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Confesso
che ho provato una certa tristezza nel vedere bambini e ragazzi
consultare la pubblicità televisiva o i cataloghi dei
grandi magazzini in cerca di un’idea per i doni di Natale. E’
come se, sazi di cose, si lasciasse agli occhi il compito di
desiderare: ma è effimero il desiderio dello sguardo,
si consuma in fretta e si volge altrove.
Di fronte a questa situazione mi è venuto un pensiero
paradossale: poiché abbiamo già tanto, perché
nella tradizionale letterina a S. Lucia, Babbo Natale, Gesù
Bambino o la Befana non chiedere che qualcosa venga portato
via! Dare anziché ricevere, privarsi piuttosto che incrementare
… Penso che i bambini non gradirebbero il suggerimento, ma mi
sembra in ogni caso uno spunto provocatorio per degli auguri
inconsueti d’inizio anno.
Se
generalmente viviamo nella fretta, con i minuti contati, con
l’affanno delle mille cose da fare, auguriamoci un anno con
tanto tempo; tempo da sprecare e da perdere, tempo inutile e
gratuito.
Con sensibilità educativa, chiediamo che il 2006 ci insegni
in particolare la fatica e la gioia dell’attesa. Oggi si fa
tutto così velocemente! Con la complicità della
tecnologia si cerca in continuazione di abbattere i “tempi morti”.
Abbiamo progressivamente disimparato ad attendere e lo viviamo
con sentimenti negativi: si aspetta malvolentieri incolonnati
nel traffico o negli uffici pubblici, si attendono impazienti
gli esami o le cure sanitarie, si aspettano sfiduciati giorni
migliori o un altrove più generoso… Eppure l’attesa è
come la pausa all’interno di una scrittura musicale, non inutile
vuoto (di suono) ma elemento irrinunciabile di una melodia.
Auguriamo dunque tempi di pausa e di attesa, entro i quali far
crescere, con sentimenti di speranza, la capacità di
contemplare l’incognita dei giorni a venire.
Per apprezzare l’attesa dovremmo riscoprire anche il desiderio,
senza il quale l’attesa è arida. Auguriamo perciò
un 2006 pieno di desideri, desideri del cuore e della mente
più che degli occhi. Desideri che si realizzano, ma anche
desideri frustrati: può diventare una buona lezione di
vita l’imparare ad attendere, convivendo con l’incertezza della
soddisfazione dei propri desideri. I grandi hanno imparato,
sulla propria pelle, che non è possibile avere tutto
e tantomeno averlo subito. Per dirla con Freud, il principio
del piacere - nella “vita vera” - viene continuamente frustrato
dal principio di realtà; è una tappa ineludibile
dello sviluppo psichico dei ragazzi e degli adolescenti.
Il desiderio che sa attendere offre dunque una grande possibilità
educativa, insegna a controllare la frustrazione, alimenta le
emozioni e l’immaginazione.
A
chi ha sempre la pancia troppo piena, auguriamo fame. La sazietà
spesso ostacola la reale comprensione della disperazione di
tutti coloro che sono senza pane e senza futuro.
Farebbe bene anche ai nostri bambini, quando sono eccessivamente
selettivi o capricciosi nella loro alimentazione. L’eccessiva
disponibilità è generalmente una cattiva maestra
di vita, non insegna ad apprezzare ciò che si ha, sia
che si tratti di cose, di affetti o di salute.
Auguriamo anche un anno che porti via un po’ di TV, con tutte
le sue trasmutazioni analogiche, digitali e satellitari. Meno
TV per parlare ed ascoltarsi, per leggere ed uscire di casa,
per discutere e pensare di più con la propria testa.
Infine
desideriamo un tempo di maggiore giustizia per tutti, anche
rinunciando ad un po’ di quel liberismo cui ci siamo abituati
e che mette al centro di ogni azione gli interessi ed i profitti
individuali. Auguriamo di saperci fare un po’ meno gli affari
nostri e un po’ di più quelli degli altri, perché
- come scrisse R. Follerau - “non si può essere felici
da soli” in una società ed in un mondo in cui le disparità
e le ingiustizie stanno crescendo in modo vertiginoso.
Auguriamo a tutti non tanto la pace dei proclami e degli slogan
di circostanza, ma un cor inquietum che sostenga la fatica di
essere, come educatori, costruttori di pace nel quotidiano ed
operatori di giustizia nei rapporti con gli altri. |