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Le
Scuole per Genitori
Tali
indicazioni metodologiche hanno trovato strutturazione formale
nei “Family support movement” (Zigler,1989) e nelle “Scuole
Genitori” (Macario, 1995), accomunate da un tipo di approccio
educativo che mette in risalto sia l’assistenza alle famiglie
- per quanto concerne la cura filiale - ma anche e soprattutto
forme di sostegno/aiuto mediante il confronto e la collaborazione
formativa con altre famiglie.
Il supporto alle famiglie è a fondamento dei “Family
Clusters”, letteralmente “raggruppamenti di famiglie”, un
movimento di sostegno/aiuto nato intorno agli anni ’70 negli
U.S.A. Un “Family Clusters” è “un gruppo assistito
di quattro o cinque nuclei familiari completi che decidono
di incontrarsi regolarmente durante un tempo abbastanza lungo
per scambiarsi esperienze educative al riguardo dei loro problemi,
preoccupazioni (….) e domande di vita relative alle relazioni
familiari” (L’Abate,1981).
In Italia sono diffuse le “Scuole Genitori”, intese come la
strutturazione di un luogo riservato ai genitori per approfondire
i temi più comuni della loro vita di genitori ed educatori.
Lo scopo è quello di fornire un aiuto ai genitori,
attraverso l’analisi di alcune problematiche, la riflessione
ed il mutuo confronto.
Richiamiamo brevemente due principi che fondano gli approcci
collettivi di aiuto ai genitori. In primo luogo nella famiglia
tutto è in relazione: prendere in considerazione separatamente
il sistema famiglia con i vari sottosistemi genitoriali e
filiali non avrebbe senso. La famiglia può migliorare
il fattore relazionale e valutativo se viene messa a confronto
con altri gruppi familiari; attraverso il confronto con altre
famiglie, i componenti di un nucleo familiare possono trovare
aiuto ed individuare soluzioni sulla base delle esperienze
degli altri.
Come
strutturare un percorso per genitori?
La
prima fase è quella di incontrare le famiglie e di
concordare con tutti i componenti, compresi i figli, quali
tematiche vorrebbero che fossero trattate. La seconda fase
consiste nello stabilire un programma che vada bene per i
diversi nuclei familiari, di interesse comune, al di là
dell’estrazione sociale, culturale e generazionale. La terza
fase è la presentazione del programma stabilito a tutte
le famiglie che compongono il “clusters” (Sawin, 1979). L’ultima
fase è la strutturazione degli incontri: settimanali
e/o quindicinali della durata di due o tre ore, non più
del 50% viene dedicato alla formazione strutturata, importante
è dare valore al confronto, alla discussione, allo
stare insieme delle famiglie. Un punto fermo di questi incontri
è “imparare ad apprendere” attraverso l’esperienza
propria e degli altri (self-learning ed experimental learning),
mediante scene simulate e/o reali con i figli in cui si deve
prendere una decisione. I conduttori dei gruppi familiari,
desidero non definire esperti, sono coloro che riescono a
“canalizzare” energie e capacità latenti dei nuclei
per poter fronteggiare e gestire situazioni ed esperienze
in tali gruppi di incontro.
E’
fuori dubbio che un tale sostegno deve andare nella direzione
di un potenziamento della famiglia, della sua azione educativa,
progettuale che valorizza le capacità individuali,
vivifica il coraggio di agire con responsabilità verso
se stessi e verso il nucleo familiare, di esprimere valori
per contribuire alla fortificazione del contesto famiglia.
Aiutare
e sostenere i genitori, nel lungo e tortuoso percorso educativo,
significa anche formare, intendendo con ciò il miglioramento
delle capacità nascoste dei genitori, delle loro sopite
qualità di educatori dei propri figli, tenendo sempre
presente l’importanza dell’aspetto contenutistico.
Tutto questo può accadere solo quando i genitori hanno
la possibilità di parlare della propria realtà,
di esprimere le proprie idee ed opinioni in merito all’educazione;
di poter parlare con operatori (qualcuno li definisce esperti)
del settore, di poterlo fare con altri genitori e di poter
intessere un dialogo con loro, anch’essi con il loro problemi,
punti di vista e capacità, di riuscire a coinvolgere
i propri figli nel dialogo, modificando la collocazione di
questi ultimi: da oggetto dei dialoghi a soggetti attivi e
competenti interlocutori.
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Autore:
Raffaele Crescenzo, psicopedagogista, operatore
della pastorale familiare, operatore della pastorale sanitaria,
perfezionato in pedagogia per il territorio, educazione degli
adulti e psichiatria di consultazione e clinica psicosomatica.
Responsabile progetto "Centro Assistenza Ascolto"
Servizio A.D.I. Distrettuale per le famiglie ed i malati a
domicilio. Giudice Onorario Tribunale dei Minori Catanzaro.
Già docente di Sociologia dei processi culturali e
comunicativi presso Università “Magna Greacia” di Catanzaro.
Tra le sue aree di interesse il rapporto adolescenti famiglie,
nei suoi campi di intervento forme individuali o di gruppo
per prevenzione disagio e nelle situazioni di psicopatologie
giovanili. Sostegno alle famiglie nel fronteggiare situazioni
di difficoltà relazionali.
Bibliografia:
Crescenzo, R. (1996), Relazione Convegno sul tema: “Famiglia:
quale futuro?”, (CS).
Crescenzo, R. (1998) Relazione Corso per genitori:“Tempo bambino:valorizziamolo
insieme”,(CS).
Crescenzo, R. (2003), Relazione Scuola Genitori: “Aiutarsi
fra genitori ad essere meglio genitori”, – A.GE.(Associazione
Genitori Italiana), (CS).
L’Abate, L. (1981), Skill training couplet and families.In
Handbook of family therapy.N.Y. Bruner & Mazel.
Macario, L. (1996), Genitori: I rischi dell’educazione.
Macario, L. (1993), Imparare a vivere da uomo adulto.
Otto, H., (1971), The Family Clusters. Beverly Hills:Sage.
Sawin,M.H.(1979), Family enrichement with family clusters,
Valley Forge: Judson Press.
Weissbourd,H.B., Kagan,S.L.(1989). Family support programs….
American Journal of Orthopsychiatry.
Weiss, H.B. (1989). State family support and education programs…..
American Journal of Orthopsychiatry.
Zigler,E.,Black, K.B.(1989). America’s family support movement…American
Journal of Orthopsychiatry.
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