| L’inserimento
a scuola
Arrivato a scuola, entrai in classe e subito i compagni mi
chiesero informazioni, tempestandomi di domande sull’aspetto
fisico, sul comportamento, sulla pericolosità e imprevedibilità
dei suoi gesti. Lessi la gioia nei loro sguardi, quando raccontai
che mi aveva accarezzato il mento in maniera tenera e non
violenta. Era palpabile, il desiderio che accresceva in loro
di conoscerlo il più presto possibile, per quanto perdurassero
e prevalessero comunque, preoccupazioni, paure e sentimenti
di inadeguatezza.
Insieme all’insegnante di lettere, abbiamo strutturato degli
incontri settimanali, da proporre alla classe. Negli incontri
sono state affrontate le questioni inerenti i problemi e le
difficoltà di Fabrizio, e, sulla base di quanto emerso,
come avrebbero dovuto comportarsi e interagire quando finalmente
sarebbe stato uno di loro.
Negli incontri, della durata di un’ora, ciascuno ha dato il
proprio contributo sul tema concordato di volta in volta,
intervenendo sulla base delle proprie curiosità e aspettative,
per approfondire ciò che lo aveva colpito, o che comunque
lo preoccupava.
Queste conversazioni hanno contribuito a diffondere nei compagni
la curiosità verso un’osservazione partecipante, per
facilitare la scoperta di cosa avrebbe potuto essere effettivamente
utile a Fabrizio, cosa avrebbe effettivamente potuto aiutarlo
a vivere meglio. Prima dell’inserimento a scuola, quindi,
si è conversato sulle aspettative, sull’immaginario,
sui vissuti rispetto all’attesa, sui propri sentimenti, sulle
preoccupazioni, sulle paure, sulle emozioni, sui propositi
verso il compagno, come ad esempio su come comportarsi con
lui, cosa dirgli, come evitare di infastidirlo.
Nel corso degli incontri sono state definite le regole che
sarebbero state utilizzate quando si sarebbero trovati ad
interagire tra compagni all’interno della classe o in un contesto
più ampio, quale quello della scuola nella sua globalità.
Così facendo, i ragazzi sono stati conduttori di un
metodo comunicativo efficace, basato sull’osservazione partecipante
e sull’ascolto attivo.
Gli incontri in genere erano articolati in diversi momenti;
ci si sedeva in cerchio, in modo che ognuno potesse guardare
in faccia il proprio compagno; intervenendo uno alla volta,
ciascuno ascoltava in silenzio, senza commentare, rispettando
il punto di vista dell’altro e intervenendo su quanto detto
solo per aggiungere qualcosa o per porre domande per meglio
chiarire i contenuti emersi. Si è proceduto quindi
valorizzando solo gli aspetti positivi. Ciò ha contribuito
positivamente allo sviluppo dell’argomento trattato e ha gratificato
i ragazzi contribuendo alla costruzione di un’immagine positiva
di sé. All’inizio di ogni incontro, dopo aver deciso
il tema problema su cui discutere, si dedicava uno spazio
alla riflessione, nell’ambito della quale, ciascuno poteva
annottare le proprie considerazioni da esporre al gruppo.
Successivamente, ogni ragazzo poteva intervenire liberamente,
stimolando il dibattito. Alla fine di ogni incontro, era previsto
un momento di auto valutazione.
In tal modo, gli alunni, hanno appreso un metodo di comunicazione
efficace e rispettoso, contribuendo a creare intorno al compagno
un contesto comunicativo adeguato ai problemi in questione.
In questo modo si è contribuito a costruire un’immagine
positiva del compagno che dovevano tra breve incontrare, trasformandolo
da un nome puramente astratto, da una cartella clinica, da
un cosiddetto “caso”, ad una persona autentica, con una propria
identità.
Anche dopo l’arrivo di Fabrizio, gli incontri sono continuati
con regolarità, per fare il punto della situazione,
per spiegare le scelte che agli occhi dei compagni potevano
essere eccessive o ingiuste, e per decidere nuove strategie
operative.
Integrazione
“alla rovescia”
Inizialmente Fabrizio è stato accolto in un’aula appositamente
strutturata e attrezzata con strumenti che avrebbero dovuto
garantire la continuità nel passaggio da una realtà
scolastica ad un’altra. Per non subire eccessivi traumi e
per favorirne l’adattamento, sono state predisposte le stesse
immagini e proposte le stesse modalità operative praticate
nel periodo precedente al suo inserimento nella scuola media
e sono state seguite le indicazioni fornite dall’equipe medica
di riferimento. Per un mese circa, si è continuato
in questa direzione con pochi risultati a causa della mancanza
di personale specializzato nel portare avanti la procedura
operativa.
Attraverso l’osservazione è emerso che alcuni strumenti
e modalità d’intervento potevano ritenersi superati
e che non era funzionale insistere nella direzione dello sviluppo
di alcune abilità. Bisognava puntare e scommettere
su altri versanti, specialmente sul terreno dei rapporti interpersonali,
insegnandogli a far parte di unità sociali, quali la
scuola, i gruppi di amici e la comunità in generale,
per garantire a Fabrizio almeno una qualità di vita
migliore. Fabrizio rispondeva al vecchio metodo con forte
disagio, manifestato in vari modi sino a raggiungere significativi
livelli di aggressività, sia su se stesso sia verso
gli altri,in particolare, verso le persone adulte vissute
in modo fortemente frustrante.
Di fronte a nuove modalità di intervento e al contatto
con i suoi compagni, si è invece notato un significativo
rilassamento muscolare. Il suo volto si rilassava ,sorrideva,
interagiva e rispondeva alle loro sollecitazioni, cercava
il contatto fisico dei compagni. In questa fase si è
scelto consapevolmente di cambiare direzione e di operare
per stabilire ed incoraggiare lo sviluppo delle abilità
sociali, sino a quel momento quasi totalmente assenti.
Da questo preciso momento si è avviato un vero e proprio
percorso di integrazione alla rovescia, si è partiti
dal contesto per modificare i comportamenti dell’alunno diversamente
abile, capire dove stava la situazione di handicap per ridurne
gli effetti.
Inizialmente si sono individuati alcuni compagni per accogliere
e incontrare Fabrizio nell’aula di sostegno e per abituarlo
gradualmente alla loro presenza. Successivamente, per un’ora
circa, è stato introdotto in aula durante le lezioni.
Già nel mese di dicembre, Fabrizio, seppur ancora con
difficoltà, in quanto non manteneva la postazione di
lavoro per più di dieci, quindici minuti, era in grado
di stare in classe con i compagni sino all’ora di ricreazione.
Stesso passaggio è avvenuto con gli insegnanti. Alcuni
di loro, gli proponevano nell’aula di sostegno delle attività.
Inizialmente e per un certo periodo ha partecipato alle attività
in classe con i compagni nelle ore curricolari, soprattutto
con insegnanti con cui era possibile strutturare lezioni da
proporre a Fabrizio senza trascurare la didattica e gli apprendimenti
degli altri alunni.
Sono state osservate le dinamiche in classe, per poter predisporre
e progettare un passaggio graduale da un’integrazione formale
ed apparente ad un’integrazione, costruita e strutturata assieme
ai compagni, al fine di promuovere in lui l’abilità
dello “stare a scuola”. In questo modo ci si è proposti
di educare Fabrizio all’utilizzo corretto del setting scolastico,
alla conoscenza degli ambienti e dei possibili percorsi da
utilizzare per attività specifiche, ovviamente accompagnato,
in questo percorso, da compagni tutor. Dopo il primo mese
è stato sollecitato a lavorare senza fare ricorso ai
rinforzi alimentari. Questi ultimi sono stati completamente
sostituiti da altri di tipo socio-affettivo.
L’obiettivo fondamentale è stato quello di accelerare
la promozione dell’autoregolazione del comportamento nel contesto
classe, soprattutto per quanto riguarda il mantenimento della
postazione operativa in modo autonomo e non costrittivo, a
guardare l’insegnante e ad imitare i compagni, adeguatamente
preparati al mantenimento di una condotta corretta sia dal
punto di vista verbale che gestuale. Per far ciò, inizialmente,
si è reso necessario un intervento energico con l’utilizzo
del “contenimento fisico” con modalità comunque accoglienti,
per abituarlo gradualmente a tempi di permanenza in classe
sempre maggiori. Successivamente, per far emergere la manifestazione
dei comportamenti desiderati, è stato possibile utilizzare
interventi meno invasivi, utilizzando maggiormente modalità
comunicative verbali e gestuali, in modo particolare, come
già detto, il modello strutturato e positivo dei compagni.
...continua...
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Autore:
Bruno Furcas è l’educatore che ha
seguito il percorso di integrazione scolastica dell’alunno
Fabrizio presso la Suola Media “Rosas” di Quartu Sant’Elena, |