|
I Servizi per le
Dipendenze patologiche (Ser.D.) nascono a partire dalla metà degli anni
‘80, con un approccio prevalentemente di tipo medico. Tuttavia il
legislatore, col D.P.R. n. 309/1990, ha introdotto nelle équipe dei
Ser.D. la figura dell’educatore, lasciando però nell’indefinito quale
avrebbe potuto essere lo specifico contributo. Ciò ha comportato, nei
fatti, che nei Servizi per le Dipendenze abbiano trovato precisa
contestualizzazione professionale i medici, gli assistenti sociali, gli
infermieri e gli psicologi, mentre agli educatori sono state assegnate
le funzioni più diverse: la prevenzione primaria, progetti di
prevenzione secondaria o di riduzione del danno, fino ad attività di
natura prettamente clinica.
A distanza di quasi 20
anni dal D.P.R. n. 309/1990, è importante iniziare una riflessione e
possibilmente stimolare un confronto fra operatori, sulle possibilità e
sulle potenzialità dell’approccio educativo alle persone in stato di
dipendenza patologica, all’interno di quella concezione antropologica
di tipo bio-psico-sociale oggi affermata a livello internazionale
dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (1) per tutti i sistemi di
cura.
In questa sede tale
riflessione sarà sviluppata a partire dall’esperienza compiuta
all’interno del Servizio per le Tossicodipendenze dell’Azienda ULSS 13,
sede di Dolo (Ve).
Il contesto operativo
Il lavoro
educativo presso il Ser.D. di Dolo ha assunto nel corso degli anni una
fisionomia propria, grazie alla convinzione del Responsabile e degli
educatori professionali che fosse necessario accompagnare gli utenti
con una specifica relazione continuativa e ben orientata nella sua
intenzionalità. Se, infatti, tutti i professionisti del Servizio si
adoperano per la cura dello stato di dipendenza, talvolta si rende
necessaria una maggiore attenzione a quei bisogni soggettivi di
accoglienza, ascolto e sostegno a cui ordinariamente non è possibile
dare sempre soddisfazione, seconda le modalità di richiesta poste
dall’utente.
A questo livello si
colloca il lavoro degli educatori professionali, che si è dato forma e
struttura attraverso uno spazio operativo all’interno del Servizio,
denominato "Progetto Salotto". Si tratta di una proposta di accoglienza
a "bassa soglia", cioè che non prevede per gli utenti del Servizio ticket
di accesso di alcun tipo (prenotazioni, registrazioni, contenuti
predefiniti, etc.) e che ha come unici vincoli l’orario di apertura
(lunedì mattina e mercoledì pomeriggio) e la collocazione fisica entro
un Servizio che comunque mantiene una forte caratterizzazione sanitaria.
Per definizione, un
servizio a "bassa soglia" è teso generalmente a favorire l’incontro tra
operatori ed utenti secondo un’intenzionalità che potrebbe essere
definita "pre-terapeutica", poiché si situa in un percorso ideale a
monte della cura, della quale diviene una sorta di presupposto
motivazionale. Nel caso in questione tale concetto è da applicarsi
all’intervento squisitamente educativo, in quanto la presa in carico
già avviene nella fase di accoglienza gestita dalle altre figure
professionali.
Col Salotto si vuole
offrire uno spazio capace di diventare, per chi lo desidera, un
contenitore di storie e di vita, di bisogni e di richieste, secondo
trame che si intessono di volta in volta. Questo può accadere nella
relazione individuale o in quella di gruppo, ma senza la necessità da
parte dell’utente di doversi impegnare in alcun modo: la sua frequenza
al Salotto è assolutamente libera da impegni pre e post frequentazione
del Ser.D.
In questo luogo specifico dell’educazione
si dà poco risalto al problema per cui una persona arriva al Servizio;
ciò crea le condizioni per poter stabilire quel rapporto di fiducia che
permette di esplorare e conoscere le competenze e le abilità della
persona, quali punti di partenza per l’eventuale definizione di brevi
tratti di vita.
Affinché questo
accada, il Salotto deve risultare un luogo interessante per ciò che vi
è possibile sperimentare ed incontrare. Eccolo dunque strutturato come
spazio di relax, che offre agli utenti del Ser.D. la
piacevolezza del permanere, svincolati da ansie di prestazione. I
colori sono caldi, vi è un divano, un calcetto, delle sedie con un
tavolo su cui si svolgono varie attività: disegno, diversi laboratori
(perline, tegole, lana cardata), oppure si gioca a carte o con giochi
di società. La preparazione del caffè e del tè, l’offerta di merendine
e biscotti, la possibilità di ascoltare musica o di vedere un po’ di TV
sono gli ulteriori connotati di accoglienza di questo spazio. Al
Salotto si chiacchiera su come sta andando la vita, rispetto all’uso di
sostanze o di alcol, rispetto al lavoro, alla famiglia, allo studio, ma
anche di calcio, o di cosa si è fatto nel week - end. E’ pure luogo di
elaborazione: si pensa alla creazione di un giornale interno al Ser.D.,
o ad organizzare delle uscite, delle passeggiate in montagna; vi è
attenzione a raccogliere qualunque richiesta.
A partire dal Salotto
possono svilupparsi percorsi di accompagnamento individuali o in
piccolo gruppo, sulla base di bisogni specifici, come la ricerca di
lavoro, l’iscrizione a corsi di formazione, la preparazione di un
curriculum, oppure di interessi, come l’attivazione di una scuola di
musica, la partecipazione a mostre o fiere a tema.
Il Salotto si offre anche come spazio altro,
diverso da quelli in cui gli utenti vivono la quotidianità e
riconducibili al mondo della dipendenza, un luogo in cui poter
"riposare" senza dover temere nulla e, per questo, rappresenta
un’opportunità positiva e gradita. Infatti molto spesso gli utenti
riferiscono il fastidio e il peso del non riuscire ad emanciparsi dai
soliti "giri" e, perciò, la disponibilità di un spazio con
caratteristiche di "normalità" e "neutralità" risulta molto apprezzato.
Analisi pedagogica del Progetto Salotto
Il Salotto,
per le sue caratteristiche, si può ricondurre alle progettualità
definite in letteratura per "sfondi" o per "situazioni", cioè modalità
educative a basso livello di prescrittività, definite anche come "soft" (2).
A differenza degli approcci di tipo "hard", che si caratterizzano per
una definizione lineare di obiettivi comportamentali osservabili e
misurabili, nelle programmazioni di tipo soft il loro
conseguimento è proposto secondo tempi e percorsi propri del soggetto,
attraverso l’individuazione dei suoi interessi e delle sue motivazioni.
L’approccio del
Salotto, infatti, non è filtrato da regole per cui il mancato rispetto
comporta la ridefinizione del contratto terapeutico, come invece
avviene, opportunamente, ad esempio, per quanto attiene la
distribuzione della terapia. Se così non fosse si alzerebbe
inevitabilmente la "soglia" di accesso, sacrificando la possibilità che
l’utente rimanga comunque "agganciato" al Servizio. Sul piano educativo
ciò è condizione perché si realizzi quel primo processo di cambiamento
che Di Clemente e Prochaska identificano nel passaggio dalla fase
"pre-contemplativa" a quella "contemplativa", cioè dalla percezione di
non riconoscimento o misconoscimento della propria dipendenza allo
stadio in cui la persona è consapevole di avere un problema, ma è
ambivalente rispetto al cambiamento (3). Un approccio educativo di tipo
hard, in queste fasi preliminari, potrebbe facilmente rendere
sterile il rapporto fra operatore ed utente, in particolar modo se si
considera la fragilità psichica del soggetto con dipendenza patologica.
Ciò che caratterizza queste persone, secondo la Teoria
psicopatogenetica della dipendenza formulata da Carlo Zucca
Alessandrelli, è proprio un deficit in quelle strutture mentali che
dovrebbero avere una funzione di filtro tra elementi interiori e
stimoli esterni e che costruiscono il substrato psichico dell’identità
personale (4). Pertanto, aspettative forti di cambiamento o giudizi
negativi da parte dell’operatore possono facilmente allontanare
l’utente dalla relazione d’aiuto.
In considerazione di
questi aspetti, si può affermare che gli educatori professionali
svolgono nella dinamica generale del Ser.D. di Dolo una funzione materna,
caratterizzata da un’accettazione incondizionata o comunque di bassa
soglia, mentre agli altri professionisti compete una funzione più paterna (5).
Tali valutazioni di
natura psicologica hanno avuto una forte influenza nel progettare il
Salotto come sfondo per l’intervento educativo. Al contesto è
consegnata quell’intenzionalità che nelle programmazioni di tipo hard è
invece inscritta nelle azioni dell’educatore con e sull’utente; è la
situazione connotata educativamente, accuratamente programmata nelle
dimensioni spaziali e temporali, nell’offerta di contenuti (strumenti,
sussidi, stimoli, etc.) e, soprattutto, nell’atteggiamento di
accoglienza libera da pregiudizi a fornire spinta e supporto al
cambiamento personale. Agli educatori professionali compete, dunque, un
ruolo di regia dello sfondo e la disponibilità interiore a cogliere
l’utente come soggetto portatore di una positività che si articola in
ambizioni, desideri, interessi e competenze.
A questo punto occorre
porre l’interrogativo circa l’efficacia di un intervento così
concepito, ovvero se sia possibile raccogliere evidenze a conferma
dell’utilità dell’azione degli educatori al Ser.D. di Dolo.
Innanzitutto va
chiarito che se in ogni intervento educativo si pone in modo
problematico la divaricazione tra le intenzioni degli educatori e gli
esiti raggiunti, ciò è tanto più vero negli approcci caratterizzati da
un basso livello di prescrittività. L’intervento educativo di tipo soft
si misura in modo prudente con i risultati raggiunti, che rimangono
sempre e comunque fortemente condizionati da una serie di variabili
interne al soggetto ed al contesto in cui vive. Ciò che va ricercato a
comprova dell’efficacia dell’intervento, pertanto, non è una relazione
di causa-effetto fra azioni degli educatori e taluni effetti positivi
registrati dagli utenti, ma indicatori di tipo quali-quantitativo
riferibili al raggiungimento degli obiettivi del progetto.
Obiettivi educativi del "Salotto"
Quando, nel
1986, Paolo Zanelli diede la prima definizione formale della
progettazione per sfondi, gli obiettivi furono indicati come uno
strumento regolativo in grado di definire un’area intenzionale entro la
quale lo sfondo prende forma e diviene educativo (6). Pertanto, a
differenza delle programmazioni di tipo lineare o di matrice
strettamente comportamentale, gli obiettivi in questo modello teorico
non vanno considerati separatamente ma nel loro insieme; neppure il
loro conseguimento avviene attraverso un percorso definito, poiché i
cambiamenti attesi non sono fissati in modo rigido ma prefigurati entro
un quadro possibile di esiti, con cui il soggetto si misura in modo
originale.
Alla luce di tali
distinzioni possono risultare comprensibili e significativi i quattro
obiettivi educativi individuati per gli utenti del Salotto del Ser.D.
di Dolo:
- accedere al Salotto con continuità.
Si tratta di un obiettivo rilevante se si considera la condizione di
fragilità psicologica dei soggetti in stato di dipendenza patologica da
sostanze, che mostrano per questo serie difficoltà nella frequentazione
regolare di una qualsiasi attività o nel mantenimento delle relazioni
interpersonali.
- esprimere bisogni/richieste all’educatore.
Questo obiettivo focalizza la percezione di fiducia negli educatori
all’interno del Salotto e può essere generata sia attraverso un
rapporto consolidato, sia da un semplice contatto sporadico, oppure
dall’invio fatto da un altro operatore.
- mettere in atto comportamenti funzionali alla soddisfazione dei propri bisogni.
Qui si tratta di passare dalle parole ai fatti, dall’intenzione
all’azione: il Salotto come sfondo sostiene questa evoluzione, che
rappresenta in sé un importante indicatore di cambiamento , su cui
convergono gli sforzi di tutti gli operatori del Ser.D.
- partecipare attivamente, mostrare interesse, esprimere impegno
(spontaneamente o su proposta dell’educatore). A differenza del primo
obiettivo, qui l’accento viene posto su interessi particolari e
temporalmente definiti: la frequentazione di un laboratorio, la
preparazione di un’uscita, la realizzazione di piccoli eventi. Va
chiarito che, al fine di sostenere l’interesse e l’impegno, le proposte
hanno in genere breve durata e vengono eventualmente reiterate, in modo
che non diventino elementi di routine, ma occasioni di scelta e di
impegno personale.
Se gli obiettivi, come
è stato chiarito, configurano nello sfondo educativo un’area di
intenzionalità e non sono propedeutici tra di loro, occorre tuttavia
precisare che la sequenza di presentazione qui riflette il criterio di
"profondità" secondo la tassonomia identificata da Luciano Pasqualotto.
Sulla base di tale modello teorico ad un livello più superficiale di
cambiamento si situano gli obiettivi educativi che nascono da carenze
di motivazioni ed interessi, mentre ad un livello più profondo sono
identificati gli obiettivi relativi a carenze di conoscenze, abilità ed
atteggiamenti. Gli obiettivi più impegnativi da perseguire, perché
ancora più profondi, sono relativi agli aspetti comportamentali e di
applicazione personale (7).
Strumenti per la verifica degli obiettivi
Ai fini
della documentazione del lavoro, nel progetto Salotto sono stati
utilizzati due strumenti: la "Scheda attività" ed il "Diario". La
Scheda Attività è un foglio elettronico contenente in ascissa i nomi
degli utenti che accedono al Salotto e, in ordinata, i giorni del mese
in corso; tale strumento permette di registrare il numero di contatti
ed offre una panoramica globale sulle presenze. Inoltre permette di
registrare le attività svolte con ogni singola persona attraverso
appositi codici identificativi: uscite, accompagnamenti al lavoro,
colloqui individuali, incontri di stesura del progetto educativo,
verifiche del progetto educativo, compilazione del curriculum, attività
musicale etc.
Uno strumento diverso
e complementare alla Scheda Attività è il Diario: si tratta di un
documento di testo elettronico sul quale viene riportato, in modo
puntuale ed in sequenza cronologica, ogni singolo avvenimento relativo
agli utenti. Esso costituisce pertanto una memoria storica di eventi
significativi quali frequenza a corsi di formazione, ingresso in
Comunità terapeutica o inizio di un percorso lavorativo; nel Diario si
annotano in modo esteso anche i bisogni espressi ed i cambiamenti
rilevati nei singoli utenti.
Attraverso tali
strumenti è possibile disporre di dati che permettono di fare una
verifica rigorosa sul raggiungimento degli obiettivi, nonché esprimere
una valutazione sui risultati complessivi del progetto Salotto
all’interno dell’offerta del Servizio per le Dipendenze patologiche di
Dolo (Ve).
La Verifica
dell’obiettivo "accedere al Salotto con continuità" è stata effettuata
attraverso la Scheda attività, che ha permesso un conteggio del numero
di presenze che ciascun utente ha riportato nell’arco di ogni mese. E’
stato assunto quale criterio per definire un accesso come continuativo
una frequenza pari o superiore a 5 presenze mensili. Come si evince
dalla tabella riepilogativa che segue, i valori assoluti registrati tra
il 2006 ed il 2008 sono stati stabili, anche se in termini percentuali
decrescono poiché nel tempo è aumentata la frequentazione del Salotto.
Attraverso il Diario è
stato possibile procedere alla verifica di altri due obiettivi:
"partecipare attivamente, mostrare interesse, esprimere impegno" ed
"esprimere bisogni/richieste all’educatore". Sono state conteggiate
tutte le note redatte per ciascun utente del Salotto nel corso
dell’anno, distinguendo quelle relative alla partecipazione ad attività
proposte degli educatori da quelle in cui il soggetto ha posto istanze
relative alla ricerca di lavoro, preparazione di curriculum,
partecipazione a corsi di formazione, sostegno in situazioni
contingenti (ad esempio, esame di scuola guida o adempimento di talune
pratiche burocratiche).
Risaltano proprio i
dati relativi alla relazione con gli educatori, con un incremento annuo
superiore al 100% nei valori assoluti e vicino al 90% in termini
percentuali sul totale degli utenti del Salotto.
L’obiettivo "mettere
in atto comportamenti funzionali alla soddisfazione dei bisogni" è
stato verificato, come i precedenti, attraverso il Diario,
identificando le azioni poste in essere dagli utenti per passare
dall’"intenzione" all’"azione", oltre quindi lo stadio contemplativo
della citata tassonomia di Di Clemente e Prochaska. I casi presi in
esame riguardano i comportamenti posti in essere per il raggiungimento
di obiettivi quali l’inserimento lavorativo, la frequenza di corsi di
formazione, l’inserimento in Comunità Terapeutica. Anche per questo
obiettivo i valori assoluti sono in crescita costante tra gli anni 2006
e 2008.
|
Obiettivi
|
Valori assoluti misurati nell’anno 2008
|
Percentuali relative misurate nell’anno 2008
|
Valori assoluti misurati nell’anno 2007
|
Percentuali relative misurate nell’anno 2007
|
Valori assoluti misurati nell’anno 2006
|
Percentuali relative misurate nell’anno 2006
|
Modalità di registrazione/ rilevazione dei dati
|
|
accedere al Salotto con continuità
|
N° 33
utenti con >5 accessi mensili
|
8,4%
sul totale degli utenti del Ser.D. (393)
|
N° 34
utenti con >5 accessi mensili
|
9%
sul totale degli utenti del Ser.D. (374)
|
N° 29
utenti con >5 accessi mensili
|
9%
sul totale degli utenti del Ser.D. (324)
|
Scheda
Attività
|
|
25,3% sul totale utenti Salotto (130)
|
29% sul totale utenti Salotto
(117)
|
32.2% sul totale utenti Salotto (90)
|
|
esprimere bisogni/richieste all’educatore
|
N° 42 utenti
|
32,3 % utenti sul totale utenti Salotto
|
N° 21 utenti
|
18% utenti sul totale utenti Salotto
|
N° 9 utenti
|
10% utenti sul totale utenti Salotto
|
Diario
|
|
10,7 % utenti sul totale utenti Ser.D.
|
5,6% utenti sul totale utenti Ser.D.
|
2,7% utenti sul totale utenti Ser.D.
|
|
mettere in atto comportamenti funzionali alla soddisfazione dei bisogni
|
N° 24 utenti
|
18,4 % utenti sul totale utenti Salotto
|
N° 21 utenti
|
18% utenti sul totale utenti Salotto
|
N° 8 utenti
|
8,8% utenti sul totale utenti Salotto
|
Diario
|
|
partecipare attivamente, mostrare interesse, esprimere impegno (spontaneamente o su proposta dell’educatore)
|
N° 9 utenti
|
7 % utenti sul totale utenti Salotto
|
N° 3 utenti
|
2,5 % utenti sul totale utenti Salotto
|
N° 7 utenti
|
7,7 % utenti sul totale utenti Salotto
|
Diario
|
Dati di sintesi sull’attività secondo gli obiettivi del progetto Salotto negli anni 2006-2008
Per una valutazione dei risultati
Dar parola
ai dati non è mai un’operazione semplice: entrano in gioco motivazioni
ed aspettative differenti, interessi di natura professionale o
conoscitiva accanto a ragioni di valenza più strategica, in merito
all’organizzazione del Servizio, alle risorse umane ed economiche
dedicate a questo progetto. Per queste ragioni le seguenti valutazioni
non aspirano ad essere in alcun modo definitive ma semmai a chiarire
alcuni risultati e ad aprire ulteriori piste di riflessione e di
ricerca.
Una prima
considerazione di carattere generale riguarda l’affluenza al Salotto,
che è stato in grado di intercettare circa un terzo dell’utenza
complessiva del Ser.D.: 90 persone con tossicodipendenza su 324 nel
2006 (27,7%), 117 su 374 nel 2007 (31,2%), 130 su 393 nel 2008 (33%).
Il dato, che presenta un trend positivo, è ancor più
significativo se si considera che il Salotto ha un’apertura settimanale
di sole cinque ore e mezza mentre il Servizio per le Tossicodipendenze
è aperto al pubblico per ben 54 ore.
Al di là di un
indiscutibile gradimento dell’iniziativa, si possono indagare i dati
per cercare evidenze di efficacia, sia sul piano prettamente educativo
sia relativamente al mandato istituzionale del Servizio entro cui il
progetto si colloca.
A questo riguardo il
fattore continuità focalizzato con il primo obiettivo non è
particolarmente significativo, anche se un’elevata percentuale di
utenti ha avuto più di cinque accessi mensili al Salotto.
Il modello teorico
dello sfondo ci ha permesso di chiarire in precedenza come gli
obiettivi educativi non siano da intendersi sequenziali e propedeutici
gli uni gli altri; in altre parole, non è la frequentazione stabile del
Salotto ad offrire le condizioni per un cambiamento di atteggiamento o
di comportamento verso le sostanze psicotrope. Sul piano pratico,
abbiamo potuto osservare che la motivazione al cambiamento, per questi
soggetti, può essere innescata anche da relazioni più occasionali con
gli educatori, purché sempre improntate all’accoglienza positiva ed al
rispetto della persona. Vediamo allora come il contesto educativo e
relazionale del Salotto abbia sostenuto nel tempo l’espressione dei
bisogni e delle richieste degli utenti in un crescendo molto rilevante,
fino ad interessare nel 2008 ben 42 soggetti, pari al 32,3% degli
utenti totali del Salotto: un dato che supera, in termini assoluti,
anche il numero degli accessi continuativi registrati per il primo
obiettivo. Le richieste più ricorrenti, nell’ordine, riguardano la
formazione, la preparazione del curriculum, l’inserimento lavorativo,
l’attività musicale (corsi strumentali e realizzazione di piccoli
gruppi), la ricerca di impiego (che si differenzia dall’inserimento
lavorativo perché vi è la sola finalità di trovare un posto di lavoro,
non sussistendo quegli impedimenti di carattere personale che
attraverso l’inserimento lavorativo vengono affrontati per poter poi
accedere alla ricerca del lavoro), l’inserimento in Comunità
Terapeutica, l’acquisizione della patente di guida, il conseguimento
della licenza media.
Una valutazione
analoga può essere effettuata sui dati relativi all’obiettivo "mettere
in atto comportamenti funzionali alla soddisfazione dei bisogni",
particolarmente difficile nei casi di inserimento lavorativo ed ancor
più nella formazione professionale (dai tre ai sei mesi di frequenza
per otto ore al giorno). Le percentuali registrate negli ultimi anni,
superiori al 18% sul totale degli utenti, possono essere lette in
termini molto positivi proprio in considerazione dell’impegno di tempo,
fatica e tenuta connesso a questo obiettivo, tutti elementi
significativi nel percorso trattamentale delle dipendenze patologiche.
Dalla tabella di sintesi, poi, non
emerge un dato analitico che merita di essere evidenziato: tra i 21
utenti che hanno conseguito questo obiettivo nel 2007, solo 10
risultano essere tra i frequentatori costanti del Salotto; una analoga
situazione è stata registrata nell’anno 2008. Questi dati, ancora una
volta, sembrano confermare la non interdipendenza tra gli obiettivi
propria del modello teorico che è stato assunto.
A corredo delle rilevazioni, è
necessario fornire anche altri elementi utili a comprendere il trend
positivo dei dati nel corso degli anni. In primo luogo occorre tenere
in considerazione che il 2006, primo anno di vita del Salotto, è stato
un periodo con poche risorse economiche a disposizione, che sono
arrivate invece nel 2007 attraverso i finanziamenti previsti dal D.P.R.
309/90, unitamente ad una serie di interessanti offerte formative
rivolte alle fasce deboli e finanziate dal Fondo Sociale Europeo.
Proprio i finanziamenti hanno permesso, tra l’altro, la realizzazione
di inserimenti lavorativi e laboratori musicali. Il forte incremento
delle percentuali sull’obiettivo "esprimere bisogni/richieste
all’educatore" può essere in parte spiegato con l’introduzione nel
Salotto, a partire dal 2008, della possibilità di preparare un
curriculum ai fini lavorativi (15 casi su 42), da inoltrare sulla base
delle offerte settimanali del locale Centro per l’Impiego.
Talvolta si è
utilizzato l’inserimento lavorativo per verificare con l’utente la sua
incapacità di poter mantenere un’occupazione in modo costante e così
poter rinforzare l’opportunità dell’invio in Comunità, quando questo
era l’orientamento dell’équipe del Ser.D.
In merito al quarto
obiettivo, occorre osservare che esso si centra su una parte ancora
marginale della vita del Salotto, sottoposto a fattori di casualità o
non continuità come l’interesse personale, la disponibilità di attività
organizzate, le risorse esistenti. Per questo i dati registrati non
hanno un andamento lineare; tuttavia rimane un obiettivo a cui guardare
con maggiore interesse in futuro, qualora l’équipe del Ser.D. ritenga
opportuno o necessario dar vita a piccole esperienze strutturate da
proporre agli utenti.
In definitiva, ci sono
diversi elementi che sostengono l’efficacia del lavoro compiuto dagli
educatori attraverso il progetto Salotto. Se il tipo di metodologia
utilizzata (la progettazione per sfondi) non consente una correlazione
lineare dei risultati alle azioni compiute, è motivatamente opportuno
domandarsi se senza il concorso di quelle azioni si sarebbero raggiunti
gli stessi risultati. In questa sede ci si limita a sostenere che il
Salotto, come contesto e strumento di intervento educativo, si è
rivelato particolarmente fecondo e non ancora completamente esplorato
nelle sue potenzialità. La chiave del successo, probabilmente, va
ricercata nella sua possibilità di essere uno spazio, all’interno del
Sert , a cui gli utenti possono rivolgersi per dare vita ad azioni che
non siano guidate dall’istanza di curare la patologia, ma
dall’intenzionalità pedagogica di promuovere e potenziare le risorse
individuali.
Il Salotto come luogo dell’essere e del divenire è
reso fertile dalla capacità degli operatori di stabilire relazioni di
fiducia con gli utenti, una capacità che negli anni è cresciuta come i
dati qui evidenziati vogliono dimostrare.
Note:
1. Cfr. OMS, ICF - Classificazione internazionale del funzionamento, della salute e della disabilità, Erickson, 2001
2. Cfr. Azzali F., Cristanini D. (1995), Programmare oggi, Fabbri, Milano – capp. 5 e 6
3. Prochaska J.O., Norcross J.C., Diclemente C.C.(1994), Changing for good. Avon Books, New York.
4.Catella M., Zucca Alessandrelli C. (1999), La
personalità dipendente. Percorsi di interpretazione e di cura dei
fenomeni di dipendenza alla luce della tradizione psicoanalitica, Centro Ambrosiano, Milano. Si veda anche Barillaro A., Perrelli E., Rossi I., Galuppi O., Cibin M., Al Ser.D. gli SNuPI (Setting Nuovi Possibili Immaginabili)… ci presentiamo, in Sava V., La Rosa E. (a cura di)(2006), Lo spazio dei limiti, Franco Angeli, Milano.
5. Aa.Vv. (1995), La funzione paterna, Borla, Roma.
6. Zanelli P. (1986), Uno sfondo per integrare, Cappelli, Bologna. Si veda anche Azzali F., Cristanini D. (1995), Cit.
7. Pasqualotto L. (2005), I presupposti del lavoro educativo, in Ferrari F., Lascioli A. (a cura di), Operativamente educativi, Franco Angeli, Milano
|