Come
è andato il primo giorno di scuola in prima elementare?
Per
questo editoriale ci siamo tuffati in una realtà assai
vicina a noi; siamo andati a conoscere l’esperienza di Paolino.
Quel
giorno Paolino aveva occhi accesi e curiosi, eccitazione a fior
di pelle e orgoglio da vendere… Orgoglio per il primo zaino
scolastico della vita. E per tutto quello che c’è dentro.
"Roba" proibita, fino a poco prima!
"Paolino,
non toccare l’astuccio di tuo fratello, ne avrai uno tutto tuo
quando andrai in prima elementare…" continuava a dire la mamma.
E poi ancora: "Non aprire lo zaino di tua sorella, poi finisce
tutto sotto sopra e sono guai!"…
Con
uno zaino tutto suo sulle spalle, ora Paolino poteva anche permettersi
qualche sguardo sospettoso alle maestre, visto che ricordava
una frase buttata là per caso da qualcuno: "Ci penserà
la maestra a scuola a farti rigare dritto!"
Sì,
ma quale maestra? Lì a scuola, nel cortile, Paolino ne
contava quattro o cinque, proprio tutte donne!
"Ti
daranno un sacco di compiti, così mi lascerai un po’
in pace!" aveva anche sussurrato sua sorella, proprio pochi
giorni fa. Paolino pensava: non morirò certo sopra questi
compiti!?
Poi
anche il secondo giorno di scuola era trascorso felicemente
e così tutti gli altri, per qualche altra settimana.
Piano piano, Paolino si è trasformato in uno scolaro,
con una gran voglia di imparare a leggere e a scrivere… proprio
come i grandi! …E si è anche adeguato a nuovi ritmi di
vita e di impegno: a letto presto, una buona colazione, cura
delle proprie cose… Incredibile!
Vederlo
frequentare la scuola con entusiasmo è una bella consolazione
per genitori e insegnanti. Vederlo superare qualche ansia, qualche
cenno di pigrizia o di regressione, conferma la buona linea
educativa adottata. Trovare le insegnanti rassicuranti, disponibili
al dialogo e attente, fa pensare di aver scelto la scuola giusta
per Paolino. Già…
E
a voi genitori, come è andato il primo giorno di scuola
elementare? No, non il vostro, ormai perduto nella memoria dei
tempi passati (forse quando ancora le maestre portavano il grembiule)…
Mi riferisco al primo giorno di scuola del vostro bambino, in
prima elementare.
Avete
chiesto anche voi un’ora di permesso e quella mattina siete
usciti con la vostra Canon, per la foto di rito, come il papà
di Paolino?
Andiamo
a conoscere la sua esperienza.
Mentre
Paolino salutava i vecchi compagni di scuola materna, sparpagliati
qua e là nel grande cortile, papà lo teneva d’occhio
per carpirgli un sorriso soddisfatto, da immortalare o un minimo
barlume d’ansia, per rassicurarlo.
Invece
leggeva l’ansia solo sui volti sorridenti, ma "tiratissimi",
degli altri genitori.
"Sei
emozionato anche tu?" gli ha chiesto il papà di Gigi,
un amichetto di Paolino.
"No, non proprio…" "Agitato
sì, vero?" ha incalzato quel papà. "Io mi sento
al mio primo giorno di scuola. Mi chiedo se Gigi la "prenderà"
bene… la scuola intendo. Sarà abbastanza bravo, riuscirà
brillantemente o sarà uno svogliato?…"
Ecco,
era fatta! Anche il papà di Paolino rischiava di entrare
nel tunnel… psicosi da inizio, la chiamano.
"Sarà
quel che deve essere, non mi preoccupo" ha sospirato rassegnato
il papà di Paolino.
"Ti invidio, ma come fai?" ha commentato il papà
di Gigi.
"Intanto credo proprio che daremo fiducia a Paolino. Se
ci saranno dei problemi non gli trasmetteremo la nostra ansia
e li affronteremo il più serenamente possibile… insieme,
io e sua madre, almeno spero…" ha ragionato quasi fra sé
e sé.
"Non è così facile…"
"Nei primi tempi occorrerà seguirlo bene, ascoltarlo,
parlare con lui per incoraggiarlo ad essere responsabile" aveva
concluso, osservando preoccupato il suo Paolino che si avvicinava
alle maestre.
"Dai! Gigi e Paolino hanno solo sei anni, hanno tempo per
imparare la responsabilità!" aveva osservato il genitore
di Gigi.
"Meglio iniziare subito, credo, solo così acquisteranno
sicurezza in se stessi."
"Ma per questo ci vorrà molto tempo a disposizione…"
ha osservato, trascinando il suo Gigi verso il gruppo.
"Soprattutto in questo periodo sì, ma comunque è
un tempo speciale per loro, non trovi? Forse vale la pena giocarsi
bene il loro futuro scolastico... con un po’ di attenzione!"
ha aggiunto cliccando un’istantanea su Paolino e Gigi che si
scambiavano gli zaini.
Il
papà di Paolino non pensava certo di farsi addirittura
un piano di intervento educativo quella mattina. Però
non gli era dispiaciuto; in fondo si era rinfrescato la memoria.
Le sensazioni e le convinzioni maturate durante l’esperienza
con i figli più grandi erano state rispolverate a dovere:
sostegno, ascolto, attenzione, fiducia, responsabilizzazione,
coerenza, tempo!
"E
se poi facciamo degli imperdonabili errori?" ha chiesto il papà
di Gigi perplesso.
"Useremo la parola d’ordine: pazienza. Ci vuole pazienza
con Gigi, con Paolino e con noi stessi. Ricominceremo, senza
spaventarci. Ah ecco, la maestra… Buon giorno, signora, questo
è Paolino e io sono il suo papà!"
Lasciamo
i personaggi che ci hanno aiutato a rendere realistico questo
editoriale un po’ speciale, in cui però molti genitori
forse potranno ritrovare qualche briciola del loro vissuto.
E’
davvero un tempo magico, quello dei primi mesi di classe prima!
Anche in questa esperienza i genitori si giocano in tutto e
per tutto, con una forte necessità di essere presenti
il più possibile, ma promotori di sviluppo e maturità,
e quindi di avere il tempo per un’attenzione di qualità.
Ho
ripensato ad un messaggio significativo, colto durante l’ultima
mostra del cinema, dove il pubblico è stato sconvolto
da un film ambientato nel mondo giovanile. I giovani attori,
a cui durante un’intervista è stata fatta osservare la
reazione scioccata dell’opinione pubblica americana, hanno confermato
la realtà e hanno concluso:
"Noi
giovani siamo davvero così, inutile nasconderlo… I genitori
ci mancano, a loro chiediamo più attenzione alla nostra
crescita, alla nostra vita e alle nostre esigenze profonde…". |