| Il
gruppo classe come risorsa per l’educazione speciale
Con
la metodologia dell’osservazione, della riflessione, della
comunicazione, i compagni sono diventati una preziosa risorsa,
capaci, spesso, di avanzare proposte e suggerire agli adulti,
tempi e modalità di intervento. I compagni, per esempio,
hanno suggerito quale postazione all’interno della classe
poteva essere più funzionale, e si sono letteralmente
ribellati alla possibile soluzione di sistemare il banco del
compagno in una postazione distante e separata da loro. Hanno
rilevato che Fabrizio era più sereno se gli adulti
non gli stavano troppo addosso. Nei primi giorni trascorsi
in classe, un compagno fece un’osservazione che lasciò
tutti con il fiato sospeso, aveva notato che Fabrizio si opponeva
verso chi cercava di costringerlo all’operatività didattica
in maniera più o meno energica e violenta, a seconda
che si trattasse di un adulto o un compagno. Ai compagni riservava
un atteggiamento privilegiato e non violento. Spesso sono
stati i compagni stessi ad indicare chi di loro era più
adeguato a supportarlo in una determinata situazione. La metodologia
maieutica di gruppo, attraverso il porre e farsi domande,
l’ascoltarsi reciprocamente e rispettosamente, ha creato un
processo di continua ricerca. Ha facilitato l’espressione
del rapporto con l’altro e ha posto le condizioni perché
ciascuno, educando ed educatore, ha potuto esprimere a pieno
se stesso, i propri bisogni profondi. Tali bisogni, sono stati
trasformati in problemi e a loro volta tradotti in progetti
di soddisfazione dei bisogni stessi, in progetti di sviluppo
sociale e nel caso specifico di sviluppo delle potenzialità
del compagno in situazione di disagio e di sviluppo delle
potenzialità del gruppo classe, nell’affrontare comportamenti
problema, indicandone le possibili soluzioni ed individuandone
gli attori ritenuti più idonei ad affrontare una determinata
situazione. Da qui la scelta dei compagni tutor, che in precisi
momenti ben strutturati “guidano” il compagno in un percorso
di crescita personale sia esso educativo, didattico, ludico
o motorio.
In questo preciso momento del percorso, la diversabilità
è diventata risorsa per Fabrizio e per i compagni,
e si innescato tra di loro un rapporto empatico, un do ut
des emotivo.
Le persone ed in modo particolare gli alunni, che hanno partecipato
a questo percorso, si sono sentiti realmente interpretati,
capiti, riconosciuti, gratificati, in quanto hanno percepito
che il loro contributo è stato adeguatamente valorizzato
nel contesto del lavoro del gruppo, rafforzando la propria
autostima e rapportandosi così agli altri in modo creativo
e non distruttivo. Attraverso questo percorso la classe ha
acquisito maggiore coscienza e consapevolezza della difficoltà
del vissuto quotidiano, e dell’importanza dell’alternanza
operativa per garantire forza ed efficacia all’intervento.
Hanno acquisito la consapevolezza che l’individualismo non
è produttivo e che la dinamica di gruppo invece può
essere la forza vincente per superare alcune situazioni problematiche
vissute durante le giornate trascorse a scuola.
In questo contesto, si è offerto indirettamente ai
ragazzi l’opportunità e l’indicazione di inventare
e praticare una scuola che insegni soprattutto ad essere cittadini,
a esigere i propri diritti senza calpestare quelli altrui,
e a sostenere senza eccessiva responsabilizzazione e in modo
strutturato e serio coloro che si trovano in situazione di
difficoltà; liberi da qualsiasi condizionamento, senza
pre-giudizi, e ragionando quindi con la propria testa.
Accoglienza
a 360 gradi
E’
necessario il linguaggio della concretezza per parlare con
semplicità di cose grandi, diceva Danilo Dolci. Per
il gruppo classe la parola d’ordine coniata con semplicità
e concretezza durante le conversazioni maieutiche è
stata ACCOGLIENZA; accoglienza a 360 gradi. Accoglienza, nel
senso di disponibilità a recepire il mondo esterno
ed interno delle persone, a predisporre ambienti, materiali
e situazioni, e soprattutto ad ascoltare attivamente. Ascoltare
e rispondere in modo attento al fine di organizzare un contesto
per tutti educante.
A metà anno scolastico si è costituito un vero
e proprio gruppo di lavoro, un’equipe composta dal Dirigente
Scolastico, da insegnanti curricolari e di sostegno, da educatori,
dal personale ATA, dai genitori degli alunni, e dai genitori
e familiari di Fabrizio che a diverso titolo hanno dato un
notevole contributo al fine del raggiungimento degli obiettivi
prefissati. Penso al ruolo avuto dal personale ATA e al contributo
finalizzato all’autonomia e al mantenimento di uno standard
igienico di alto livello. Di fronte a situazioni di sconforto,
proprio loro, sono riusciti a sdrammatizzare e con umor e
simpatia spesso si è riusciti a ripristinare le motivazioni
spesso vacillanti. Cosa si sarebbe potuto fare, quali obbiettivi
si sarebbero potuti raggiungere senza il supporto continuo
dei genitori dei compagni di Fabrizio. Alcuni di loro a diverso
titolo hanno abbracciato la causa e messo a disposizione il
proprio sapere e la propria professionalità, in qualità
di psicologo, di pediatra, di medico, di animatore. Alcuni
hanno messo a disposizione il semplice ma indispensabile supporto
morale.
Si è costituito un gruppo di lavoro allargato all’esterno
che ha portato avanti un lavoro in rete attentamente coordinato.
Un progetto portato avanti da un’equipe che a me piace definire
empatica-relazionale, proprio perché l’empatia e la
relazione sono le componenti essenziali del nostro operare.
Un gruppo di lavoro che ha sviluppato un alto senso di condivisione
(non posso dimenticare in questo momento il grazie, da parte
dei genitori dei compagni di Fabrizio, per tutto quello che
state facendo per i nostri figli). Un gruppo che ha sviluppato
ancora condivisione delle responsabilità e produzioni
ideative più creative ( spesso l’attività nasce
al momento dopo aver osservato un atteggiamento di gradimento
e quindi di partecipazione da parte di Fabrizio. Penso alle
drammatizzazioni dell’epica e dei brani dell’antologia. E
ancora si è riusciti a sviluppare la condivisione delle
decisioni, l’aumento dell’ affettività del gruppo e
l’aumento del senso di appartenenza, ma soprattutto un aumento
dell’integrazione legato alla condivisione delle conoscenze,
dei linguaggi dei metodi e degli obiettivi. A seguito di queste
considerazioni è nata verso il mese di aprile l’idea
di proporre ai ragazzi delle conversazioni sull’amicizia e
sul ruolo della scuola per promuoverla. L’idea di una scuola
che sia presente nel territorio e non una realtà isolata
e sterile dal punto di vista relazionale. Una scuola, dispensatrice
di conoscenza di saperi ma non di emozioni. Attraverso queste
conversazioni è nata la seconda fase del progetto per
promuovere un’integrazione possibile. Gli alunni preoccupati
si sono posti il problema, cosa farà Fabrizio durante
l’estate, senza i momenti trascorsi a scuola, si ricorderà
di noi al rientro dalle vacanze, possiamo incontrarlo durante
l’estate per giocare assieme a lui.Tutti assieme stiamo predisponendo
un piano di continuità. D’estate quindi la scuola dei
saperi, la scuola della didattica andrà in vacanza,
quella dell’empatia, dei sentimenti, dell’amicizia continuerà
full times e chissà a settembre cosa ci racconteremo
con i ragazzi nelle nostre “conversazioni”.
Il
collega Salvatore Bandinu, dell’Associazione “IL RAGLIO” ha
scritto nella presentazione della quarta edizione del concorso
CONTROVENTO rivolto a tutti gli studenti delle scuole superiori
della provincia di Cagliari per l’abbattimento delle barriere
architettoniche e culturali. “In una scuola spesso avulsa
nei contenuti dalla realtà esterna che tende a ripiegarsi
su se stessa, raggomitolandosi e adagiandosi all’interno di
un nozionismo tanto noioso quanto sterile, trovano riconoscimento
quei docenti, Direttori Didattici e Dirigenti Scolastici che
interpretando correttamente le finalità dell’Educazione,
trovano al contempo il coraggio di voltare lo sguardo abbandonando
sentieri educativi vecchi e obsoleti per intraprendere “mulattiere
educative” forse più scomode ed impegnative , ma senz’altro
di gran lunga più affascinanti e panoramiche; perciò
auspichiamo che accanto alla politica delle tre I (Impresa;
Internet; Inglese), la scuola promuova con determinazione
la cultura delle tre S (Solidarietà; Sensibilità;
Senso civico) e con lungimiranza, intuisca che la formazione
del cittadino passa (e deve necessariamente farlo) per questa
colorata e affascinante strada.”
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Autore:
Bruno Furcas è l’educatore che ha
seguito il percorso di integrazione scolastica dell’alunno
Fabrizio presso la Suola Media “Rosas” di Quartu Sant’Elena, |