Quando,
con la legge 517 del 1977, si cominciò a definire la
stretta connessione esistente tra programmazione e valutazione,
spostando il centro dell’attenzione docimologica dal processo
finale al percorso in itinere, si operò nella scuola
una vera e propria rivoluzione copernicana: l’ alunno non
veniva più “giudicato”, ma si valutavano i suoi progressi
per migliorare le strategie didattiche e calibrare ogni intervento
sui suoi tempi, sui suoi ritmi e sui suoi modi di apprendimento.
Si valutava, dunque, non per selezionare, ma per formare.
Il tema della valutazione, che ha subito nel corso degli anni
vari approfondimenti, è ancora oggi uno dei più
dibattuti e complessi.
Anch’io , dopo tanti anni di esperienza, mi sono chiesta più
volte se davvero fossi in grado di valutare, se i giudizi
di ogni insegnante sono veramente obiettivi, o se sono spesso
inficiati dall’effetto alone o dall’effetto Pigmalione….
Certo, ogni bambino rappresenta una realtà particolare,
possiede un bagaglio di esperienze soggettive ed inoltre,
come sottolinea Gadner, esistono vari tipi di intelligenza,
quindi diverse modalità di stabilire un approccio con
il mondo esterno. Come evidenzia Goleman, anche i fattori
emotivi giocano un ruolo determinante nel processo di apprendimento…
Dunque, per valutare obiettivamente dovremmo azzerare tutto
ed effettivamente verificare la qualità del nostro
insegnamento?
Naturalmente, questo è impossibile e rischieremmo di
fare della valutazione un campo minato…
Valutiamo pertanto le competenze possedute in ingresso dagli
alunni, per poter rilevare i progressi in itinere … Una scommessa?
Sì, forse è stata per me un ulteriore banco
di prova la proposta del mio dirigente, professor Fazzolari,
che, per migliorare la qualità delle prove trasversali
realizzate lo scorso anno ci ha esposto le sue idee in proposito.
Perché non strutturare una prova trasversale innovativa,
mirata a rilevare le competenze logiche dell’ alunno, utilizzando
percorsi relativi alle macroaree linguistico-espressiva e
logico-matematica, partendo da una situazione problematica?
Sembrava tutto così difficile all’inizio, ma lo spirito
di avventura di tante docenti impegnate da anni a ricercare,
a “costruire”, a produrre ed inventare è stato notevole.
E, alla fine , i risultati sono stati positivi.
E’ vero, mi sono detta, a volte proponiamo ai bambini schede
preconfezionate, utili senz’altro a verificare, a consolidare
o rinforzare conoscenze, ma la stessa scheda con un percorso
diverso sarebbe stata compresa dagli alunni?
Ci abbiamo provato… A scuola si sperimenta e il bambino è
sempre al centro della nostra attenzione.
Propongo il percorso che abbiamo utilizzato per elaborare
queste prove, che non rappresentano certo il non plus ultra
della valutazione, ma sono un nostro prodotto, del quale abbiamo
verificato la validità.
SITUAZIONE
PROBLEMATICA --> ATTIVAZIONE DI PERCORSI LOGICI -->
ESPERIENZE PREGRESSE INTERDISCIPLINARI --> SOLUZIONE
Le
più recenti conquiste in campo psicopedagogico ribaltano
il concetto di apprendimento sequenziale per valorizzarne
l’aspetto dinamico e trasversale.
Apprendere, quindi, non significa acquisire concetti e catalogarli
in compartimenti stagni, ma piuttosto saper offrire risposte
pertinenti e significative a problemi emergenti, attivando
processi mentali diversi.
Un’ impostazione didattico-educativa che tiene in considerazione
tale assunto rifugge pertanto dal sapere preconfezionato e,
partendo dalle capacità dell’alunno, promuove, attraverso
conoscenze ed abilità, le sue “competenze”.
La vita ci sottopone ogni giorno a nuovi problemi e l’ istinto
di sopravvivenza ci induce a trovarne la soluzione: perché
non abituare i bambini a farlo sin da piccoli, naturalmente
in modo gioioso?
Ecco
la prova strutturata per le classi seconde:
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La
scheda di valutazione allegata consente una lettura trasversale
e permette di attivare un percorso di valutazione comune per
tutti i bambini del circolo di Taurianova (RC), che comprende
tre plessi.
Sicuramente continueremo ad utilizzare questo criterio che,
in fase diagnostica si è rivelato proficuo, anche per
le prove successive. Probabilmente miglioreremo i percorsi
e diventeremo più propositive. Certo è che il
dirigente, quest’anno, ci ha fornito un valido input per rivedere
un modo di valutare a volte monotono.
L’approccio dei bambini con la prova è risultato positivo:
si leggeva nei loro occhi la voglia di scoprire, di sapere.
Creare aspettative è una delle premesse dell’ apprendimento,
perciò anche attraverso la valutazione hanno appreso
e il gusto della scoperta li ha resi entusiasti.
E’ questo il bello della scuola.
Tutte le difficoltà a cui spesso dobbiamo far fronte
per adeguarci a processi innovativi sempre più rapidi
sono superate dalla voglia di crescere per far crescere i
nostri alunni ed aiutarli a vedere il mondo con lo sguardo
attento, utilizzando una ragione che , mai esulando dal sentimento,
li aiuti a diventare uomini capaci di gestire in modo proficuo
questa meravigliosa avventura che è la vita.
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Autore:
Aida Dattola, insegnante
nella scuola primaria da 25 anni, laureata in Pedagogia, ha
conseguito un master in didattica della lingua italiana.
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