Il concetto di morte emotiva
I
ragazzi che ho avuto modo di incontrare, hanno una cognizione
della morte che è spesso fortemente condizionata dall’esperienza
di vivere in quartieri e città che salgono agli onori
di cronaca per reati di sangue: per loro il concetto di morte
è quindi un dato oggettivo della loro vita, quandanche
non una esperienza molto più vicina di quanto ci si
aspetti. Ma il problema vero di alcuni di questi ragazzi è
che l’idea di quella morte che essi conoscono, è
divenuta una idea distorta che porta ad una forma di insensibilità
nei confronti della stessa perché essi iniziano a sentirla
come una cosa del tutto naturale nel loro ambiente.
Dover spiegare la necessità di indagare la morte fisica,
e dei resti che l’archeologo manipola connessi alle
ideologie, nel rispetto del defunto anche se morto da millenni,
è stata la parte che forse meglio ha contribuito a
distaccare gli studenti dalla finalità istintiva dello
scavo: per essi la morte prossima cui accennavo, è
dopotutto lontana da quella familiare che è del resto
la sola con la quale emotivamente non vengono mai spinti a
fare i conti.
Nell’affrontare uno dei temi cardini del lavoro archeologico
non potevo esimermi dal dover spiegare la morte, la sua importanza
e la sua legittimità nel processo vitale, e forse questa
è stata la parte che maggiormente mi ha colpita nella
esperienza che sono andata maturando con i ragazzi.
La morte emotiva, quella che si cela dalla non-esperienza
di ogni essere, base della ricerca sociologica contemporanea,
ed esperienza che pure ci tocca nella vita quando colpisce
le persone care, non andrebbe rimossa, ma accompagnata nella
maturazione.
Dunque il concetto di morte va reintegrato di diritto nel
processo della vita; la morte va spiegata nei limiti della
non-esperienza e del distacco doloroso, della crisi
e dei riti di passaggio antichi e contemporanei.
La rimozione forzata che se ne fa quotidianamente, è
fatalmente rimozione della memoria: le società antiche
sono società della memoria, e per essa hanno strutturato
strategie del ricordo e della commemorazione: instillare la
consapevolezza della morte e dei resti fisici, nonché
la preoccupazione per il viaggio che connota la mentalità
antica ed in parte anche quella moderna, è un atto
dovuto nei confronti di un corretto approccio non solo con
il materiale archeologico, ma con il valore stesso della vita.
La responsabilità etica della professione archeologica,
a questo punto va di pari passo con la capacità di
codificare la realtà circostante e la necessità
di educare alla morte e al ricordo: l’archeologia di
fatto, si inserisce come scienza del Passato nel
Presente.
Alcuni dei ragazzi del progetto, sottolineavano la delusione
nel trovare uno scheletro di plastica in fondo alla sepoltura:
a quel punto il problema è stato dover spiegare che
la loro esperienza è a tutti gli effetti, una simulazione,
ma non per questo meno importante.
Il vero, il verosimile e il reale, sono oggi categorie mentali
da ripristinare, confuse da una cultura della velocità,
della virtualità eccessiva e soprattutto dalla imperante
tirannia televisiva.
Ne discende altrimenti, un piano confusionale nella realtà
e l’incapacità di gestire le aspirazioni e le
aspettative di vita: sono queste riflessioni che bisogna incominciarsi
a porre nell’osservazione della realtà circostante.
L’emozione fissa la conoscenza, il ricordo la elabora
e la conserva; come archeologi, fin quando continueremo a
pensare agli antichi come ai grandi assenti nell’archeologia,
da ricomporre in puzzle di materiali, anziché come
a persone vive in contesti sociali da riportare nella nostra
quotidianità in funzione educativa e soprattutto al
servizio di una scienza della memoria, non riusciremo ad investire
i soldi coi quali veniamo pagati, continuando a fallire la
nostra missione lavorativa e sociale.
Il prossimo anno l’attività “ Una giornata
con l’archeologo” probabilmente sarà
ripetuta e ampliata ad altre realtà napoletane; ragionare
meglio sulle domande, accogliere ed elaborare ancora spunti
di riflessione, è il prossimo obbiettivo che mi prefiggo
di raggiungere.
Le domande e le riflessioni che in questo scritto saltano
alla mente e agli occhi, sono una fonte continua di crescita
nell’ottica dell’ampliamento dell’arena
culturale che ormai investe i saperi: la totale apertura alla
contaminazione delle scienze, è per la professione
archeologica, la sola fonte di rinnovamento auspicabile. Il
superamento delle crisi sociali e la comprensione dei meccanismi
cui una società perviene, sono frutto di una analisi
della memoria prossima recente prima ancora che speculazioni
astratte sul Passato.
Mi pare dunque che non possano sorgere dubbi sul potenziale
di ricerca che la mia limitata esperienza da didatta ha posto
in essere, e neppure sulle potenzialità che si evidenziano
nell’incontro tra archeologia e discipline dell’educazione.
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Autore:
Rossana
Di Poce, laureta con il massimo dei voti in Etruscologia
ed Archeologia Italica (2005), dottoranda in ‘Archeologia Rapporti
tra Oriente ed Occidente’ presso l’università di Napoli
‘L’Orientale’. Conduce ricerche sull’ideologia funeraria protostorica,
ha all’attivo diverse campagne di scavo; attualmente conduce
ricerche su l’Altavaltiberina. Collabora con il Cirsde di Torino
(Centro Interdipartimentali Ricerche e Studi sulla Donna).
Note:
[4]
http://www.lswn.it/node/781
[5] La figura di eye opener deriva
dalla esperienza museale estera.
Bibliografia
generale di riferimento:
-
R.B.Biandinelli, Diario di un borghese, a cura di Marcello
Barbanera, Roma 1976.
- Marcello Barbanera, Ranuccio Bianchi Bandinelli. Biografia
ed epistolario di un grande archeologo, Milano 2003.
- M.Montessori, L'Antropologia pedagogica, Milano,
Antonio Vallardi, 1903, ripubblicato in "Vita dell'Infanzia"
a. XLVI, n. 8, ottobre 1997, pp. 8-15
- M.Montessori, La mente del bambino. Mente assorbente,
Milano, Garzanti, 1952 (I edizione originale inglese con il
titolo The absorbent mind, 1949).
- M.Montessori, Come educare il potenziale umano, Milano,
Garzanti, 1970 (I edizione originale inglese con il titolo To
educate the human potential, 1947).
- E.Morin, Educare gli educatori. Una riforma del pensiero
per la democrazia cognitiva, EdUP, 2002
- Z.Bauman Alone Again - Ethics After Certainty (trad. it.:
Le sfide dell'etica, Milano 1996).
- Z.Bauman Community. Seeking Safety in an Insecure World
(trad. it.: Voglia di comunità, Roma-Bari 2001), Trento,
2007
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