”C’era
una volta un maledetto re che
voleva far scomparire tutti i Rom perché
avevano un’aria diversa dalla sua e da
quella dei suoi parenti, perché parlavano
in modo che lui non capiva, e questo lo
faceva arrabbiare. Tuttavia, sterminare
degli innocenti all’epoca moderna non è
una bella cosa. Così il re decise di fare
dei Rom dei criminali. Sterminare i
criminali è tutt’altra cosa.. Quel re
si chiamava Hitler-Tuka...”;
Valentina
sta in braccio alla mamma, sui gradini della chiesa, allatta
al seno e dorme…
L’ho vista - man, mano- crescere, farsi bella, vivace, molto
affettuosa e furbetta.
Spesso entra in chiesa, lancia uno sguardo veloce tra gli
astanti, mi sceglie, si avvicina al mio banco e si accoccola
tra le mie braccia, cercando carezze e baci. Le sono molto
affezionata e spesso mi prende, per lei, un moto di tenerezza.
Nonostante questo legame, ho delle remore. Appartiene al popolo
degli zingari e la cosa mi inquieta fortemente: tante sono
le storie che si raccontano su di loro.
Mi si affaccia alla mente uno strano ricordo: una zingara,
entrata di soppiatto in casa di una mia lontana parente, -
che aveva un figlio disperso, nell’ultima guerra, in Russia
- compie strani riti con un uovo…Ricordo, il suono della sua
voce roca, la faccia della “zia” rigata di lacrime …
I brividi mi fanno accapponare la pelle, adesso, esattamente
come allora.
Non voglio fermarmi ai ricordi strani, al sentito dire, alla
“voce di popolo”: non la considero voce di Dio, come invece
recita un vecchio adagio della mia terra –Vuci di populu vuci
di Dio -
Inizio delle ricerche personali, sugli zingari e le loro modalità
di vita.
Leggo: “Il luogo comune degli zingari ladroni cannibali e
rapitori di bambini è presente in letteratura e nel
melodramma. Dalla Gitanilla di Cervantes (1613) al Trovatore
di Verdi (1853), dove la vicenda parte proprio dal presunto
tentativo di rapimento commesso da una zingara che poi viene
messa al rogo - «abbietta zingara, fosca veliarda».
”Non sono solo vecchie storie se «il comune sentire
del popolo», dopo quattro secoli, è ancora in
sintonia con l’inquisitore Pierre De Lancre (XVII secolo):
«Gli zingari vagabondi sono mezzi diavoli...imbroglioni
senza patria...nascono in ogni luogo, camminfacendo e traversano
le nazioni; e nei campi e sotto gli alberi fanno danze e si
comportano a metà tra saltimbanchi, come al sabba».
Altrimenti non si spiegherebbe perché se per un meschino
calcolo politico c’è chi ripropone la streghizzazione
degli zingari, dall’altra parte, a sinistra, chi dovrebbe
conoscere questi meccanismi non ha il coraggio di aprire bocca
e al massimo non sa far altro che richiamarsi all’indipendenza
della magistratura”
Continuo
a frugare nella storia di questo popolo, nel tentativo di
conoscere meglio e di comprendere questa realtà da
noi così lontana, così inquietante eppure così
affascinante.
Trovo molti scritti tra cui quelli di Giorgio Bezzecchi (gruppo
rom, Opera Nomadi Nazionale) e di Carlo Berini (Istituto di
Cultura Sinta)
Essi hanno chiarito alcuni valori e rilevato aspetti positivi
nello stile di vita degli zingari
La loro società è connotata da una stratificazione
orizzontale e non verticale, dunque hanno un concetto di famiglia
non mononucleare ma piuttosto allargata; onorano e ricordano
con affetto i propri morti; hanno una propria identità
culturale che si tramandano oralmente
Il popolo zingaro, Rom, Sinti e Camminanti, non ha mai partecipato
ad una guerra, ecco che si spiega anche il loro essere nomadi,
alla ricerca di luoghi più vivibili e più adatti
alla loro sopravvivenza.
Osservo mamma e papà di Valentina, scorgo nel loro
volto una serenità, una compostezza, un’armonia tali
da farmi pensare che “Non si può pretendere di conoscere
una cultura diversa, leggendola sui libri o per “sentito dire”,
l’unico modo per farlo è mescolare la propria cultura
alla loro; toccarla con mano, apprezzarne le differenze, demarcandole,
perché la Diversità è Armonia, la Diversità
rende ancor più affascinante il nostro stare e ci unisce
profondamente”
Mi faccio coraggio e approccio la sua mamma, mi conosce e
mi fa il suo solito dolce sorriso e, stendendo la mano, mi
dice che hanno preso una casa in affitto, le do qualcosa e,
mostrandomi più generosa del solito, inizio a parlarle.
E’ contenta di stare in una vera casa, contenta di avere i
servizi igienici e di stare per conto suo e non più
nel campo nomadi della Favorita.
Decisa chiedo – Vorrebbe mandare Valentina a scuola? Lei si
mostra perplessa, perché Valentina attira molte persone
e il suo ricavato dalla questua è molto cospicuo. Le
prometto che sarebbe solo per poche ore, per farla stare insieme
ad altri bambini come lei, le prometto di tenerla sempre con
me tutto il tempo che frequenterà la scuola.
Siamo negli anni 90, precisamente nell’anno scolastico 1997/1998,
esiste già dal ‘ 70 il riconoscimento dell’Opera Nomadi
come Ente Morale, ma l’intesa tra ministero e questa associazione
viene stipulata soltanto il 22/ maggio/2005
Dunque ancora la scuola, istituzionalmente, non si è
mossa per l’integrazione di questa fascia di popolazione.
Comunico
il mio progetto a M.F - è il mio D. S - conosce bene
Valentina e i suoi genitori e si mostra disponibile accogliendo
volentieri la mia idea. Tutto quello che riguarda la burocrazia,
adesso è affar suo…
So
bene che “Nella scuola, molto spesso, i bambini nomadi possono
avere dei grossi impedimenti, “legati ad una difficoltà
all’astrazione, alla poca dimestichezza con l’italiano, dato
che nei campi si parla prevalentemente il romanés,
ad una diversa concezione del tempo e dello spazio ed anche
al legame con una cultura essenzialmente orale”
Tra i laboratori attivi nella mia scuola, il “Il Cantastorie”
mi sembra il più adeguato allo scopo: sono tre ore
settimanali di letture e racconti, funzionali ad una rappresentazione
finale del Gobbo di Notre Dame. Si tratta semplicemente di
un lavoro basato sulla manualità, sull’oralità
e sulle immagini, ciò faciliterà sicuramente
la partecipazione di Valentina.
...continua...
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Autore:
Rosalia Fiaccabrino, docente specializzata
in didattica e metodologie alternative, ha operato come insegnante
curriculare e di sostegno nella scuola elementare e nella
scuola media. E' applicatore di primo e secondo livello del
programma Feuerstein; ha frequentato corsi di danzaterapia,
musicoterapia e di arterapia; ha frequentato inoltre corsi
di Alta qualifica per rimuovere le difficoltà nella
letto-scrittura presentate dagli alunni della scuola elementare
e media di primo grado; è web disigner e specializzata
nell'uso delle risorse informatiche (www.piccolipeterpan.net).
Bibliografia:
Rom.
Il popolo invisibile, Najo Adzovic, Editore: Palombi
Fratelli, 2005.
STATO
DI DIRITTO E IDENTITA’ ROM. A cura di Alessandro Simoni, Editore,
L’Harmattan Italia, 2005
MITI ELEGGENDE DEGLI ZINGARI. A cura di Erberto Petoia, Editore:
Muzzio, 2004
I FIGLI DEL VENTO. LA VITA DEI ROMI, GLI UOMINI COLOR DEL
RAME, Giacomo Scotti Editore Asterios, 2004
IL TORTO DEL PIU’ FORTE, Günter Grass, Collana: Le Gomene
Isbn: 88-8325-140-7, 2004
ALLA PERIFERIA DEL MONDO , Il popolo dei rom e dei sinti escluso
dalla storia A cura di Isabella D’Isola in collaborazione
con Mauro Sullam, Gabriele Frassanito, Guido Baldoni, Giulia
Baldini, 2003, Ed. Fondazione R. Franceschi
DIRE IL CANTO, I gitani flamencos dell’Andalusia, Caterina
Pasqualino. Meltemi editore, 2003
LA CASA CON LE RUOTE, Annibale Niemen, Collana: I Mappamondi
Genere: Libri per bambini e ragazzi, italiano-romanés,
2000
http://cds.greynetweb.it/cds/primo-piano/giornata-rom.aspx
http://cds.greynetweb.it/cds/primo-piano/progetto-biennio.aspx
http://www.comune.torino.it/infogio/rivista/archivio/04_03/a0403p34.htm
http://xoomer.virgilio.it/anarchivio/archivio%20testi/264/264_07.htm
http://xoomer.virgilio.it/anarchivio/archivio%20testi/264/264_08.htm
http://web.tiscali.it/operanomadimilano/cuomo_comefannoavivere.htm
http://italy.indymedia.org/print.php?id=728503
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