La grande macchina si mette in moto, riprende l’anno
scolastico. Tanto si parla di riforma, di fondi, di graduatorie, di caro libri…
In mezzo a tali macro-questioni rischia di passare pressoché inosservato un
problema concreto e ben presente agli adulti che lavorano a scuola: l’istruzione
si sviluppa (o inviluppa) tra regolamenti e norme.
E’ persino una questione più generale, noi tutti viviamo in una cultura delle
regole cui facciamo continuamente appello per garantirci reciprocamente
legalità e sicurezza.
Norme spesso complicate, alle quali pensiamo con pesantezza. Cosa succede se un
bambino, mentre è a scuola, si fa del male o, più o meno deliberatamente, fa
del male ad un suo compagno?
Mese dopo mese sono scomparsi gli interstizi di ambiguità, quelli che
lasciavano interpretazioni dubbie e sfumavano le responsabilità. Sparisce il
valore della buona fede e della comprensione, la legalità prevale sulla
coscienza e persino sul buon senso.
Anche in questo stiamo somigliando sempre più agli americani. Prima le leggi
sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, poi i protocolli sull’igiene, quindi le
norme antincendio ed i piani di evacuazione … Tutte cose necessarie, per
carità, ma proprio per questo si fa più forte la contraddizione.
Con nostalgia mi capita di pensare al maestro che ci portava in bicicletta a
fare lezione in campagna, senza alcuna approvazione del collegio docenti, senza
polizze assicurative e 28 autorizzazioni dei genitori.
Oggi tutto è regolato, le responsabilità sono chiarite, è possibile trovare
chi ha sbagliato e che quindi deve pagare, sempre sul piano civile, talvolta
anche su quello penale.
Si sta andando, forse senza accorgercene, verso una "ipertrofia" della
legalità: in ambito sanitario, per fare un esempio, si verificano casi in cui
le compagnie si rifiutano di stipulare contratti d'assicurazione poiché i
rischi sono troppo alti. Oppure accettano di farlo a costi stratosferici.
Questa catena delle responsabilità è ben presente a chi lavora con i minori.
Si diffonde la paura di che qualcuno ti possa sparare addosso le tue
responsabilità di educatore (o di genitore); è una sensazione affatto
piacevole, neppure al riparo di una polizza R.C.
D’altra parte, applicando alla lettera i protocolli, si finisce per dover
costringere sul banco i bambini anche durante la ricreazione; o si vieta loro di
giocare a rincorrersi o a palla durante la pausa mensa. Possiamo continuare:
"l’allontanamento dalla classe per andare in bagno è possibile solo
se accompagnati dal personale ausiliario". "E’ fatto divieto di
portare a scuola alimenti fatti in casa in occasioni di festicciole e
compleanni". "E’ proibito l’uso di materiali che potrebbero
innescare reazioni allergiche (come le farine)". "E’ interdetto l’uso
della palestra finché non verrà sostituito il pavimento esistente con uno che
sia certificato come antiscivolo". "La sala lettura rimarrà chiusa a
tempo indeterminato, fintantoché non saranno trovate le risorse per sostituire
tendaggi ed arredi con materiale ignifugo"…
Del resto le norme vanno rispettate ed è cattiva abitudine trasgredirle
aspettando il prossimo condono. Così il Ministero si tutela, gli Uffici
Scolastici Regionali pure. Nell’organismo dell’istruzione il Dirigente
scolastico rappresenta un ganglio determinante: se opta a sua volta per una
gestione legalistica, tutela se stesso ma "imbriglia" la scuola,
limita l’innovazione e la creatività degli insegnanti. A meno che questi
ultimi non decidano di rischiare in proprio, disattendendo a circolari e
protocolli.
Alla fine, sull’ultimo anello si scarica ciò che non è stato trattenuto
nella catena delle responsabilità. Alla fine, nella scuola, pagano i bambini (e
quei docenti di indole poco avvezza alle convenzioni), per quelle norme con cui
si cerca di regolare ogni spazio di vita sociale, esorcizzando lo spettro
incombente di un’incriminazione giudiziaria.
All’inizio di un nuovo anno, auguriamo dunque alla scuola
il coraggio di lasciar andare le "briglie" tutte le volte che è
possibile; alle donne ed agli uomini che fanno la scuola, una sempreverde
consapevolezza della necessità di insegnare con innovazione ed ardore. Ai
genitori la capacità di comprendere che il servizio che viene offerto ai loro
figli richiede continuamente un essenziale esercizio del cuore che nessuna norma
può garantire e che è, in sé, profondamente degno di considerazione e
rispetto.