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“Elisabetta
siamo noi!”. La porta del Centro Symposium si è
aperta e con grande emozione e una stretta di mano l’avventura
ha avuto inizio.
“Non sai quante volte mi ha chiesto come eri fatta. Te
l’avevo detto che dovevi stare tranquilla e che ti sarebbe
piaciuta”.
Ansia del nuovo, aspettative e paure che avevano già
una storia. Non deve essere facile adattarsi alla dimensione
infantile che a volte non ti lascia scelte. |
Simona,
una bimba dall’aspetto gentile con lo sguardo di chi ha già
iniziato le sue riflessioni sulla vita, è entrata nello
studio osservando persone e cose con grande attenzione e con
la disponibilità a mettersi in gioco affidando al mondo
adulto la sua forza, la sua sensibilità e le sue strategie
di sopravvivenza.
I primi compiti insieme:
“No!....devo leggere!”.
Una lettura stentata, aritmica, talvolta anticipata su memoria
di un precedente ascolto del testo. Alla delicatezza, alla
tranquillità e all’educazione controllata sopraggiungevano
irrequietezza e disagio di fronte al compito della lettura.
Eppure a scuola andava tutto bene:
“Una delle migliori della classe”, sosteneva la maestra.
“Qualcosa non mi convince”, pensava la mamma osservando la
piccola quando doveva fare i compiti a casa.
Cosa fare e come intervenire?; ma soprattutto: intervenire
o lasciare tempo al tempo?.
Una valutazione osservativa dell’andamento scolastico (quaderni
e libri di testo, compiti a casa, verifiche a scuola); un
atteggiamento di dialogo partecipativo con la vera depositaria
della risposta; la decisione di una consulenza logopedica;
l’introduzione di prove supplementari per la valutazione della
letto-scrittura e … un quadro evolutivo al limite della norma:
una posizione da tenere monitorata. Si era ancora nella posizione
iniziale: programmare un percorso riabilitativo o dare credito
alle risorse evolutive?.
E la bimba dove sarebbe stata nel frattempo?. La posizione
contemplativa dello stand-by forse non è sempre la
migliore:
“Come vivono i bambini potenziali DSA [1]
l’attesa degli adulti che, se opportunamente non interventisti,
annullano le loro decisioni operative in funzione di risposte
testistiche certe”?.
Forse la virtù sta davvero nel mezzo e ogni caso è
un caso a sé!. La decisione di non lasciare sola la
piccola ad affrontare gli impegni scolastici ha così
attinto risorse dai preziosi contributi dell’ascolto filosofico,
dell’approccio metacognitivo e della pedagogia narrativa d’orientamento
psicoanalitico dando forma ad un intervento strutturato in
cui creatività e personalizzazione sono diventati protagonisti
efficaci e mai approssimativi.
Se è vero che i dati oggettivi delle prove diagnostiche
– test standardizzati e esami clinici – sono importantissimi
per delineare il quadro della situazione e comprendere aspetti
qualitativi e quantitativi altrimenti irraggiungibili, credo
sia altrettanto fondamentale un approccio partecipativo che
non trascuri segnali minimi ma importanti e dia ascolto ai
pensieri e alle emozioni dei bambini.
“Davvero ci sono dei bambini che come me non sanno legger
bene?”.
“Vedo tutte le lettere sparse: non stanno su una riga”.
“Me lo leggi una volta? Se tu lo leggi per prima io poi me
lo ricordo e lo so leggere meglio”.
“Oggi è stato un disastro: ho preso insufficiente a
scuola nella verifica di matematica. Le operazioni con il
meno: non ho capito niente”.
“No, no!: la poesia a memoria NO!. Facciamo così: io
salto e tu me la mimi come fa papà” ….e altro ancora.
E’ quindi sempre opportuno aspettare per intervenire?. Bassa
autostima, scarsa autoefficacia, ansia, disagio con i compagni,
insuccessi, tensione per mantenere buone performance scolastiche:
la fragilità di un profilo così connotato richiede
un continuo dispendio di energie e risorse destinate ad affaticarsi
in un cammino tanto incerto quanto prevedibile.
Considerando tutte le informazioni raccolte sulla piccola
si è così deciso di iniziare un training riabilitativo
d’orientamento psicopedagogico. Abbiamo lavorato insieme con
assiduità e impegno continuativi aiutate da una mamma
attenta, fiduciosa e convinta dell’importanza del nostro programma.
L’insegnante della bimba è stata informata sul percorso
seguito e coinvolta in una futura collaborazione per la prossima
annualità scolastica affinchè la piccola si
senta accolta e confermata dagli adulti di riferimento.
La storia di Simona prende forma ogni giorno e i risultati
positivi finora conseguiti stanno motivando e sostenendo l’importanza
del coinvolgimento attivo del bambino, della famiglia, della
scuola e della consulenza pedagogica in un lavoro d’equipe
che è fondamentale per offrire tranquillità
emotiva, rispetto delle fatiche, riconoscimento delle conquiste
e motivazioni per comprendere l’impegno.
...continua...
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Note:
[1]
Con DSA si indicano
in forma abbreviata i disturbi specifici dell’apprendimento.
Bibliografia:
A. Bondioli (a cura di), Ludus in fabula: per una pedagogia
del narrare infantile,
ed. Junior, Bergamo, 2004
Cornoldi-Tressoldi et al.,Dislessia e trattamento sublessicale,
ed Erickson, Trento, 2005
M. L. Ferrea, Segni come disegni. Un approccio alla grafologia
attraverso le immagini dell’arte, ed. Ma. Gi, Roma, 2004
L. Marotta-M. Trasciani-S. Vicari, CMF Valutazione delle competenze
metafonologiche, ed Erickson, Trento, 2004
M. Meloni-N. Sponza-P. Kvilekval-M.C. Valente, (a cura dell’Associazione
Italiana Dislessia), La dislessia raccontata agli insegnanti,
ed. Libri liberi, Firenze, 2003
E. Perrotta-M. Brignola, Giocare con le parole, ed. Erickson,
Trento, 2000
E. Perrotta- P. Rustici, Correggere i difetti di pronuncia,
ed. Erickson, Trento, 2006
D. Plummer, La mia autostima, ed. Erickson, Trento, 2002
B. Restelli, Gioare con tatto. Per un’educazione plurisensoriale
secondo il metodo Bruno Munari, ed. Franco Angeli, Milano,
2002
Giovanardi Rossi P.-Malaguti T., GIO-MA. Batteria di prove
per la valutazione precoce delle abilità e dei disturbi
di lettura, ed. Del Cerro, Pisa, 1999
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