Iniziare un anno al suono lugubre della guerra
non è di buon auspicio. Ancor meno se il 2009 nasce già
segnato da una crisi economica che travolge il castello di convinzioni
su cui, negli ultimi decenni, sono cresciute le società
occidentali e, complice la globalizzazione, anche i Paesi del
terzo mondo. Questa nuova guerra ci spinge verso un baratro
che, dopo Afganistan ed Iraq, si è fatto pericolosamente
vicino, ingigantito dalla paura degli opulenti e dalla disperazione
dei miseri: si intravvede lo scontro di civiltà, che
potrebbe deflagare non più in Paesi lontani ma ora all’interno
delle nostre città, così inevitabilmente multietniche.
Lo sconosciuto rischierebbe, allora, di diventare un nemico,
lo straniero un terrorista, contro ogni razionalità e
nonostante i comandamenti biblici.
C’è urgente bisogno di rinnovamento, un cambiamento
profondo, capace di portaci oltre lo smarrimento dell’incertezza
e della paura. Questo compito spetta, prima di ogni altro, agli
educatori ed agli artisti. Genitori ed insegnanti, religiosi
ed animatori, allenatori sportivi e educatori informali non
possono esimersi dall’impegno diretto e concreto di costruire
la pace in ogni luogo e a tutti i livelli: attraverso l’educazione
alla solidarietà, al rispetto delle differenze, alla
gentilezza; mediante pratiche di accoglienza ed esempi di soluzione
non violenta delle divergenze e dei piccoli conflitti della
vita quotidiana. In momenti come questi, inoltre, occorre prendere
posizione, sensibilizzare le coscienze, far sentire la forte
voce contro la follia delle armi.
Agli artisti ed ai creativi il compito di farci intravedere
l’inedito: come vivere e produrre nel rispetto dell’ambiente,
quali forme di convivenza e di mutua assistenza oltre le famiglie
mononucleari o mono parentali, come realizzare una cittadinanza
attiva in grado di ricostruire una democrazia reale non più
determinata dai poteri forti dell’economia o ridotta al
partitismo di bassa lega. “Pure utopie”, obietteranno
scettici e sognatori disillusi: per noi si tratta, invece, di
necessità urgenti, da perseguire con determinazione ed
attraverso nuovi schemi di pensiero.
Questo è, semmai, il punto debole: ci manca la forma
mentis, siamo conformati ad una logica binaria, di derivazione
aristotelica. Maschile e femminile donna, notte e giorno, sole
e luna, caldo e freddo, dentro e fuori, anima e corpo, amico
e nemico … Procediamo per classificazioni semplificatorie,
contrapponendo i concetti. Nella logica binaria vi è
una violenza implicita da cui bisogna affrancarsi, imparando
a pensare in modo nuovo: da quella parte si cela il mondo di
domani. Del resto, liberismo o socialismo, destra o sinistra
e moltissimi altri dualismi sono stati travolti da una storia
che ha fatto venir meno le ragioni di distinzione. Così
per l’educazione dei bambini: autoritarismo e permissivismo,
bravi figlioli e ragazzi difficili, genitori competenti e genitori
incapaci, benessere e malessere, talenti e disabilità,
visibile ed invisibile etc. sono categorie che non riescono
più a dar ragione della complessità e della ricchezza
delle nostre esistenze. Neppure la dialettica degli opposti,
il ricorso alla “via di mezzo” appare adeguata al
compito che ci spetta: dobbiamo imparare una visione “tridimensionale”
inconsueta per la forma della nostra mente, che è ancora
diversa dalla
fuzzy logic, quella logica dell’incertezza,
del contingente, dove le cose sembrano sfumare le une nelle
altre, il buono nel malvagio, il malvagio nel buono.
Semmai il prossimo futuro ha bisogno di soluzioni creative,
di pensiero laterale. Accogliamo per questo con interesse ed
adesione
l’Anno
europeo della creatività e dell'innovazione,
il cui secondo obiettivo è proprio quello di “stimolare
la sensibilità estetica, lo sviluppo emozionale, il pensiero
laterale e l'intuizione e favorire la creatività in tutti
i bambini fin dalla tenera età, anche nelle attività
prescolastiche”.
La speranza di un futuro diverso e migliore per tutti passa
per questa strada: all’inizio del 2009 il nostro impegno
è di costruirla e percorrerla insieme.