"L'autismo
è un mostro che si mangia
tuo figlio un pezzetto alla volta ...
se lo abbandoni, ma se combatti puoi dargli
una vita serena, per moltissimi versi normale" .
Andrew Wakefield
Entro
nella stanza dove una ventina di piccoletti – alternativamente
- ridono giocano, piangono.
Sono colpita particolarmente da un bambino con grandi occhi
chiari di circa tre anni; se ne sta in disparte e dondola
un piccolo clown, di stoffa multicolore, davanti a se, con
un movimento monotono, ripetitivo.
Lo osservo: ha uno sguardo “acquoso” a tratti trasparente
e ricolmo di tesori preziosi e scintillanti, in altri momenti
torbido ed offuscato come un mare in tempesta.
Mi
avvicino a lui, tento di accarezzargli la testa con un tocco
lieve ma, con uno scatto improvviso si allontana, poi volge
lo sguardo verso di me.
I suoi occhi incantati non si posano, mi attraversano fissando
qualcosa nell’infinito che, forse, egli solo sa cercare e
captare con il suo sguardo di cristallo.
Sasha è un bambino autistico!
Mi
prende come al solito una curiosità quasi irrefrenabile
- tipica del mio bisogno di essere informata - e un desiderio
di conoscere a fondo il pianeta autismo: voglio sapere meglio
e di più su questa sindrome.
Rispolvero, dunque, le mie cognizioni e nel contempo vado
alla ricerca di nuove soluzioni.
Ricordo perfettamente le teorie di Bruno Bettelheim, nel suo
libro La Fortezza vuota. Non mi hanno convinto allora tantomeno
adesso: una mamma non può essere classificata “seno
gelido” o “mamma frigorifero”; non si può pretendere
di operare la "parentectomia", sradicando il figlio
dai genitori.
Ho letto anche libri di genitori che hanno inventato terapie,
constavano di estenuanti esercizi ripetuti fino all’ossessività,
ma a loro dire con risultati positivi.
Ripenso
al libro di Zappella, Non vedo, non sento, non parlo.
Affascinante terapia basata sullo Holding, ma adesso abbondantemente
superata dallo stesso Zappella.
Egli, infatti, in questi ultimi anni, propone L’AERC - terapia
di Attivazione Emotiva e Reciprocità Corporea –che
"consiste nel creare un aumento quantitativo di stimoli
specifici, creando in tal modo una instabilità del
sistema nervoso, e poi esponendolo a una situazione per lui
nuova e quindi ridirezionandolo" (Zappella, 1996, p.
77).
L'intervento proposto dall’autore si avvale anche dell'uso
del Metodo Portage, e del Programma TEACCH.
Faccio mente locale all’interessante seminario “Perché
autistico” seguito nella mia città, promosso dall ‘AGSAS,
in cui sono presenti i maggiori ricercatori sul campo.
Da una diecina di anni a questa parte a livello di cause scatenanti
di questa sindrome, di ipotesi ne sono state fatte tante,
dal tipo psicoanalitico a quello neurologico e genetico, queste
ultime comprovate da ricerche sul campo, prove statistiche
relative, ecc ecc
Mi
rendo conto che, qualunque sia l’ipotesi propugnata, le descrizioni
del soggetto autistico sono dettagliate sia sull’aspetto fisico,
sia sul comportamento anomalo manifestato.
Dunque mi convinco che come insegnante - operando in sinergia
con gli operatori sanitari, con lo psicologo e con quanti
seguono privatamente il caso, compresi i genitori - tutto
sommato, devo puntare sulla modifica del comportamento.
Non sarà una cosa semplice, ma ci provo!
Stendo un primo piano didattico, avvalendomi della collaborazione
della nostra psicologa clinica di cui riporto solo gli obiettivi.
Obiettivo
generale:
· Inclusione reale nel contesto educativo/didattico
Obiettivi
personali: ·
Adeguare il proprio comportamento al contesto
· Operare in piccoli gruppi
· Stabilire rapporti significativi con i pari e gli
adulti
· Usare il pc con programmi didattici funzionali alle
proprie esigenze
· Trasferire le abilità apprese in situazioni
diverse
A
mo’ di esempio, vi riporto un’ attività descrittiva
dell’ opera propedeutica finalizzata alla normalizzazione
del comportamento
*Perché
il contesto diventi significativo, comincio a mostrare a Sasha,
ad uno ad uno, tutti gli oggetti presenti in aula.
Dopo un primo contatto “visivo” segue l’ esplorare degli stessi
oggetti, attraverso gli altri sensi, allo scopo di renderglieli
familiari, soprattutto per poterli dominare e non essere dominato
da essi.
Dopo
giorni di fatiche per stabile un rapporto, che possa dirsi
reale, con gli oggetti e con me, finalmente noto che Sasha
si avvicina ad un triciclo, lo scruta, lo osserva da ogni
lato e…tenta di salirci.
Provo ad aiutarlo, non si allontana…docilmente si lascia guidare.
Lo trascino pian, piano facendogli esplorare lo spazio attorno
a lui: niente di eclatante, solo un giretto.
Continuo così per giorni, egli si avvicina al triciclo,
lancia un gridolino, io mi avvicino. Altro giro, questa volta
un po’ più largo.
Finalmente credo giunto il momento di poggiargli i piedini
sui pedali e accompagnare il movimento lentamente; contemporaneamente
tento di farlo spostare…
Ad un tratto, un grido acuto seguito da un gesto aggressivo
nei miei confronti: mi fa saltare gli occhiali e le lenti
dopo un volo di alcuni metri si infrangono cadendo sul pavimento.
Resto sgomenta: è la prima volta che succede!
Lo guardo smarrita, le lacrime mi bagnano gli occhi, mi sento
impotente.
Ho sbagliato qualcosa, devo ricominciare.
Ad un tratto il suo sguardo cerca il mio, la sua mano si protende
verso il mio viso, delicatamente mi fa una specie di carezza
accompagnandola con un “aaa”.
Lo abbraccio, si lascia abbracciare, è un attimo… Poi
velocemente corre a rifugiarsi nel suo angolo.
torna
su
Autore:
Rosalia Fiaccabrino, docente specializzata
in didattica e metodologie alternative, ha operato come insegnante
curriculare e di sostegno nella scuola elementare e nella
scuola media. E' applicatore di primo e secondo livello del
programma Feuerstein; ha frequentato corsi di danzaterapia,
musicoterapia e di arterapia; ha frequentato inoltre corsi
di Alta qualifica per rimuovere le difficoltà nella
letto-scrittura presentate dagli alunni della scuola elementare
e media di primo grado; è web disigner e specializzata
nell'uso delle risorse informatiche (www.piccolipeterpan.net).
Sitografia http://www.autismoperche.it/pdf/atticonvegno2002.pdf*
http://www.autismoperche.it/pdf/atticonvegno2003.pdf*
Bibliografia:
Bettelheim B., La fortezza vuota. L'autismo infantile
e la nascita del sé, Garzanti, Milano
Frith U., L'autismo, spiegazione di un enigma, Laterza,
Bari, 1996
Grandin T., Pensare in immagini. E altre testimoniamze
della mia vita di autistica, Erickson, Trento, 2006
Zappella M., Autismo infantile. Studi sull'affettività
e le emozioni, Carocci, Roma, 1996
Sellin B., Prigioniero di me stesso, viaggio dentro l'autismo,
Bollati Boringhieri, Milano, 1995
Zappella M., Non vedo non sento e non parlo, Mondadori,
Milano
|