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“È
consapevole del proprio svantaggio rispetto agli altri ragazzi,
e dunque si sente inadeguato ed è molto insicuro. Per
questo la sua saccenza, talvolta vera e propria arroganza,
verso tutti. Quando eccede nel fare ‘il saputello’ non bisogna
stopparlo, ma lasciarlo fare, perché deve acquistare
sicurezza. Stopparlo per metterlo davanti all’insensatezza
della ‘sapienza’ che sfoggia, infatti, non farebbe altro che
aumentare la sua insicurezza e il suo senso di inadeguatezza,
non farebbe che rafforzare, dunque, il movente di quei comportamenti
che si vorrebbero stemperare”.
Questo
è il verdetto della psicologa che segue Elir, il nostro
ragazzo albanese, orami quattordicenne, adottato a 9 anni
da una famiglia italiana. O almeno è il verdetto della
psicologa così come mi viene riportato da sua madre.
È un ragionamento che non fa una piega. È vero
che quei suoi atteggiamenti fastidiosamente presuntuosi nascono
dal suo senso di inadeguatezza (d’altronde è arrivato
in Italia che, di fronte ai suoi compagni di scuola che leggevano
e scrivevano speditamente ormai da tre anni, lui non aveva
neppure mai visto una penna!). Ed è vero pure che bisogna
evitare in tutti i modi di accrescergli il suo senso di inferiorità,
proprio per non aumentare i suoi comportamenti arroganti nei
confronti di tutti.
Eppure
continuo ad avere l’impressione che qualcosa non va.
Di
fronte alla mia amica esperta di lingue orientali, Elir afferma
di conoscere bene anche lui il cinese e l’arabo e inizia poi
ad emettere suoni indistinti affermando, contro ogni evidenza,
che si tratta di cinese. Di fronte al mio pianoforte assicura
di saperlo suonare molto bene e inizia a pestare la tastiera
come farebbe un gatto che, camminando, ci passasse sopra.
In Ospedale, va ad intrufolarsi tra i carrelli con i medicinali
e gli arnesi degli infermieri, perché lui “sa fare
il medico”. Di fronte ai miei libri di filosofia ordinati
sullo scaffale, afferma di conoscerli tutti a menadito. Ad
un amico di famiglia, redattore capo di una casa editrice,
racconta di scrivere libri anche lui, “ma solo nei buchi di
tempo e per hobby” perché è “molto impegnato”.
In palestra racconta di riuscire a caricare più pesi
dell’istruttore. Ma non solo. Ha anche affinato la capacità
di cogliere il punto debole delle persone che ha di fronte
ed è proprio lì che va a pontificare e a fare
sfoggio delle sue conoscenze. Di fronte alla zia, che da sempre
si fa cruccio di non aver potuto continuare gli studi, continua
ad ostentare le sue conoscenze che lei -insiste e la interroga
continuamente su tutto per dimostrarglielo!- non possiede.
Ma intuisce bene anche il punto debole di un conoscente il
cui fidanzamento è stato da poco interrotto o, peggio,
della sua insegnante che ha drammaticamente perso il marito
da appena un anno.
Le
conseguenza di questi atteggiamenti sono facilmente immaginabili.
Anzitutto Elir viene sempre più allontanato dai suoi
coetanei, sia a scuola sia fuori, rimanendo così sempre
più isolato.
In secondo luogo il porsi “sopra” a tutto, seppure sia solo
un atteggiamento esteriore e niente affatto rispondente alla
sua intimità, gli impedisce comunque quel mettersi
“sotto” che consente di “ascoltare”, di “accogliere”, di apprendere,
di arricchirsi da quanto giunge dall’esterno. Ed altresì
di stupirsi. Un Ego infatti che, anche solo nell’atteggiamento
di superficie, “prenda” e “fagociti” tutto nel suo interno,
non è più in grado di essere a sua volta “preso”
dalla meraviglia per nessuna cosa, e dunque, di provare quella
gioia profonda e sottile dello stupore . Qualcosa a mio parere
e nella mia esperienza di assolutamente vitale …e che, per
questo, non vorrei mai mancasse ad Elir.
Da ultimo credo che il suo atteggiamento di sfoggio, della
cui vuotezza lui stesso è ben consapevole, peggiori
e non aiuti il superamento del suo senso di inadeguatezza.
...continua...
Note:
[1] Il titolo fa riferimento
ad altri articoli, pubblicati nella medesima rivista, che
hanno visto Elir oggetto di fenomeni di bullismo da parte
dei compagni. Cfr. P. MARCHEGIANI, Dal “contagio emotivo”
al “sostegno tifosistico”, «Educare.it»,
anno IV, n. 7, giugno 2004; Id. "Di fronte alle irrisioni
dei compagni”, «Educare.it», anno 6, n. 2,
gennaio 2006
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