiute da maschi
reclutati dall’industria del sesso che, violentando i piccoli fino
all’anima, frantumano la considerazione che essi hanno di se stessi,
ottenendone la totale sottomissione. Non importa se questi piccoli muoiono
dentro, non interessa a nessuno se vengono esposti dietro ampie vetrate ed
adulti, di ogni età e nazionalità, li abusano in una stanzetta sul retro del
pub. Loro hanno un prezzo e sono lì a disposizione di chi offre più denaro. Fa
lo stesso, se si tratta delle coste filippine o di quelle brasiliane o cubane.
Fa lo stesso se si tratta delle vie di Pietroburgo o di quelle Mosca o di
Praga.
La violenza non cambia, forse i motivi: per moltissimi piccoli è la fame e la
disperazione che li costringono ad affittare se stessi; per altri, sono stati
gli adulti a decidere. I genitori che, sapendo o no la verità, li hanno venduti
per alcune centinaia. Oppure, affamati predatori si sono recati nei villaggi
dove vivono o nelle fogne che li ospitano e li hanno attirati, con dei pasti
caldi e qualche spicciolo, per poi rapirli. Da qui, ad una vita di soprusi:
educati al sesso da prostitute abili nel mestiere, ammassati in pochi metri
quadrati, magari incatenati. In fin dei conti, i soldi che il business della
pedofilia assicura, giustificano tutti i maltrattamenti a cui i minori sono
sottoposti, per fino il rinchiuderli in ampi stanzoni ed esaminarli come animali
al macello, prima di cederli al migliore offerente. Cinque milioni di dollari,
tanto fattura l’industria del piacere, non sono uno scherzo. Chiamatelo
turismo sessuale, questo, o pedofilia, come volete. Rimane sempre un crimine
contro l'infanzia. La nostra vergogna. Il cervello, a leggere queste cose, è
come se in un certo modo volesse proteggerti, renderti immune: ti riempie gli
occhi di lacrime, tanto da impedirti di proseguire e rende l'atmosfera adatta
all'occasione: il battito del tuo cuore, carico di orrore e rabbia, l'unico
rumore che senti. E ti chiedi il perché. Perché sei lì. Ti aggrappi alle
frasi che leggi: "...così da poter regalare al bambino un mondo diverso
nella tua fantasia. Senza orchi ne' mostri ne' draghi alati. Ma semplicemente il
sogno di una vita normale". Draghi alati. Troppi, e troppo alati. Leggete
anche voi questo libro, leggetelo. Ci metterete così poco tempo. Ma dopo, tutto
cambia, vi sentirete diversi. Io scrivo favole ma in momenti come questo mi
chiedo a cosa servono. Mi tornano in mente quelle bambine su internet, quelle
foto che non erano della prima comunione. Butto gli occhi sulla copertina del
libro: un bambino col sacchetto della colla, come per noi la tazza del caffè. Mi
domando cosa avranno mai visto, quegli occhi. Sembra non abbiano riflesso nulla,
dentro. Tutto buio. Nero. Sempre Bucarest, l'ultimo girone dell'infanzia
violata. "La parte migliore del mondo è l'anima di un bambino, ed ogni
bambino ha bisogno di una favola, perché è egli stesso una favola. Quando
muore un bambino... anche le favole muoiono. Possa Dio farle rinascere in ogni
Bucarest del mondo." Il male chiama il male: un dittatore, da solo, non può
nulla, ha bisogno di complici. Il dittatore, malato, ha bisogno di altri malati.
Occorre aprire gli occhi e pensare "e se avessimo curato fin da bambino
quel dittatore?". Con lui avremmo curato le nostre stesse malattie. Questo
si legge. Sapete di cosa abbiamo bisogno? Abbiamo bisogno di pugni nello
stomaco. Forti. Decisi. Per farci risvegliare dal torpore in cui viviamo.
Vorresti fossero tutti figli tuoi, quei piccoli sventurati. Vorresti chiamarli
tutti per nome, che per un bambino è importante, uno ad uno, e dire loro "hei,
che ne dite di leggere insieme il Piccolo Principe?". Quanto lo vorresti,
regalare loro un mondo pulito, dignitoso. Così la tua coscienza tacerebbe per
sempre. La realtà è un'altra, altro che storie, altro che principi. Sapete?
"Quei" bambini non piangono mai. Non possono scegliere, non sanno
quale è la differenza. Non sanno cosa c'è al di là di un uomo chino su di
loro, non sanno che ci sono mani aperte e pulite oltre a quelle sporche di chi
ruba la loro innocenza. Non lo sanno.
Noi grandi dobbiamo trovare il tempo per fermarci un attimo a riflettere che i
problemi degli altri sono i nostri problemi. E mi dico che i bambini che vivono
nella parte buia del mondo, lo zero del mondo, sarebbero ben felice di sentirsi
raccontare una favola. Pensate poter raccontare loro "C'era un volta, tanto
tempo fa…". Sarebbe festa grande, per loro. Già, ma non sono qui e noi,
che quel mondo lo vogliamo salvare, noi guerrieri della luce, ci guardiamo
attorno e tentiamo di dispensare amore almeno qui, a casa nostra, e già avremo
fatto molto.
Nell'editoriale
viene citato il libro di Massimiliano Frassi "I BAMBINI DELLE FOGNE DI
BUCAREST – VIAGGIO NELL’ULTIMO GIRONE DELL’INFANZIA VIOLATA", Editrice
Ferrari, Clusone (Bg) 2001
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