| La
funzione della speranza
Il lavoro del counsellor e dell’operatore sociale che lavora con
minori difficili deve essere accompagnato dal sentimento della
speranza, altrimenti rischia il collasso personale e professionale.
Questo atteggiamento permette di avere come punto di partenza
la certezza che ciascun genitore, insegnante, educatore, professionista
coinvolto, fa “il meglio che può” per il minore; anche
nelle situazioni più devastanti e critiche, è importante
che si parta dalla certezza della positività. Un continuo
lavoro di analisi e di supervisione permette di comprendere che
il comportamento distruttivo messo in atto dal bambino ha una
funzione di richiesta: è nel periodo della speranza che
il bambino manifesta le tendenze antisociali.
Il suo comportamento rappresenta certamente un disturbo per la
scuola, la famiglia, il comune: il compagno che viene derubato
della merenda in classe o della bicicletta fuori dalla scuola
si sente fortemente arrabbiato, così come l’insegnate che
viene deriso insultato e non rispettato davanti agli alunni.
Ma i professionisti non direttamente coinvolti possono scorgere
la speranza che sottende a questi atteggiamenti aggressivi, nonostante
ci si trovi a lavorare nell’imprevedibilità delle azioni.
Il bambino sta cercando quello di cui si sente deprivato e quello
di cui ha bisogno per vivere, cerca una madre "buona",
con un senso potente di frustrazione e un crescente bisogno di
trovare, allo stesso tempo, l'autorità paterna che possa
porre un limite alle conseguenze reali del suo comportamento impulsivo.
Di fatto, mantenere una capacità interpretativa, tener
saldo un vertice analitico quando ci si trova a contatto con queste
problematiche, in particolare all’interno dell’ambito istituzionale,
è molto difficile per l’operatore, anche per il fatto che
i bambini con tendenze antisociali guai e danni li compiono realmente.
W., ragazzino che frequenta la seconda media, è stato oggetto
di numerose denunce da parte di genitori che volevano che lo si
allontanasse da scuola perché pericoloso per i compagni.
In verità le sue tendenze piromani spaventavano sia alunni
che insegnanti e le preoccupazioni da parte degli adulti apparivano
giustificate.
Il bambino senza freni "mette dentro" all'adulto che
si occupa di lui una rabbia non indifferente, sentimento che l’istituzione,
nella sua rigidità burocratica, sente come destrutturante
e destabilizzante. E’ importante che l’operatore abbia gli strumenti
per distinguere ciò che appartiene al minore e al contesto
in cui esso vive da ciò che invece è in se stesso.
Nella nostra esperienza, la comprensione che l’atto antisociale
esprima una speranza è un punto di partenza fondamentale
per lavorare con i minori difficili e con la rete socioculturale
che spesso tende a respingerli.
Winnicott evidenzia anche la presenza di altri due elementi: il
rubare e la distruttività. In Through Pediatrics to Psycho-Analysis:Collected
Papers, Winnicott sostiene che con il rubare il bambino “cerca
qualche cosa da qualche parte e, se non lo trova, cerca altrove,
quando ha speranza”, mentre con l’atteggiamento di distruttività,
invece, egli “cerca quella condizione di stabilità ambientale
che potrà sopportare con la tensione prodotta dal comportamento
impulsivo. Questa rappresenta una ricerca di rifornimento ambientale
perduto.”
Per queste ragioni credo che il lavoro di presa in carico di situazioni
così complesse e di reti sociali piene di difese non sia
un compito semplice e richieda una preparazione approfondita,
corredata da un percorso di conoscenza di sé e di supervisione
sui casi.
Conclusioni
Esperienze di lavoro con queste forme di disagio sociale sono
in fase di sperimentazione e di consolidamento in tutta Europa.
Gli spunti qui solo accennati rappresentano occasioni di riflessione
sulle azioni a cui dare significato e di punti di partenza per
l’individuazione di sempre migliori strumenti di lavoro.
Vorrei anche che questo lavoro possa essere un contributo leggero
all’analisi e approfondimento del ruolo del counsellor, una figura
che si sta integrando con le professionalità dell’educatore,
del pedagogista e dello psicologo ma che è in costruzione
ed alla ricerca di significati e contesti professionali.
Autore:
Paola
Campanaro, laureata in Scienze della Formazione a Padova; specializzata
in counselling psicoanalitico per l'infanzia e l'adolescenza.
Ha lavorato come direttrice di una scuola per stranieri e come
insegnante di italiano nelle scuole elementari statali. Attualmente
coordina e progetta interventi pedagogico-educativi per minori,
giovani, famiglie e per soggetti svantaggiati all'interno di Cosmo
s.c.s. di Vicenza. E' socia e professionista dello studio dott.
Bellin Associati che si occupa di cura e presa in carico di minori
e delle loro famiglie di Creazzo, Vicenza.
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