“E’
importante dunque acquistare degli occhi nuovi, cioè
un modo di guardare che sia mosso dall’interesse. L’abitudine
ad un certo ambiente, la vita frettolosa ci portano a guardare
sempre meno la natura… Cercare come i bambini, in loro compagnia,
senza timore di apparire ignoranti ma godendo con loro della
scoperta comune…Più che il nostro sapere ciò che
conta è il nostro atteggiamento”.
M. Montessori [1]
Introduzione
Ogni professione dovrebbe essere svolta innanzi tutto per il
suo valore sociale, e non dovrebbe ritenere per sé più
di quanto non possa dare agli altri; nel caso dell’archeologia,
che si è mutata da disciplina esclusivamente umanistica
in contenitore multidisciplinare, sussiste ancora l’abitudine
reiterata al lavoro in solitudine ed una tendenza costante nel
considerare ancillari le altre scienze, con cui si dovrebbe
professare invece a stretto contatto.
L’archeologo, almeno quello accademico, viene pagato con denaro
pubblico per compiere un lavoro i cui frutti diventano spesso
conoscibili soltanto a chi già è dentro l’archeologia;
la parsimonia con cui le conoscenze diventano di pubblico dominio
è funzionale, il più delle volte, al mantenimento
di posizioni di potere e privilegio e la lentezza con cui circolano
le idee e si accendono i dibattiti, è inversamente proporzionale
al buono stato di salute della disciplina.
Se l’archeologo diventa un parassita sociale e il suo lavoro
non raggiunge mai il mondo esterno alle università, oppure
non si preoccupa del futuro lavorativo che aspetta i giovani
che ha presunto formare, allora quelli che investiamo in cultura
sono soldi spesi male, e non costituiscono un duraturo investimento
teso a migliorare il corpo sociale.
Un grande maestro dell’archeologia italiana, Ranuccio Bianchi
Bandinelli, sosteneva che il privilegio degli intellettuali
è di poter svolgere un lavoro che altri non possono,
impegnati nei lavori manuali o in altri distanti mestieri: ed
è per essi che ha senso l’archeologia e ad essi deve
tendere ad arrivare [2].
Il primo isolato, è dunque un problema di tipo etico,
relativo alla consapevolezza della responsabilità sociale
di individuo che opera nella comunità culturale da cui
proviene e da cui, nel mestiere archeologico, si accinge a guardare
il Passato.
Reinventarsi
un mestiere sociale
Alla
ricerca di una occupazione stabile, impresa quasi impossibile
per un giovane studioso, una società privata mi ha chiamata
in qualità di archeologa professionista, a svolgere la
funzione di supervisore di una esperienza didattica : attivare
con le scolaresche dell’interland napoletano una esperienza
di scavo simulata [3].
Il progetto “Una giornata con l’archeologo” ( 2006-7)
è stato articolato in due fasi: una prima ha imposto
che l’archeologo svolgesse una o più lezioni introduttive
presso le scuole già raggiunte da una brochure illustrativa,
e successivamente, laddove la sensibilità degli alunni
e degli insegnanti si è dimostrata pronta a recepire
lo stimolo, si è passati alla fase operativa del progetto.
Nell’ambito di un viaggio di istruzione presso i Campi Flegrei,
(presso i siti di Cuma e del Lago Averno) è stata ricavata
l’esperienza di scavo simulato che ha coinvolto gli alunni di
alcune scuole elementari e medie inferiori.
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Autore:
Rossana
Di Poce, laureta con il massimo dei voti in Etruscologia
ed Archeologia Italica (2005), dottoranda in ‘Archeologia Rapporti
tra Oriente ed Occidente’ presso l’università di Napoli
‘L’Orientale’. Conduce ricerche sull’ideologia funeraria protostorica,
ha all’attivo diverse campagne di scavo; attualmente conduce
ricerche su l’Altavaltiberina. Collabora con il Cirsde di Torino
(Centro Interdipartimentali Ricerche e Studi sulla Donna).
Note:
[1]
Dedico idealmente l’articolo alla grande didatta, in occorrenza
del centenario della fondazione della prima Casa del Bambino
a Roma nel 1907.
[2] Bandinelli 1976.
[3] Mediterraneo Service,
di Pasquale Cirillo; si ringrazia Francesco Panzetti per la
collaborazione fattiva al progetto e la condivisione delle idee.
Bibliografia
generale di riferimento:
-
R.B.Biandinelli, Diario di un borghese, a cura di Marcello
Barbanera, Roma 1976.
- Marcello Barbanera, Ranuccio Bianchi Bandinelli. Biografia
ed epistolario di un grande archeologo, Milano 2003.
- M.Montessori, L'Antropologia pedagogica, Milano,
Antonio Vallardi, 1903, ripubblicato in "Vita dell'Infanzia"
a. XLVI, n. 8, ottobre 1997, pp. 8-15
- M.Montessori, La mente del bambino. Mente assorbente,
Milano, Garzanti, 1952 (I edizione originale inglese con il
titolo The absorbent mind, 1949).
- M.Montessori, Come educare il potenziale umano, Milano,
Garzanti, 1970 (I edizione originale inglese con il titolo To
educate the human potential, 1947).
- E.Morin, Educare gli educatori. Una riforma del pensiero
per la democrazia cognitiva, EdUP, 2002
- Z.Bauman Alone Again - Ethics After Certainty (trad. it.:
Le sfide dell'etica, Milano 1996).
- Z.Bauman Community. Seeking Safety in an Insecure World
(trad. it.: Voglia di comunità, Roma-Bari 2001), Trento,
2007
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